Fitch ha bocciato il Brasile al livello BBB-, ma la decisione era scontata dagli investitori che non hanno venduto il real. La moneta brasiliana, però, rischia ancora nuovi sell-off
Il Brasile, dopo aver sperimentato poche settimane fa il declassamento a “junk” da parte di Standard & Poor’s, ha subito un altro downgrade sul rating sovrano, questa volta dall’agenzia Fitch. Il giudizio sul merito di credito è stato tagliato di un livello a BBB-, lo stesso dell’Italia, con outlook negativo per i prossimi trimestri. Si tratta della quarta bocciatura giunta sotto l’era di Dilma Rousseff, sempre più impopolare tra la popolazione carioca a causa della sua politica di severa austerità e per una gestione delle finanze pubbliche non proprio da incorniciare.
Tuttavia, nonostante la bocciatura di Fitch (che porta i titoli di stato brasiliani a un passo dal livello “spazzatura”), sul forex non è avvenuto nessun crollo per la moneta locale, che di recente ha beneficiato del rialzo generalizzato sulle valute dei mercati emergenti sulle aspettative di rinvio della stretta sui tassi di interesse negli Usa al prossimo anno. Pochi giorni fa il real brasiliano era anche riuscito a salire sui massimi da oltre un mese, prima di iniziare a mostrare una fase di congestione di breve periodo.
Il tasso di cambio USD/BRL quota ora a 3,82, ma lo scorso 24 settembre aveva aggiornato i massimi di sempre a 4,24. Da inizio anno la moneta sudamericana perde il 45% circa nei confronti del biglietto verde, ma secondo gli esperti il sell-off è destinato a proseguire anche nei prossimi mesi. Lo spaventoso crollo del real avvenuto negli ultimi due anni, vicino all’80%, è da imputare a una serie di variabili chiave sia sul fronte economico-finanziario sia politico. Il paese è in recessione, mentre il tasso di inflazione è a due cifre. Il deficit pubblico è volato al 9% del pil.
Le entrate fiscali sono ai minimi termini, a causa della debacle delle materie prime, mentre sul fronte politico pesano come un macigno gli scandali di corruzione e le richieste di impeachment per la presidente Dilma Rousseff. Agli inizi del 2011, quindi poco meno di cinque anni fa, il Brasile veniva promosso da Fitch a “investment grade”, l’economia viaggiava a un ritmo di crescita del 7,5% e il cambio del real arrivava da un clamoroso apprezzamento del 100%. Oggi il paese vive un vero e proprio incubo economico, dal quale vuole risvegliarsi presto.
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