La fine del 2024 e l’inizio del nuovo anno rappresentano un banco di prova cruciale per la borsa di Hong Kong e per l’intera economia cinese. Riuscirà la borsa di Hong Kong a recuperare terreno dopo un periodo particolarmente difficile?
Sebbene le sfide siano ancora numerose, le politiche di stimolo e le previsioni di crescita economica potrebbero svolgere un ruolo decisivo nell’influenzare positivamente l’andamento dei mercati cinesi, sia durante il rally natalizio sia nel corso del nuovo anno.
Tuttavia, l’elezione di Trump ha sollevato nuove preoccupazioni, alimentando dubbi sulla capacità dell’economia cinese di mantenere una crescita almeno in linea con quella degli anni passati. In definitiva, cosa ci si può ragionevolmente aspettare dalla borsa cinese nel 2025?
Un decennio turbolento per la borsa cinese
Negli ultimi anni, l’indice Hang Seng, principale indicatore della borsa di Hong Kong, ha evidenziato una forte fragilità. Nel 2021, l’introduzione di normative stringenti nel settore tecnologico ha avviato un ciclo di ribassi. Nel 2022, le difficoltà nel mercato immobiliare e la rigida politica zero-COVID hanno accentuato le tensioni.
Nel 2023, l’allentamento delle restrizioni pandemiche non è stato sufficiente a invertire il trend, mentre nel 2024 il calo dei consumi interni hanno ulteriormente aggravato la situazione. Non sembra esserci pace per la Cina, e proprio quando le cose sembravano che non potessero andare peggio, è entrata in gioco una nuova preoccupante variabile: la crisi immobiliare.
Il mercato immobiliare, che rappresenta circa il 20% del PIL cinese, è difatti uno dei principali nodi critici. Secondo Goldman Sachs Research, nel 2025 i valori degli immobili potrebbero diminuire di un ulteriore 20-25%, raggiungendo la metà dei massimi storici. Questo scenario avrebbe un impatto diretto sulla ricchezza delle famiglie, comprimendo ulteriormente i consumi interni e riducendo le prospettive di crescita per le aziende.
La crescita economica cinese: un paradosso apparente
Tuttavia, alcuni analisti ritengono che la situazione non sia così irrimediabile come sembra, soprattutto considerando le politiche di stimolo messe in campo dal governo. Difatti, il prodotto interno lordo della Cina è previsto crescere del 4.5% nel 2025. Questo dato, sebbene inferiore rispetto alla stima del 5% per il 2024, rimane robusto, specialmente se confrontato con le principali economie globali.
Gli Stati Uniti, ad esempio, dovrebbero crescere del 2.5%, mentre l’Europa si attende una crescita più contenuta, intorno allo 0.8%. La Cina, quindi, continua a operare a ritmi di crescita paragonabili a quelli di un’economia emergente, anche se con alcune ombre all’orizzonte.
Un elemento cruciale che sembra spesso trascurato è infatti il pacchetto di stimoli economici previsto dal governo di Pechino. Goldman Sachs stima che saranno iniettati fino a $1 trilione di stimoli fiscali per sostenere il mercato immobiliare e incentivare i consumi interni. Tra le misure attese ci sono sgravi fiscali, finanziamenti a tasso agevolato e iniziative mirate a supportare le famiglie e le imprese più vulnerabili.
Le sfide del commercio internazionale
La struttura economica della Cina, fortemente dipendente dalle esportazioni, rappresenta un’altra sfida significativa. Circa il 70% della produttività cinese deriva dal commercio internazionale, mentre il consumo interno contribuisce per appena il 20%. Questo squilibrio rende il Paese particolarmente esposto alle dinamiche commerciali globali e alle tensioni geopolitiche.
Le politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti e da altre economie potrebbero frenare ulteriormente le esportazioni cinesi, con conseguenze dirette sul PIL. Tuttavia, gli stimoli economici interni potrebbero compensare almeno in parte questo rallentamento, incentivando la domanda interna e creando un effetto moltiplicatore. L’esito di questo equilibrio dipenderà dalla capacità della Cina di gestire sia le pressioni interne che le dinamiche esterne.
Analisi tecnica dell’Hang Seng
L’indice Hang Seng riflette chiaramente la complessità della situazione economica cinese. Nel 2024 ha raggiunto i minimi del 2023, toccando la zona dei 15.000 punti e posizionandosi ben al di sotto della media mobile a 200 giorni, un indicatore fondamentale per individuare tendenze di lungo termine. Successivamente, il mercato ha registrato una ripresa significativa, con un aumento del 33%.
Attualmente, il supporto principale per l’Hang Seng si trova intorno ai 19.000 punti, mentre la media a 200 giorni è posizionata presso i 18.000 punti. La resistenza chiave è stata identificata a 20.000 punti, con un POC situato poco sotto i 23.000 punti. L’oscillatore RSI si mantiene in linea con il livello intermedio di 50 punti, non indicando alcuna direzione di fondo né un particolare momentum sull’indice Hang Seng.
Diverse banche d’investimento, tra cui Morgan Stanley e JP Morgan, prevedono una potenziale crescita dell’indice del 10-15% nel 2025, a condizione che gli stimoli governativi producano risultati concreti e che il contesto globale rimanga relativamente stabile.
Prospettive per il 2025: ottimismo o prudenza?
Il 2025 potrebbe rappresentare un anno di svolta per la borsa di Hong Kong e, più in generale, per l’economia cinese. Da un lato, il successo delle politiche di stimolo sarà fondamentale per rilanciare il mercato immobiliare e rafforzare i consumi interni. Dall’altro, la capacità della Cina di gestire le tensioni commerciali e di mantenere la competitività internazionale avrà un impatto determinante sulle prospettive di crescita.
La Cina ha dimostrato in passato una notevole resilienza e una straordinaria capacità di adattarsi a periodi di difficoltà. Se le politiche di stimolo si riveleranno efficaci e il mercato immobiliare riuscirà a stabilizzarsi, la borsa di Hong Kong potrebbe finalmente imboccare un percorso di crescita, creando opportunità interessanti per gli investitori. Al contrario, una contrazione delle esportazioni causata da nuove tariffe, se non compensata da un riallineamento dei consumi interni, potrebbe portare a una crescita del PIL inferiore alle aspettative, generando preoccupazioni per il mercato azionario.