#BoicotMulan: Disney nei guai per i campi di concentramento in Cina

Nei titoli di coda di Mulan Disney ringrazia un’agenzia governativa cinese nello Xinjiang accusata di violazioni dei diritti umani e genocidio. Sui social scoppia la bufera.

#BoicotMulan: Disney nei guai per i campi di concentramento in Cina

Il film di Mulan uscito su Disney+, remake live-action del cartone animato della Disney, ha attirato una nuova ondata di critiche. Sui social è esplosa la protesta al grido di #BoicotMulan dopo che alcuni utenti hanno notato che nei titoli di coda del film la Disney ringrazia pubblicamente un’agenzia governativa cinese nello Xinjiang, regione della Cina nordoccidentale dove i musulmani uiguri vengono perseguitati e detenuti in campi di concentramento.

La questione è giunta anche nelle stanze della politica americana: Mike Gallagher, rappresentante del partito repubblicano nel Wisconsin, ha scritto su Twitter un post molto critico: “Mentre il Partito Comunista Cinese commette crimini contro l’umanità nello Xinjiang Disney ringrazia 4 dipartimenti di propaganda che mentono al mondo su questi crimini. Ha anche ringraziato l’Ufficio di pubblica sicurezza di Turpan, complice di queste atrocità”.

Mulan: Disney ignora la repressione degli uiguri in Cina?

Gli utenti pretendono di vedere i dettagli degli accordi tra Disney e le autorità cinesi locali, e sapere quanto del film è stato effettivamente girato nello Xinjiang. La società non ha rilasciato dichiarazioni in merito.

Da parte sua il governo cinese ha sempre respinto le critiche internazionali sui campi di internamento nello Xinjiang puntualizzando che si tratta di “centri di formazione professionale” necessari per “combattere l’estremismo islamico”.
I numerosi documenti trapelati e le testimonianze degli ex detenuti hanno invece descritto un luogo di spietate violenze fisiche e psicologiche, con sorveglianza 24 ore su 24, lavoro forzato e sessioni di indottrinamento volte a rinnegare la propria religione.

Gli attivisti per i diritti umani e gli esperti di diritto internazionale hanno definito la repressione della minoranza uigura nello Xinjiang “la più grande incarcerazione di una minoranza etnico-religiosa dai tempi della seconda guerra mondiale”. Secondo gli utenti la decisione della Disney di inserire nel film i credits alle autorità locali di una regione complice di genocidio è “profondamente inquietante”.

La “maledizione” di Mulan colpisce ancora

Con il remake live-action di Mulan la Disney punta a conquistare il pubblico cinese, il secondo mercato cinematografico più grande del mondo. Ma l’uscita del film è stata segnata sin dall’inizio da ostacoli e battute d’arresto: già ad agosto 2019 gli attivisti di Hong Kong avevano chiesto il boicottaggio di Mulan dopo che Liu Yifei, l’attrice protagonista, aveva espresso sostengo alla polizia di Hong Kong, accusata in più occasioni di abuso di violenza contro i manifestanti pro democrazia. Poi a marzo è arrivata la pandemia di coronavirus, che ha interrotto le produzioni e chiuso i cinema.

Il film esce in Cina questo weekend, ma non è certo che conquisterà il suo pubblico, già critico nei confronti della versione animata del 1998, accusata di essere troppo occidentalizzata e infedele alla leggenda originale.

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Cina Walt Disney Film

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