Basta coi soldi alle banche: ecco la soluzione dell’Islanda per uscire dalla crisi

Federico Camaglia

7 Giugno 2012 - 12:41

Basta coi soldi alle banche: ecco la soluzione dell’Islanda per uscire dalla crisi

Islanda 2007

Nel 2007 in Islanda c’erano quattro piccole banche ad operare nel paese. Poco a poco attraverso la privatizzazione di alcune risorse si favorì la speculazione bancaria e si abusò degli immobili come risorsa di investimento. Arrivò il boom immobiliare e, con questo, la concessione di crediti senza limite.

A questo punto l’Islanda collassa. Nel 2008 vennero nazionalizzate le tre banche principali e il suo debito pubblico iniziò a moltiplicarsi. Un anno dopo, il Parlamento accordò di restituire il debito a Gran Bretagna e Olanda, i suoi principali creditori bancari. Ogni famiglia islandese doveva pagare 3.500 corone per 15 anni con il 5,5% di interessi. Aumentarono le proteste sociali e si convocò un referendum nel quale si decise di abbassare l’interesse al 3% e aumentare il periodo di pagamento a 37 anni.
Alla fine l’Islanda dovette chiedere un riscatto internazionale all’FMI che la obbligò a iniziare una serie di adattamenti economici.

Le misure adottate

Nell’Ottobre del 2008 l’Islanda lasciò morire le tre grandi banche — Kaupthing, Landsbanki Íslands e la Glitnir. Rinegoziò il debito con i creditori e permise che prendessero il controllo delle sue nuove imprese. Ciononostante, si calcola che i titolari del debito soffrirono una remissione del 70%.

I creditori dell’immenso debito delle sue banche non erano però islandesi, ma tedeschi, inglesi e olandesi ed è stato proprio questo a permettere loro di lasciar morire le banche, cosa che non è possibile in altre nazioni, come per esempio in Spagna con il caso Bankia.

Importante per la ripresa dell’Islanda è stato il fatto che nel paese scandinavo non circolano gli euro e questo gli ha permesso di svalutare la moneta almeno temporaneamente per essere più competitiva.

I tribunali scandinavi, inoltre, giudicarono se effettivamente il primo ministro Geir Haarde fosse o meno, parte responsabile nella crisi finanziaria. Si tratta, per il momento, dell’unico processo giudiziario aperto contro un politico per una sua presunta implicazione in una crisi economica.
L’ex primo ministro negò tutte le accuse dichiarando che nessuno credeva che ci fosse qualcosa di storto nel sistema bancario e che si sarebbe prodotto un crack. Alla fine Haarde venne assolto da tre delle quattro accuse imputate, anche se venne condannato per aver violato la legge di responsabilità dei ministri.

Finirà sul banco degli imputati anche la cupola direttiva della Kaupthing Bank. Il presidente e l’amministratore delegato vennero accusati di frode e manipolazione dal Pubblico Ministero finlandese.

L’Islanda ha trovato l’antidoto per uscire dalla crisi?

All’Islanda ancora rimangono delle questioni da risolvere, ma si trova sulla giusta strada. Il suo debito pubblico continua a costituire il 100% del PIL e ha anche un’importante debito privato, l’inflazione non è del tutto stabile, e anche se pagò anticipatamente 2 milioni all’FMI, ancora rimane parte del debito da restituire.

Le previsioni dicono che l’economia islandese quest’anno crescerà del 2,4%, con un consumo interno che tende al 3% che compensa la caduta degli investimenti pubblici frutto delle misure di austerità. Gli islandesi hanno buttato il manuale per uscire dalla crisi economica e sembra che ci stiano riuscendo comunque.

Articolo tradotto e redatto da Federico Camaglia per Forexinfo.it - Fonte: ABC.es