La decisione di UBS AG (UBSN) di cancellare il 5 per cento della sua forza lavoro porta a più di 40.000 il numero di posti di lavoro tagliati dalle banche europee nel mese di luglio.
UBS, la più grande banca svizzera, ha detto ieri che eliminerà 3.500 posti di lavoro, soprattutto dal suo investment banking. Seguono HSBC Holdings Plc (HSBA), che ha annunciato 30 mila tagli, Barclays Plc (BARC), che ridurrà l’organico di 3.000 unità, e Royal Bank of Scotland Group Plc (RBS), che taglierà 2.000 posti. Credit Suisse Group AG (CSGN) il 28 luglio aveva annunciato 2.000 riduzioni.
Le preoccupazioni circa la solvibilità di Italia, Spagna e Francia intorbidiscono e preoccupano i mercati finanziari e riducono i profitti derivanti dal trading sui titoli a reddito fisso, dalle sottoscrizione obbligazionarie e azionarie, così come da fusioni e acquisizioni.
Le società finanziarie stanno anche tagliando i costi in quanto i regolatori inducono le banche a tenere maggiore e migliore capitale di qualità per resistere a shock futuri.
Credit Suisse e UBS hanno registrato un calo del 71 per cento negli utili da investimenti bancari nel secondo trimestre. Le entrate, all’unità titoli di Edimburgo della RBS sono scese del 35 per cento nello stesso periodo, mentre la londinese Barclays Capital ha registrato un calo dei profitti, al lordo delle imposte, pari al 27 per cento.
Le banche europee stanno tagliando posti di lavoro al tasso più veloce dopo il crollo di Lehman Brothers Holdings Inc., nel 2008, eliminando circa 67.000 ruoli finora quest’anno, secondo i dati di Bloomberg. Le banche del Regno Unito rappresentano circa 50.000 di tali riduzioni. Gli Istituti di credito degli Stati Uniti hanno annunciato circa 10.500 tagli nello stesso periodo.
UniCredit SpA (UCG) questa settimana ha abbassato le sue previsioni di crescita per quest’anno e il prossimo, per le 17-nazioni della zona euro. L’area dell’euro si espanderà dell’ 1,7 per cento quest’anno e dell’1 per cento nel 2012, ha detto in una nota ieri Marco Valli, capo economista per l’Italia di Unicredit. Il dato di previsione precedente era del 2,1 per cento di crescita nel 2011 e dell’ 1,7 per cento nel 2012.