Banche Popolari: tra fondo Algebris e banca Etruria, i tweet e le ombre di un decreto tutto da rifare

Simone Casavecchia

5 Febbraio 2015 - 10:46

L’interesse dei fondi londinesi per le Banche popolari non sarebbe recente, lo ha dichiarato Davide Serra su twitter, anche se sulla riforma delle Banche Popolari, restano molte domande e appare sempre più necessaria una revisione del testo.

Banche Popolari: tra fondo Algebris e banca Etruria, i tweet e le ombre di un decreto tutto da rifare

Rilasciate ieri su twitter, da Davide Serra, il finanziere italiano che opera a Londra e che si è contraddistinto come uno dei più accesi sostenitori, nonché finanziatori, di Matteo Renzi, delle dichiarazioni che gettano nuova luce sull’intricato caso della riforma delle banche popolari e della sua imminente revisione.

Serra, CEO del fondo finanziario Algebris, ha infatti dichiarato ieri su twitter che Algebris detiene una quota importante, ma inferiore al 2%, di una banca popolare italiana. Si tratterebbe di una quota acquistata nello scorso Marzo, in occasione di un aumento di capitale. Pur non dichiarando il nome della Banca con cui Algebris ha operato, Serra ha affermato che

«Algebris Investments ha investito sin dalla sua nascita nel 2006 nel settore bancario e assicurativo italiano incluse le banche popolari. In particolare dal marzo 2014 ha posizione importante, inferiore al 2%, in una banca popolare italiana (in aumento di capitale)»

A guardare le scelte finanziarie svolte dalla Banche Popolari nello scorso anno l’unica banca popolare che ha effettuato un aumento di capitale nello scorso Marzo è Banco Popolare che dal 31 marzo 2014 al 17 Aprile 2014 ha messo in campo un’operazione di rifinanziamento da 1,5 miliardi di euro. Nei mesi successivi sono avvenute, invece, le ricapitalizzazioni della Banca Popolare di Milano (Maggio), della Banca Popolare dell’Emilia, della Popolare di Sondrio e del Credito Valtellinese (Giugno).

Fin qui le dichiarazioni e i dati. Dati che però vanno ad aggiungersi a quelli già noti su Banca Etruria, l’istituto di credito in cui operano due dei familiari del ministro Boschi. La vicenda su cui sta indagando anche la Consob, fa intravedere dietro il riassetto delle Banche Popolari e la trasformazioni delle maggiori di esse un tempismo che solleva molti dubbi sul reale intento di questo provvedimento del governo.

Anche se Serra si è affrettato ad affermare, nel suo tweet che l’interesse di Algebris nelle banche popolari non è affatto recente, dal 15 Gennaio partono da Londra una serie di investimenti sulle banche popolari italiane. Investimenti di cui va a beneficiare soprattutto Banca Etruria, sull’orlo del fallimento, che ha visto i propri titoli crescere, in pochi giorni del 66%, complice anche quella riforma delle Banche Popolari, varata a sorpresa, lo scroso 20 Gennaio, nell’ambito dell’Investment Compact.

Mentre la Consob indaga su

“presunte speculazioni di mercato”, che “a Londra avrebbero anticipato il balzo delle Popolari in Borsa successivo alla riforma degli asset societari varata dall’esecutivo italiano”

si fa strada l’ipotesi - che, per ora, rimane tale - che qualcuno sapesse in anticipo, e abbia utilizzato a proprio vantaggio, quali sarebbero state le mosse del Governo riguardo alle Popolari e al riassetto societario delle principali di esse.

Lo scorso Venerdì 16 Gennaio erano, infatte iniziate a circolare voci sulla quella che sarebbe stata la riforma del voto capitario, voci che il lunedì successivo hanno determinato ingenti acquisti dei titoli delle popolari, i cui titoli sono schizzati alle stelle (Banco Popolare +8,3%, Popolare di Milano +14,9%, Bper +8,5%, Ubi +9,7%, Popolare Etruria +8,2%) giusto un giorno prima della Riforma delle Popolari, una riforma che si è presentata come un fulmine a ciel sereno, un provvedimento emanato senza consultare le associazioni di categoria e senza un’elaborazione condivisa con i sindacati.

Spetterà ora alla Consob accertare la verità e capire se si configura realmente, in questo caso, l’insider trading, ovvero quella pratica (illegale) che fa sì che operatori finanziari in possesso di informazioni che non sono di dominio pubblico, creino sui mercati posizioni rilevanti al fine di ottenere guadagni illeciti. Un reato questo punito nel Regno Unito con la detenzione da 8 a 15 anni.

Al di là di questo la vicenda getta un’ombra sull’operato del Governo in questa vicenda e solleva dubbi sulla sua reale autonomia dal mondo finanziario. Altri esponenti del Governo, come il ministro Lupi, continuano a ribadire la necessità di rivedere il testo in sede di discussione parlamentare e di adattarlo alle necessità del territorio, piuttosto che a quelle dei mercati

«Bisogna smettere di discutere prima. La fiducia è sempre stata usata ed è legittima anche per il governo Renzi. Il problema è il testo (...) Sono convinto che si possa unire lo sguardo al mercato e la tutela del territorio».

Dal punto di vista politico i prossimi giorni saranno cruciali per capire quali sono le reali intenzioni del Governo. Assopopolari è unita nel ritenere che una revisione del testo del decreto debba andare mirare all’elaborazione di una nuova riforma che interessi non solo le prime dieci banche popolari italiane ma che riformi l’intero settore.