Il bail in è l’unica soluzione: l’esempio della Danimarca

Consigli sul bail in dalla Danimarca, la prima ad aver fatto pagare i creditori per il fallimento di una banca applicando la direttiva BRRD.

Nel 2011, la Danimarca è diventato il primo paese dell’Unione Europea a far pagare ai creditori di alto livello per il fallimento di una banca, un’operazione nota ai più come bail-in.
Lo shock ha avuto forti conseguenze, causando l’uscita le banche danesi più grandi dai mercati del finanziamento. Gli investitori guardavano i titoli di stato danesi con terrore.

Ora, con l’Europa in fase di test sull’opportunità o meno di impegnarsi nella stessa strategia in altri Paesi (primo su tutti l’Italia), i costi potenziali e il contagio non possono dissuadere l’Europa dall’applicazione del bail in, secondo Lars Rohde - governatore della Banca centrale della Danimarca.

In caso di fallimento di un grande banche (le famose too-big-to-fail), l’Europa dovrà applicare le regole del bail-in nel mese comprese nella direttiva BRRD, ha dichiarato Rohde in un’intervista a margine di una conferenza tra banchieri a Copenhagen. È «senza condizioni» la strada migliore da prendere, a sua detta.

La Danimarca aveva approvato la legge sul bail-in un anno e mezzo prima che la Amagerbanken fosse la prima banca a testare la procedura in tutta Europa.
L’applicazione automatica del bail in prese alla sprovvista gli investitori, ed i costi di finanziamento salirono alle stelle per i pochi creditori affidabili danesi rimasti attivi sui mercati.

A metà del 2012, i credit default swap sulla Danske Bank, il creditore più grande della Danimarca con un equivalente in asset pari a circa il doppio del PIL del Paese, erano saliti di cinque volte il loro livello attuale a seguito dello shock del mercato.

Ma nonostante tutte le conseguenze, Rohde è convinto che il bail-in sia una soluzione più sana rispetto ad eventuali alternative.

Il bail-in, sebbene sia drammatico in un primo momento, è una cura per tutte quelle banche troppo inclini a non rispettare le regole. E i loro creditori non possono aspettarsi di ricevere un trattamento preferenziale, secondo il numero uno della banca centrale danese.

Dall’applicazione del bail-in in Danimarca 5 anni e mezzo fa, la sua industria bancaria si è ripresa fino a diventare una delle più forti in Europa. Le azioni della Danske Bank sono in rialzo di circa il 4 per cento quest’anno e l’istituto ora vanta una capitalizzazione di mercato che quasi due volte quella della Deutsche Bank. L’indice dei titoli finanziari europei di Bloomberg segna un calo di oltre il 20 per cento dall’inizio del 2016.

Rohde, tuttavia, sottolinea la necessità di maggiore chiarezza sulle obbligazioni bancarie soggette alle regole del bail-in, per fare in modo che gli investitori sappiano ciò a cui vanno incontro.

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Argomenti:

Banche Danimarca Bail-in

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