BRICS, SOCCORSO UE - Lunedi è stata la volta della Cina, e Martedì è toccato al Brasile. I mercati reagiscono ad ogni singolo titolo riportato dai mass media sulla crisi del debito della zona euro.
E’ stato così per la notizia dei negoziati tra Cina e Italia e di un possibile sostegno, in termini di investimenti, da parte del Dragone all’Europa e per le voci giunte dal Brasile - un alto funzionario brasiliano avrebbe rilasciato una dichiarazione a Reuters - che i paesi BRICS (il gruppo fromato dalle economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) stanno prendendo in considerazione acquisti di obbligazioni in zona euro e che sono state avviate trattative preliminari per aumentare la loro esposizione alle obbligazioni europee.
Per il capo del FMI Christine Lagarde l’idea che un aiuto concreto all’Europa potrebbe arrivare dal gruppo dei Paesi emergenti BRICS, è un “interessante sviluppo”, della situazione. Sicuramente si tratta di un rovesciamento di posizioni rispetto al passato (un riscatto?) che ben interpreta l’attuale situazione di crisi a livello globale e rappresenta una svolta negli equilibri politico-economici su scala mondiale. Ironia della sorte: i redditi procapite di ciascuno dei Paesi BRICS sono di molto inferiori rispetto a quelli dei Paesi UE che hanno intenzione di aiutare.
Dopo che il Financial Times aveva anticipato il possibile interesse della Cina per i titoli di Stato italiani, è stata la volta del Brasile. Il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, ha annunciato che la prossima settimana i rappresentanti del gruppo BRICS si riuniranno a Washington per valutare la possibilità di “aiutare l’Unione europea a uscire da questa situazione” di crisi e "presentare un piano teso a stabilizzare l’economia e i mercati globali”.
Secondo quanto riportato dal quotidiano brasiliano Valor uno degli interventi possibili sarebbe quello di aumentare le riserve internazionali del Brasile attraverso l’acquisto di obbligazioni in euro, investendo in primis in quello che è considerato il Paese più solido, la Germania, e nella Gran Bretagna, nonostante non faccia parte della zona euro. Ma le trattative tra i paesi del gruppo sarebbero solo in fase iniziale.
Per Aldo Luiz Mendez, governatore della Banca centrale del Brasile, il primo obiettivo è la sicurezza, il secondo è la liquidità e il terzo è il profitto che, tuttavia, non rappresenterebbe un fattore determinante. Ciò che determinerà gli investimenti è la sicurezza, ha aggiunto il numero uno della Banca centrale.
All’interno del gruppo BRICS, le posizioni e le opzioni sono differenti. La Cina dispone della maggior quantità di riserve in valuta straniera, per complessivi 3200 miliardi di dollari, a cui si aggiungono le riserve di India e Brasile, rispettivamente pari a 320 e 350 miliardi di dollari. Mosca, su cui rimane un punto interrogativo, ha riserve per 524 miliardi di dollari.
Secondo fonti russe a Washington, il governo russo potrebbe infatti proporre di ricorrere agli “speciali diritti di prelievo” (Sdr) del Fmi per sostenere i Paesi in difficoltà. Odeniyaz Dzhavparov, gestore dei fondi russi alla Deutsche Bank di Francoforte,spiega che «benché Mosca non tragga alcun beneficio dall’instabilità dell’Europa non credo che il Cremlino deciderà di ricorrere alle riserve della Banca Centrale per varare degli interventi diretti ma forse preferirà un intervento attraverso il Fmi per andare a sostenere i Paesi più deboli del Sud», a partire da Grecia, Spagna e Italia.