Aumento busta paga grazie ai buoni pasto: ecco perché e come richiederlo

Simone Micocci

25/07/2022

25/07/2022 - 15:58

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Buoni pasto caricati direttamente in busta paga: al via la petizione per aumentare lo stipendio di circa 3 milioni di lavoratori italiani.

Aumento busta paga grazie ai buoni pasto: ecco perché e come richiederlo

Le buste paga potrebbero aumentare grazie ai buoni pasto. Ancora nulla di certo, in quanto si tratta solamente di una proposta nata per risolvere alcuni degli annosi problemi che caratterizzano questo strumento, ma passi in avanti potrebbero esserci a breve, se non in questa nella prossima legislatura.

Nel dettaglio, è Altroconsumo ad aver avviato una vera e propria petizione per far sì che le modalità di erogazione dei buoni pasto possano essere riviste a breve. D’altronde, si tratta di uno strumento importante - che oggi interessa circa 3 milioni di lavoratori, per un valore complessivo di circa 3,2 miliardi - utilizzato non solo per la ristorazione, ma anche per pagare la spesa. Spesa per la quale nel frattempo sono in aumento i prezzi, con il governo Draghi - che in questi ultimi mesi dovrà occuparsi solamente degli affari correnti - che starebbe valutando la possibilità di tagliare completamente l’Iva per alcuni beni alimentari.

Tuttavia, i buoni pasto non piacciono ai commercianti, molti dei quali si stanno già rifiutando di accettarli viste le elevate commissioni d’incasso a cui devono far fronte, che in media vanno dal 10% al 20% del valore del buono. Come dire, su una spesa di 20 euro, il commerciante ne incassa dai 18 ai 16 euro, a seconda della percentuale applicata. Tant’è che recentemente c’è stato uno sciopero di molti esercizi commerciali, i quali si sono rifiutati di far pagare con i buoni pasto.

Se non verrà trovata al più presto una soluzione si rischia che lo strumento del buono pasto sia di per sé inutile, in quanto per il lavoratore diventerebbe un’impresa individuare qualcuno disposto ad accettare un tale metodo di pagamento.

E da qui nasce la proposta: caricare il valore del buono pasto direttamente in busta paga, così da riconoscere una maggiore liquidità che potrà essere spesa a seconda delle necessità. Una soluzione intelligente, specialmente in un periodo come questo in cui ci si interroga su come fare per aumentare gli importi degli stipendi così da contrastarne la perdita del potere d’acquisto dovuta dall’inflazione.

Buoni pasto: quando spettano?

È bene specificare che non esiste un diritto al buono pasto. Spettano, infatti, solamente quando previsti dalla contrattazione collettiva (Ccnl) oppure dal contratto di lavoro individuale.

Nel dettaglio, il decreto legge n. 122 del 7 giugno 2017, riconosce la possibilità di erogare i buoni pasto in favore di tutti i lavoratori subordinati, sia a tempo pieno che part-time, anche quando l’orario di lavoro non preveda una pausa pranzo. Il riconoscimento del buono pasto, dunque, è del tutto slegato dall’effettivo svolgimento del pasto.

Quel che è ovvio, è che il buono pasto, anche quando generalmente riconosciuto, non è corrisposto per le giornate non lavorative. È il Ccnl, o comunque il contratto individuale, a stabilire se il buono pasto spetta o meno nei giorni in cui si lavora in smart working.

Buoni pasto, stop ai ticket: la richiesta di Altroconsumo

Altroconsumo, ma anche diversi sindacati, da tempo chiedono che l’attuale normativa sui buoni pasto possa essere rivista, specialmente alla luce di quanto vi raccontavamo in precedenza, ossia che diversi esercenti si stanno opponendo al sistema delle commissioni sui ticket restaurant e per questo si stanno rifiutando di accettarli come strumento di pagamento.

Nel dettaglio, tale proposta - che difficilmente troverà spazio in questi ultimi mesi di legislatura - prevede l’assorbimento dei buoni pasto nella busta paga, mantenendone però le agevolazioni fiscali.

La somma del buono pasto erogata in busta paga, quindi, sarebbe pienamente deducibile (da Ires e Irap) per le aziende, mentre per il lavoratore non sarebbero soggetti a tassazione.

Il tutto sarebbe possibile modificando l’articolo 51, comma 2, lettera C, del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr n. 917 del 1986), così da permettere che le indennità di mensa corrisposte direttamente in busta paga non siano tassabili, per un importo di 8 euro al giorno. Ancora meglio, sempre secondo Altroconsumo, se nel contempo si decidesse di aumentare il limite dei buoni pasto giornalieri a 10 euro.

Una proposta che avrebbe vantaggi anche dal punto di vista amministrativo, in quanto si potrebbero gestire in maniera più snella e semplice il capitolo di bilancio dedicato alle spese per i pasti dei dipendenti. Senza trascurare l’aspetto del clima aziendale, in quanto aumenterà la soddisfazione dei lavoratori.

Quanto siamo vicini a tale svolta?

Per il momento l’argomento non è entrato ancora nelle aule del Parlamento e probabilmente ciò non avverrà durante questa legislatura. Tuttavia, Altroconsumo invita a votare la sua petizione (clicca qui), così che sempre più persone possano richiedere il pagamento dei buoni pasto in busta paga.

D’altronde, più saranno a firmare tale petizione e più sarà forte la pressione nei confronti di coloro che dovranno decidere in tal senso.

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