Aumento IVA al 25%: cosa cambia per gli italiani?

Aumento IVA al 25%: cosa cambia per i consumatori? Ecco quanto peserebbe sul carrello della spesa un nuovo aumento dell’imposta sui consumi che, salvo interventi da parte del neo Governo Conte, salirà a partire dal 1° gennaio 2019.

Aumento IVA al 25%: cosa cambia per gli italiani?

Aumento IVA e clausole di salvaguardia: facciamoci l’abitudine, sarà questo uno dei temi di tendenza di quella che si preannuncia una bollente estate 2018.

Mentre la maggior parte degli italiani potrà finalmente godersi le meritate vacanze, in televisione e sui giornali non si parlerà d’altro: cosa cambia con l’aumento dell’IVA ordinaria al 25% nel 2019 e quale destino ci attende?

Il problema dell’aumento delle aliquote dell’imposta sui consumi più odiata dagli italiani, al pari delle odiose accise su benzina e gasolio, sarà uno dei grattacapi anche del neo Governo Conte e del nuovo inquilino del MEF.

Lega e M5S, all’interno del Contratto di Governo che guiderà l’operato dell’Esecutivo, hanno sottoscritto la volontà comune di evitare che l’IVA aumenti, impegnandosi a reperire quei 12,4 miliardi di euro necessari per il 2019. Coperture che, tuttavia, allontaneranno lo spauracchio dell’aumento dei prezzi soltanto temporaneamente: nel 2020 ne serviranno ulteriori 19,1.

Eppure, il Ministro dell’Economia appena nominato, Giovanni Tria, sembra avere in mente un’altra soluzione, almeno stando a quanto dichiarato: far scattare l’aumento dell’IVA ed utilizzare le maggiori entrate come copertura alla flat tax.

Cosa aspettarsi e, soprattutto, a quali novità dovremmo abituarci? Vediamo cosa cambierebbe con l’aumento dell’IVA dal 2019 e quali i rincari ai quali bisognerà far fronte.

Aumento IVA al 25%: cosa cambia e quanto peserebbe sulla spesa

Far scattare l’aumento dell’IVA a partire dal 1° gennaio 2019 sembra ad oggi la soluzione più semplice a disposizione dell’Italia per far quadrare i conti dello Stato e rispettare i vincoli UE introdotti con le clausole di salvaguardia.

Cosa cambierebbe per gli italiani?

Ad oggi, le due principali aliquote IVA sono pari rispettivamente al 22% e al 10%. Nel 2019 la prima dovrebbe salire al 24% mentre la seconda al 12%. Dal 2020 e in parte nel 2021, l’attuale scaletta prevista dalla Legge di Bilancio 2018 prevede che l’IVA passi definitivamente al 25% (aliquota ordinaria) e al 13% (aliquota ridotta).

Quale impatto sull’economia italiana e quali costi per gli italiani?

Proviamo a fare due conti per capire quanto peserebbe realmente l’aumento dell’IVA sulla spesa quotidiana.

Immaginiamo di essere al supermercato ed acquistare una cassa di acqua minerale a 2,00 euro (IVA al 22%), una bottiglia di vino a 4,00 euro (IVA al 22%) ed un chilo di carne spendendo 12 euro (IVA al 10%). In tutto, la nostra spesa ci costerebbe 18 euro.

Cosa cambierebbe, invece, con l’aliquota IVA ordinaria al 25% e quella intermedia al 13%? L’acqua verrebbe a costarci circa 2,04 euro, la bottiglia di vino 4,08 e il chilo di carne 12,32 euro, per uno scontrino totale di 18,44 euro.

Aumento IVA: quanto costerà alle famiglie

Quello fatto sopra è soltanto uno degli esempi possibili delle spese per le quali, nel caso di mancata disattivazione delle clausole di salvaguardia IVA, bisognerà prepararsi a sborsare di più.

Non saranno soltanto i generi alimentari a subire un inevitabile rincaro ma anche abbigliamento, medicinali e prodotti farmaceutici, hobby e bollette.

Insomma, tutti i beni e servizi di cui usufruiamo quotidianamente subirebbero un inevitabile rincaro.

Secondo le stime della CGIA di Mestre, qualora il Governo Conte non riuscisse ad intervenire con la Legge di Bilancio 2019 per evitare l’aumento dell’IVA, ogni famiglia spenderebbe mediamente 242 euro in più e l’Italia sarebbe il Paese con l’IVA ordinaria più alta d’Europa.

Perché il Ministro dell’Economia Giovanni Tria è favorevole all’aumento IVA

Troppo rumore per nulla? L’aumento IVA potrebbe non essere il male peggiore è il neo Ministro dell’Economia Giovanni Tria spiega il perché attraverso le pagine del sito formiche.net.

Secondo Tria, professore di Economia politica presso l’Università Tor Vergata ed esponente designato da Lega e M5S per ricoprire uno dei ruoli più importanti all’interno del nuovo Governo, far scattare le clausole di salvaguardia nel 2019 e nel 2020 potrebbe servire per reperire le risorse necessarie per finanziare la flat tax.

Per evitare l’aumento IVA sarà necessario recuperare risorse in altro modo, con tagli di spesa o aumenti di altre tasse; il presunto effetto recessivo non muterebbe di certo.

Quello che serve all’Italia è un riequilibrio del peso fiscale delle imposte dirette e di quelle indirette: in sintesi, ridurre le tasse sui redditi, seguendo la strada della flat tax fortemente voluta da Salvini e la Lega.

In questo modo l’aumento dell’imposta sui consumi sarebbe compensato da una riduzione del peso fiscale su stipendi e redditi vari, attualmente tassati con aliquote che vanno da un minimo del 23% ad un massimo del 43%.

Quale destino ci attende? Parlare di certezze è ancora difficile ma quel che appare scontato è che i prossimi mesi ci daranno ancora tanto di cui parlare.

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