Amnistia e indulto, ultime notizie: Twitter sbarca in carcere

Amnistia e indulto, ultime notizie: i lavori della Commissione Giustizia del Senato sono ancora fermi, ma aumentano le iniziative per rendere più piacevole la vita del detenuto.

Amnistia e indulto, novità: Twitter sbarca nelle carceri femminili grazie al progetto #Tweetfromaprison.

Purtroppo, anche questa settimana non sembrano esserci novità importanti sul fronte dell’amnistia e l’indulto. Infatti, anche dopo le parole di apertura del Presidente della Repubblica Mattarella tutto tace dalla Commissione Giustizia del Senato, dove sono fermi i ddl sull’amnistia e l’indulto ormai dal lontano 2013.

Mattarella però ha parlato di diritti del detenuto e proprio su questo aspetto sembra concentrarsi il progetto #Tweetfromaprison che mette a contatto le detenute delle carceri femminili con il mondo esterno. Grazie al progetto ideato da Cristiano Tonnarelli, Matteo Maggiore e Valerio Mangiafico, in collaborazione con l’associazione “Made in Carcere”, è possibile usare Twitter anche fuori dalle carceri e di seguito vi spiegheremo come è possibile visto che alle detenute non è concesso l’uso dei social network.

Nessuna amnistia e indulto quindi, ma si arricchiscono le iniziative con cui si punta a migliorare la vita all’interno delle carceri italiane, che sono sempre più sovraffollate. Infatti, questo progetto si aggiunge alla proposta di legge sull’introduzione delle “love rooms” nelle carceri.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il progetto “Tweet from a prison” e qual è la situazione nelle carceri femminili italiane.

Amnistia e indulto: nessuna novità, ma intanto Twitter sbarca in carcere

La maggior parte dei detenuti, specialmente chi si trova in carcere da troppo tempo, non sa cosa sono i social network né ha mai avuto modo di provarne uno. Per rimediare a questa mancanza e per mettere in contatto le detenute nei carceri femminili con il mondo esterno, tre creativi della Tonic International, insieme alla cooperativa sociale “Made in carcere”, hanno ideato un progetto molto interessante chiamato #Tweetfromaprison.

Grazie a questo progetto le detenute possono comunicare attraverso un tweet con l’esterno e possono persino ricevere delle risposte come se stessero utilizzando Twitter. La cooperativa “Made in Carcere”, infatti, è famosa perché offre lavoro in tutta Italia a donne recluse per reati minori e ha messo in atto questo progetto per cui le detenute creano dei simpatici braccialetti utilizzando dei materiali di riciclo.

Nel dettaglio, su ogni braccialetto c’è cucito un tweet, un messaggio che viene inviato al mondo esterno tramite la vendita online dei gadget. E non solo, perché grazie ad un’innovativa macchina da cucire inventata da alcuni ingegneri salentini, le detenute ricevono in tempo reale le risposte al loro messaggio.

Infatti, la macchina da cucire è collegata al profilo @Madeincarcere e non appena c’è un tweet di risposta lo riproduce in tempo reale su un telo che poi viene consegnato alla detenuta che ha realizzato il braccialetto. Molti dei messaggi sono veramente toccanti: “ho imparato sulla mia pelle”, “sono pronta a ricominciare” e non mancano le risposte di chi sostiene le detenute.

Cristiano Tonnarelli, Matteo Maggiore e Valerio Mangiafico, parlando del progetto hanno dichiarato che:

“L’idea è nata parlando con Luciana (Delle Donne, di Made in Carcere ndr); quando le abbiamo chiesto quali sono i limiti più grandi a cui devono sottostare le detenute, l’idea è arrivata quasi in un istante. Abbiamo pensato di offrire alle donne una delle cose a cui tengono di più e che in carcere è proibito: la libertà di comunicare con l’esterno”.

Il progetto sta avendo molto successo e per questo motivo si sta diffondendo in tutte le carceri in cui opera la cooperativa “Made in Carcere”. In attesa che questo progetto si diffonda così da rendere più piacevole la detenzione delle carcerate italiane, ecco un video che riassume tutte le novità di Tweet from a prison.

Amnistia e indulto: allarme sovraffollamento anche nelle carceri femminili

Il problema del sovraffollamento non riguarda solamente le carceri maschili, ma anche le femminili. Infatti, secondo i dati del 2015, le detenute sono circa 2107 e sono smistate in 5 Istituti penali femminili: Trani, Pozzuoli, Roma-Rebibbia, Empoli, Venezia-Giudecca.

Rebibbia è quello che ne ospita di più, 298, su una capienza regolamentare di circa 260. Anche il carcere femminile di pozzuoli è sovraffollato, poiché le detenute sono circa 150 su una capienza di 105.

Rispetto alla popolazione detenuta, le donne sono circa il 4% e questo potrebbe essere anche un aspetto negativo. Infatti, solitamente la vita delle donne detenute non suscita particolare attenzione e spesso trattandosi di piccoli numeri non è possibile realizzare delle attività utili al percorso di reinserimento, come corsi scolastici e progetti lavorativi.

Le detenute che lavorano, infatti, sono circa il 20% troppo poche se si considera che il carcere, così come dichiarato da Mattarella, ha come obiettivo primario quello di rieducare del detenuto. Ecco perché sono importanti i progetti come “Tweet from a prison”, e perché è fondamentale che questi si diffondano in tutte le carceri femminili dando una possibilità di reinserimento futura a tutte le donne detenute in Italia.

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Argomenti:

Twitter Amnistia Indulto

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