Amazon Prime aumenta i prezzi negli USA: cosa succede in Italia?

Chiara Esposito

4 Febbraio 2022 - 22:09

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Rincaro sui costi degli abbonamenti Prime per gli Stati Uniti. Cosa sta succedendo al colosso di Jeff Bezos e quali conseguenze avrà per gli utenti italiani?

Amazon Prime aumenta i prezzi negli USA: cosa succede in Italia?

Giovedì 3 febbraio, con una comunicazione ufficiale, Amazon ha annunciato di star per aumentare il costo di un abbonamento annuale Prime di ben 20 dollari. Il rialzo si riferisce al mercato statunitense, tassello chiave del panorama di introiti aziendali, che ora si ritroverà davanti ad un bel cambiamento.

La decisione è stata diffusa durante l’esposizione del rapporto degli utili del quarto trimestre in cui Amazon dichiara di aver registrato 137,4 miliardi di dollari. La novità ha spiazzato molti osservatori perché è la prima volta che Amazon aumenta il prezzo di Prime US dal 2018. Questo porta i più ad interrogarsi sui motivi ma ciò è presto detto, l’azienda stessa offre subito due risposte chiare.

Amazon ha infatti giustificato questi valori parlando di «continua espansione dei vantaggi per i membri Prime nonché all’aumento dei salari e dei costi di trasporto». Un asse a tre che si declina secondo valutazioni precise.

L’interrogativo più grande per molti utenti italiani però adesso è: l’aumento del prezzo di Prime è previsto solo per il mercato statunitense o a breve ci saranno dei rincari anche per l’Italia? Fughiamo ogni dubbio e vediamoci chiaro.

Quando e come cambieranno le cose?

Il dato mancante a questo punto è di ordine temporale. Al momento è stato reso noto che la modifica entrerà in vigore per i nuovi membri Prime a partire dal 18 febbraio ma anche che ai clienti attuali verrà addebitato il nuovo prezzo dopo il 25 marzo, nel momento in cui è già previsto il rinnovo del singolo contratto.

Parlando quindi delle cifre reali, il servizio Amazon Prime
annuale per il panorama US aumenterà da così 119 a 139 dollari mentre un abbonamento mensile aumenterà da 12,99 a 14,99 dollari. La notizia avrà un notevole impatto sulle tasche degli americani.

Cosa è successo ad Amazon

Le motivazioni di tali decisioni sono tutt’altro che trascurabili. Anzi, venendo alle dinamiche concrete, possiamo dire che il cambiamento è fondamentalmente dovuto ad uno spostamento delle priorità nonché delle necessità aziendali di far fronte al contesto in cui ci si trova ad operare.

La compagnia della Silicon Valley, nonostante sia una della più grandi aziende al mondo con una capitalizzazione di mercato di circa 1.500 miliardi di dollari, si trova dover gestire alcune spese extra.

Quella sulla manodopera in particolare è una tematica che ha spesso suscitato l’attenzione dei media vista la nascita di sindacati che lamentavano condizioni di forte sfruttamento e mancato rispetto dei diritti del lavoro. Cambiare rotta può aiutare a superare gli «inciampi» del passato.

Interessante però anche la dichiarazioni rispetto all’offerta perché, tra le righe, si parla della crescita di Amazon Prime Video. Un abbonamento Prime, come ormai è risaputo, non include solo la consegna rapida di molti prodotti Amazon, ma anche l’accesso alle offerte di video in streaming dell’azienda. Per potenziare quest’«ala» e fronteggiare apertamente Netflix, il gigante dell’e-commerce trovato da Jeff Bezos cerca quindi delle nuove liquidità.

Basti pensare ai costi di produzione dei contenuti Amazon Originals pubblicati su Prime Video: la sola prima stagione de «Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere» costerà oltre 450 milioni di dollari.

Conseguenze anche in Italia?

Il timore viene spontaneo ma tiriamo un sospiro di sollievo; i rincari non toccheranno anche il nostro Paese e il prezzo del servizio Prime resta del tutto invariato. Per il momento, la situazione non sembra poi nemmeno in procinto di cambiare nel giro di qualche mese visto che Amazon ha confermato di non avere ulteriori annunci in programma.

La rassicurazione arriva in occasione del medesimo incontro con gli investitori, meeting in cui si riesamina con cadenza annuale il piano dei prezzi da applicare in tutti i Paesi, non solo negli States.

Guardando allo storico dell’azienda del resto poi ci sono già stati due rincari per gli italiani; il primo nel 2015 (dagli originali 9,99 euro annui a 19,99 euro annui) e il secondo nel 2018 con il passaggio del prezzo annuale agli attuali 36 euro. Un nuovo aumento era poco probabile.

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