Perché Amazon, Google e Facebook hanno vietato questa domanda ai colloqui di lavoro

Simone Micocci

25 Gennaio 2018 - 14:24

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Nei colloqui di Amazon, Google e Facebook è vietato chiedere al candidato informazioni sulla sua storia stipendiale. La nuova filosofia dei big data servirà per risolvere il problema dei salari nel mercato del lavoro?

Amazon, Facebook e Google hanno adottato una nuova politica per i colloqui di lavoro, vietando ai responsabili delle risorse umane di chiedere ai candidati informazioni riguardanti il loro ultimo stipendio.

Quanto guadagni oggi?” quindi è una domanda assolutamente vietata dai colloqui di lavoro di Amazon, Facebook o Google. Una novità che non riguarda solamente i tre big-data; in molte città degli Stati Uniti, infatti, questa domanda è vietata direttamente dalle norme del diritto del lavoro, così da proteggere i potenziali dipendenti dalla disparità retributiva e per colmare le lacune salariali.

In questo modo infatti lo stipendio offerto non sarà influenzato dalla precedente retribuzione percepita dal dipendente, ma sarà correlato a quelle che sono le sue reali capacità.

Ad essere vietata non è la sola domanda ma qualsiasi operazione che possa servire ai responsabili delle risorse umane per venire a conoscenza della storia salariale del candidato.

Per fare chiarezza su cosa si può chiedere e su cosa invece è assolutamente vietato domandare durante un colloquio, Amazon ha pubblicato un post condiviso sulla sua bacheca aziendale interna - riportato in esclusiva da BuzzFeed News - con tutte le linee guida necessarie per effettuare un colloquio di lavoro in piena regola .

Amazon: cosa non si può chiedere ad un colloquio di lavoro

Amazon - in linea a quanto fatto da Facebook e Google - ha vietato ai responsabili delle risorse umane di chiedere ai candidati per un lavoro le informazioni riguardanti la loro storia salariale.

Nel dettaglio, Amazon ha vietato di:

  • chiedere direttamente - o indirettamente - ai candidati informazioni sull’ultima retribuzione o su quelle precedenti, o sulle voci del salario accessorio come bonus e benefici;
  • prendere in considerazione le suddette informazioni anche qualora siano state svelate volontariamente dal candidato;
  • acquisire informazioni sugli stipendi pregressi consultando database di terze parti (come LinkedIN);
  • chiedere all’agenzia che si è occupata del collocamento di svelare le informazioni sullo stipendio attuale e pregresso del candidato.
  • utilizzare le informazioni eventualmente ricevute sugli stipendi pregressi per decidere se offrire o meno l’incarico o per il calcolo della retribuzione da proporre.

Regole ben precise, ma ci sono delle eccezioni: in alcuni casi, infatti, i responsabili HR di Amazon possono fare domande sullo stipendio.

Amazon: cosa si può chiedere ad un colloquio di lavoro

Le domande vietate da Amazon riguardano i compensi attuali e passati, non quelli futuri.

Infatti, nel corso del colloquio di lavoro si può comunque discutere delle aspettative del candidato, chiedendogli ad esempio qual è lo stipendio che vorrebbe avere da lì a qualche anno. In questo modo si potrebbe discutere anche di come Amazon potrebbe andare incontro alle sue aspettative.

Un’altra domanda che non è stata vietata è quella riguardante le offerte concorrenti che il candidato potrebbe avere. L’unica condizione è che in queste domande non ci siano riferimenti agli stipendi pregressi.

Ma questa nuova filosofia servirà per risolvere i problemi riguardanti i salari? Come riportato dal Washington Post non è grazie a queste nuove norme che i candidati per un lavoro saranno pagati effettivamente per quello che valgono: secondo il 65% dei dirigenti intervistati, infatti, solo per una piccola parte il divieto introdotto dai tre big data servirà per migliorare le lacune salariali esistenti.

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