La FAO lancia l’avvertimento nel suo utlimo ’Food Outlook’ [3]: costi destinati a crescere e alta volatilità.
Possibili sviluppi negativi per le principali produzioni alimentari come quelle di mais e grano, in molti casi già sofferenti per le conseguenze di condizioni meteorologiche incerte e difficili. La consistenza delle giacenze è in riduzione e l’incremento produttivo delle principali colture è solo modesto. Resta una domanda globale di cereali in crescita che sara’ difficile soddisfare nonostante i livelli record della produzione del 2011.
Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite le importazioni di prodotti alimentari, a livello globale, potrebbero aumentare del 21 per cento sino a un record di 1.290 miliardi dollari quest’anno, con una spesa per i paesi più finoal 30 per cento superiore rispetto allo scorso anno. I costi delle materie prime cerealicole e degli oli vegetali potrebbero registrare il 40 per cento di aumento, ha detto la FAO in una relazione pubblicato sul suo sito oggi.
Le fatture globali per il bestiame potrebbero aumentare in media del 17 per cento, lo zucchero e le bevande del 26 per cento mentre le verdure e la frutta del 13 per cento.
«Questo sarà piuttosto un aumento (e un danno) per i paesi che sono già vulnerabili, per i paesi che stanno già sperimentando una forte inflazione alimentare, paesi a basso reddito e con deficit alimentari», ha affermato Abdolreza Abbassian, economista senior della FAO, presso la sede di Roma, durante un teleconferenza FAO.
I costi alimentari sono stati vicino a un record in maggio, sostenuti dal rialzo dei prezzi della carne e dei prodotti lattiero-caseari,spinti verso l’alto da una forte domanda di importazioni da una parte e da una limitata disponibilita’ per l’esportazione dall’altra - sia del pesce, vista la crescita del consumo di prodotti ittici dei Paesi in via di sviluppo, secondo quanto emerge daun rapporto separato pubblicato oggi dalla FAO. Alimenti di base come il mais saranno più che raddoppiato in due decenni se non si interviene, ha dichiarato Oxfam International la scorsa settimana.
«Il problema dell’approvvigionamento come può sembrare sta appena incontrando la domanda e quindi i prezzi restano su livelli molto alti», ha detto Abbassian. «Sono stati così per quasi sei mesi e le prospettive per la nuova stagione, sembrano suggerire che la stessa situazione potrebbe perdurare ancora per qualche tempo.»