In queste ore si sta discutendo molto della nomina dell’attuale ministro Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo europeo con delega alle politiche di coesione. Come spesso accade la politica italiana si divide tra i governisti che reputano questa casella adeguata ad un paese come l’Italia e l’opposizione che critica nomina e rilevanza.
Tuttavia, sta passando sotto traccia la riconferma, oltre che della Presidente Von Der Leyen, di Valdis Dombrovskis che si aggiudica una delle deleghe più pesanti: quella all’economia.
Il politico lettone, da ex ministro delle finanze e poi primo ministro del suo paese, tra il 2009 ed il 2013 causò un crollo demografico di oltre il 5% della popolazione riducendo occupazione e salari all’insegna delle politiche di austerity. Da lì il grande salto: l’ex Presidente della Commissione Junker lo vuole con sé come Commissario europeo per l’euro e il dialogo sociale a cui si aggiungeranno poi le deleghe a stabilità finanziaria, i servizi finanziari e il mercato unico dei capitali.
Già allora vi fu molto stupore, il rappresentante di un paese che ha circa gli abitanti della Calabria (con rispetto per gli amici calabresi) otteneva una delle caselle più importanti per la gestione dell’Unione Europea, tra l’altro dopo aver ottenuto risultati tutt’altro che soddisfacenti.
Ma forse era proprio quell’aderenza ai principi del neoliberismo che fecero orientare la scelta verso di lui e che lo fecero confermare da un’altra cultrice del rigore di bilancio – Ursula Von der Leyen – a Vicepresidente esecutivo per un’economia al servizio delle persone e commissario europeo per i servizi finanziari. Oggi invece Vladis prende sostanzialmente di Paolo Gentiloni in un momento cruciale per l’economia europea e per il nuovo patto di stabilità.
E proprio a questo proposito come non ricordare le sue uscite pesanti a mercati aperti contro il governo gialloverde nel 2018 e contro una legge di bilancio che veniva definita come una “deviazione senza precedenti dalle regole del Patto di Stabilità”.
O ancora, la sua strenua difesa del MES con le sue aspre contestazioni alle cosiddette ‘narrazioni ingannevoli’ o più di recente la critica al bilancio 2024 del governo Meloni secondo lo stesso ‘non in linea con le raccomandazioni UE’.
Insomma, se Fitto dovrà co-gestire il proseguo del PNRR con Dombrovskis non sarà affatto una passeggiata per l’Italia, che con il lettone dovrà vedersela anche per concordare il nuovo piano fiscale-strutturale per la modica durata di 7 anni. Anche qui, la strada verso l’austerità è assicurata.