Aborto in Italia: cosa dice la legge, quanto costa e a chi rivolgersi

Ecco come funziona l’aborto in Italia, consentito entro il 3° mese di gravidanza e gratuito. Qui cosa dice la legge e a quali strutture rivolgersi.

 Aborto in Italia: cosa dice la legge, quanto costa e a chi rivolgersi

L’aborto, o interruzione volontaria di gravidanza, è una pratica permessa alle donne fino a 90 giorni dall’inizio della gestazione. Anche le ragazze minorenni possono abortire tuttavia se non hanno il consenso dei genitori c’è bisogno dell’intervento del giudice tutelare.

Per chi sceglie di procedere nelle strutture pubbliche, l’aborto è gratuito (salvo il costo del ticket per le analisi e dei farmaci dopo l’intervento) mentre nelle cliniche private costa all’incirca 2.000 o 3.000 euro.

Visite, ecografie, intervento e post operatorio avvengono sempre nel rispetto della privacy della donna, la quale, se vuole, può chiedere il supporto di uno psicologo presso i consultori familiari. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’aborto chirurgico e farmacologico in Italia.

Aborto volontario in Italia: cosa dice la legge 194

Questa pratica serve ad interrompere gravidanze indesiderate e il nostro Paese l’ha legalizzata nel 1978 con la legge 194, dopo anni di lotte femministe e battaglie dei radicali.

La legge sull’aborto ha il duplice scopo di dare libertà di scelta alla donna ed evitare gli aborti clandestini, che mettevano a rischio la salute - e talvolta la vita - delle donne che vi ricorrevano per interrompere la gravidanza.

Oggi, invece, abortire in maniera sicura entro il terzo mese di gravidanza è un diritto, e la legge non fa menzione del numero massimo di volte a cui una donna può ricorrervi. Inoltre si prevede la gratuità del trattamento, a meno che non si scelga di procedere in una clinica privata, e la totale riservatezza. Vale a dire che tutta la procedura di aborto si svolge nel massimo rispetto della privacy della paziente.

Aborto: a chi rivolgersi e come funziona

Quando una donna vuole abortire può rivolgersi a diverse strutture (in modo gratuito):

  • consultorio familiare;
  • medico di famiglia;
  • pronto soccorso.

Il medico preposto indicherà la procedura da seguire, nel totale rispetto della privacy, e rilascerà alla paziente un certificato nel quale si attesta la volontà di interrompere la gravidanza. Se il medico ravvisa l’urgenza della procedura (ad esempio perché si è in prossimità dei 90 giorni) la data dell’aborto verrà fissata il prima possibile, altrimenti alla paziente vengono dati 7 giorni di tempo per riflettere.

L’aborto può essere effettuato in ospedale o in case di cura e poliambulatori autorizzati. Il medico che procede all’operazione deve obbligatoriamente informare la donna di tutte le procedure e delle possibili conseguenze.
Il medico che viola il diritto alla privacy di chi si sottopone all’aborto risponde penalmente del fatto.

Aborto: entro quando è possibile?


La legge 194 prevede che l’aborto volontario sia consentito entro e non oltre 90 giorni dal concepimento (quindi tre mesi). Invece se alla base della scelta di interrompere la gravidanza c’è un motivo serio di salute della madre o del bambino, l’aborto è consentito anche oltre il termine di 90 giorni. In questo caso però il rischio alla salute deve essere certificato da un medico e non si può basare sulla mera dichiarazione della donna.

Aborto farmacologico: come funziona e quando si può fare

In alcuni casi è possibile procedere all’interruzione della gravidanza con un metodo meno invasivo, ovvero per via farmacologica - quindi senza intervento chirurgico - tramite un farmaco che si chiama RU486; serve però la richiesta espressa della donna interessata.

Modi, tempi e condizioni per abortire per via farmacologica sono stabiliti dal Consiglio Superiore di Sanità:

  • si può entro il 63° giorno di gravidanza (cioè 9 settimane);
  • si può fare in strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori;
  • si può procedere in day hospital.

Come funziona l’aborto per i minori di 18 anni

Le ragazze minori di 18 anni per abortire devono avere il consenso di entrambi i genitori; se decidono di procedere di nascosto è necessario l’intervento del giudice tutelare. Vediamo come funziona questa procedura.

La ragazza deve rivolgersi al consultorio, al pronto soccorso o al medico di famiglia i quali redigeranno una relazione che verrà inviata al giudice competente per zona. A questo punto il giudice tutelare entro 5 giorni convoca la ragazza (che deve intervenire personalmente) e, una volta sentita, autorizza la procedura d’aborto.

Quanto costa abortire?

Come abbiamo più volte anticipato, in Italia abortire è una pratica gratuita, proprio perché è un diritto riconosciuto ad ogni donna, a prescindere quindi dalle disponibilità economiche. La gratuità vale se l’intervento viene effettuato mediante il Servizio sanitario nazionale, ed è garantito anche alle donne che non hanno la cittadinanza italiana. Non solo l’intervento vero e proprio, ma anche gli incontri e le visite preliminari non sono soggetti a costi di alcun tipo. Naturalmente ciascuna donna è libera di procedere all’interruzione di gravidanza in cliniche o istituti privati, ma in questi casi dovrà pagare sia l’intervento che i giorni di ricovero.
Invece sono sempre a pagamento il ticket per le analisi del sangue (necessarie prima di interrompere la gravidanza) e i farmaci prescritti dal medico.

Cos’è l’obiezione di coscienza

Quando si parla di aborto non si può non menzionare anche l’obiezione di coscienza. Questa consiste nel rifiuto di eseguire le pratiche di aborto volontario per ragioni etiche, religiose o altri motivi personali. L’obiezione di coscienza è esclusa quando l’aborto è necessario a salvare la vita della donna incinta.

Argomenti:

Legge Medici

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