È un settembre dagli yield più generosi quello che sta caratterizzando il comparto del reddito fisso in generale. Il discorso si amplia per l’asset obbligazionario, chiamato a rendere di più rispetto ai prodotti concorrenti come quelli di derivazione postale o bancaria. Pensiamo a buoni e depositi postali da un lato e ai conti deposito dall’altro.
Tra le obbligazioni, poi, tutto dipende dalla durata, il rating emittente, il timing di emissione e acquisto, i costi e la tassazione, etc. Tra le emissioni degli ultimi giorni, per esempio, ecco un 8,40% fisso per 4 anni poi cedola condizionata dell’8,40% sul neo bond UniCredit 15Y.
L’identikit dell’obbligazione del Gruppo UniCredit
Il meccanismo di funzionamento di questo prodotto di investimento è relativamente semplice ma non proprio semplicissimo come lo sono i BTP. Conosciamolo meglio, a partire dal nome tecnico di “Obbligazioni a Tasso Misto Index-linked in EUR”, matricola identificativa IT0005730152.
Il titolo ha data emissione 08/09/2041 e una durata di 15 anni senza alcuna possibilità di callability emittente. Il rimborso definitivo del prestito è all’8 settembre 2041, salvo la possibilità di rivendita da parte del risparmiatore. Solo a naturale scadenza UniCredit (UCG) garantisce il 100% del nominale posseduto, salvo eventuale default emittente.
L’investimento minimo è di 1.000 € e relativi multipli, e dall’8 al 22 settembre UCG lo ha emesso alla pari. Da questa settimana il titolo è in negoziazione continua sul MOT di Borsa Italiana e Bond-X di EuroTLX. Il flottante è di 12 milioni di €, e i contratti e i controvalori giornalieri sono modesti ma non è un titolo illiquido alla lettera. Dal giorno del lancio ad oggi, i primi si sono attestati nel range 10-50 contratti e i secondi sono ricompresi tra i 200mila e 1 milione di €. Insomma, in termini di volumi tradati siamo al livello dell’insufficienza ma non della bocciatura secca.
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Quanto rende questo bond a lungo termine?
Veniamo alle condizioni economiche del prodotto UCG, la parte che più accende la curiosità e l’interesse degli investitori. Diciamo subito che i payout sono fissi e sicuri per i primi anni, poi fissi e condizionati fino al termine. Nello specifico:
- 8,40% annuo lordo per i primi 4 anni, pari al 6,216% al netto della ritenuta fiscale del 26%. Considerato che la frequenza della cedola è annua, gli interessi arriveranno l’8/09/’27, l’8/09/’28, l’8/09/’29 e l’8/09/’300 quelli della 4° cedola fissa;
- cedola condizionata dell’8,40% lordo dal 5° al 15° anno in base all’andamento dell’indice di riferimento. Si tratta del Solactive BTP 10Y Annual Comp. 11am Yield Index, con codice Bloomberg “SOITA10Y Index” e codice Reuters “SOITA10Y”. In pratica se alla data di osservazione annuale (01/09) il valore dell’indice sarà pari o inferiore al tasso soglia del 4,50%, scatta la cedola, altrimenti niente. Il bond, in particolare, non ha effetto memoria, per cui una cedola non corrisposta in un anno poi si perde per sempre.
Fuori dal tecnicismo, dal 5° anno in poi il coupon del bond UCG dipende dal rendimento atteso del BTP a 10 alla data di osservazione. L’indice SOITA10Y, infatti, è un indice benchmark che misura i ritorni attesi sui titoli di Stato MEF con 10 anni di vita residua.
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Rendimenti totali minimi e massimi possibili
L’unica certezza è l’8,40% lordo dei primi 4 anni, per un 33,60% lordo complessivo che ne fanno un ritorno di tutto rispetto. In verità per chi dovesse acquistarlo oggi ci sarebbe uno 0,467% di rateo lordo già maturato da sottrarre. Il prezzo di mercato al tempo dell’articolo è 100, con valori min-max da emissione a oggi pari a 99,50 e a 100.
Nei futuri 11 anni di componente condizionata può succedere che si incassa tantissimo o niente. Il primo scenario sarebbe dato da un Solactive BTP 10Y sotto il 4,50% (al tempo delle rilevazioni) per il periodo in questione, mentre il secondo con valori over 4,50%. A cascata, nel 1° caso il monte cedole sarebbe del 92,40% (8,40% X 11), che sommati al 33,60% della componente non condizionata farebbero il 126% lordo totale. Nel 2° il guadagno complessivo coinciderebbe con il 33,60% del 1° quadriennio.
8,40% fisso per 4 anni poi cedola condizionata dell’8,40% sul neo bond UniCredit 15Y
Quale dei due scenari prevarrà in futuro? Ci vorrebbe la sfera di cristallo per rispondere con certezza. Si può solo ragionare per supposizioni, congetture, ma nessuna certezza è data avere visto il notevole orizzonte temporale. La prima cosa che si può dire è che ogni emittente tende a pagare il minor costo possibile, per cui in qualche modo UCG confida di non staccare cedole per qualche anno. Ragioniamo di fantasia e immaginiamo che in 3 degli 11 anni (della componente condizionata) non arrivino interessi. In quel caso il rendimento medio annuo lordo ponderato si aggirerebbe sul 6,7% circa, e così via a seconda degli altri scenari ipotizzati.
Un’altra opzione è quella di vedere lo storico del BTP 10Y e poi di proiettarlo al futuro, fermo restando che i rendimenti del passato non sono garanzia dei ritorni futuri. Oggi il BTP 10Y rende il 4,565% (fonte: Investing) mentre a settembre 2006, cioè 20 anni fa, la barra mensile ha formato valori tra il 4 e il 4,10%. Dal 2007 al 2013 sono stati in maggioranza i mesi e gli anni in cui il BTP 10Y era over 4,50%, mentre dal 2013 al 2022 è stato sempre al di sotto di questa soglia.
Diciamo che nell’ultimo triennio siamo stati spesso a ridosso del tasso-soglia, con pochi mesi al di sopra del 4,50%.
In generale, il titolo si presenta adatto a chi cerca diversificazione di portafoglio e non ha fretta di rivendere. Nello scenario migliore, inoltre, potrebbe risultare davvero interessante, considerato che non c’è la call per cui l’emittente è “costretto” a pagare l’8,40% fino al termine. Fermo restando che la differenza la fa anche il prezzo/tempo di ingresso (e di uscita per chi liquida anzitempo) e il gioco delle spese bancarie.