Il gruppo tedesco ha ceduto il 51% della controllata Everllence a Bain Capital per 7,4 miliardi di euro.
Il gruppo Volkswagen ha trovato un acquirente per uno dei suoi gioielli industriali meno noti al grande pubblico. Si tratta di Everllence, di cui il 51% sarà rilevato da Bain Capital per circa 7,4 miliardi di euro, in quella che si preannuncia come una delle maggiori operazioni industriali in Europa di quest’anno. Dietro l’accordo c’è una combinazione di fattori: da un lato la necessità di Volkswagen di fare cassa, in una fase di forte ristrutturazione e in un momento in cui il settore automotive è in grande difficoltà, soprattutto sul mercato tedesco; dall’altro il boom dell’intelligenza artificiale, che ha trasformato Everllence da produttore di motori pesanti a potenziale protagonista delle infrastrutture energetiche globali.
Chi è Everllence e perché Volkswagen ha venduto la maggioranza
Everllence, fino al 2025, si chiamava MAN Energy Solutions. Fondata nel 1758 insieme a una fonderia in Germania, oggi la nuova struttura denominata Everllence conta 16.000 dipendenti e sviluppa ricavi per 4,9 miliardi di euro. È uno dei principali produttori mondiali di grandi motori industriali, turbomacchine e soluzioni per la decarbonizzazione. Il core business dell’azienda è sempre stato quello dei motori marini, ma negli ultimi anni l’attività si è allargata anche verso le pompe di calore su larga scala, gli elettrolizzatori per l’idrogeno, i sistemi per la cattura e lo stoccaggio del carbonio e i motori a doppia alimentazione compatibili con combustibili alternativi come GNL, metanolo o ammoniaca. L’azienda è stata acquisita nel 2018 da Volkswagen, che da allora l’ha ristrutturata profondamente. Il risultato è una società che negli ultimi anni ha registrato una crescita costante nel numero di ordini ricevuti.
L’elemento che ha contribuito maggiormente ad aumentarne il valore è però il settore dei data center. Con l’espansione dell’intelligenza artificiale, le infrastrutture digitali richiedono sistemi di alimentazione e backup sempre più potenti, affidabili e continui. Everllence si è posizionata come fornitore naturale per questo mercato in rapida crescita, trasformando quello che era un classico asset industriale in qualcosa di molto più strategico. Il risultato è che l’azienda ha quasi raddoppiato il proprio valore: al 31 maggio era iscritta nel bilancio Volkswagen per 3,4 miliardi di euro, mentre l’operazione appena conclusa ne ha portato la valutazione effettiva ben oltre gli 8 miliardi.
Bain Capital ha superato nella gara altri investitori di peso, tra cui CVC, EQT e un consorzio che includeva Porsche SE, che controlla oltre la metà dei diritti di voto di Volkswagen, e il fondo sovrano del Qatar. In sostanza, Volkswagen ha deciso di vendere l’azienda per fare cassa. Il primo trimestre 2026 ha fotografato le difficoltà del gruppo, con un utile operativo in calo del 14,3%, ricavi a 75,7 miliardi contro i 77,6 miliardi attesi e un utile netto in contrazione del 28,4%. In questo contesto, i 7,4 miliardi incassati dalla vendita rappresentano una boccata d’ossigeno.
«Con questa mossa vogliamo creare valore aggiunto per tutti: strutture e processi più snelli daranno a Everllence l’opportunità di crescere ulteriormente in mercati interessanti come data center, settore energetico e marittimo. Allo stesso tempo, ci permetterà di concentrarci ancora di più sul nostro core business», ha dichiarato l’amministratore delegato Oliver Blume.
Volkswagen non cederà l’intera società, ma soltanto la maggioranza: il 51% passerà a Bain Capital, mentre il 49% resterà ancora di sua proprietà. In questo modo il gruppo tedesco continuerà a beneficiare dell’eventuale crescita futura della società. Per i lavoratori non sembrano esserci rischi immediati, perché nell’accordo sono state inserite clausole precise: gli stabilimenti di Augusta, Oberhausen, Berlino, Amburgo e Ravensburg resteranno attivi almeno fino alla fine del 2030 e, per lo stesso periodo, sono esclusi licenziamenti obbligatori.
Al momento l’operazione è ancora soggetta all’approvazione delle autorità regolatorie e devono essere completate le procedure burocratiche. Le due parti puntano a chiudere l’accordo entro la fine del 2026.