730 precompilato 2026 con dati non utilizzati, cosa fare?

Patrizia Del Pidio

10 Giugno 2026 - 17:35

Nel 730 precompilato non è raro trovare dati di cui l’Agenzia delle Entrate è in possesso che sono indicati come «non utilizzati». Vediamo cosa fare.

730 precompilato 2026 con dati non utilizzati, cosa fare?

Con l’inizio della nuova stagione dichiarativa, migliaia di contribuenti hanno già effettuato l’accesso al proprio 730 precompilato. Per molti la sorpresa non è stata piacevole: accanto alle spese sanitarie, ai bonus edilizi e alle spese deducibili c’è l’elenco dei dati non utilizzati. Sono spese e redditi percepiti reali, ma che l’amministrazione tributaria ha preferito non utilizzare per incongruenze o mancanza di elementi. Cosa si deve fare in questi casi? Bisogna ignorare la segnalazione o inserire manualmente il dato non utilizzato?

Decifrare i dati e la motivazione per la quale non sono stati utilizzati permette di recuperarli in sicurezza per non perdere importanti sconti sull’imposta dovuta.

Anche se il 730 precompilato dovrebbe semplificare la vita dei contribuenti, quando necessita di una modifica potrebbe non essere così intuitivo apportarla. Alcune integrazioni non sono lineari e intuitive e le zone di ombra che si potrebbero delineare potrebbero far sorgere qualche dubbio nel contribuente.

730 precompilato, quando i dati non sono utilizzati?

Il 730 precompilato è stato messo a disposizione dei contribuenti, per la sola consultazione, il 30 aprile 2026. Dal 14 maggio è possibile, invece, apportare modifiche e inviare la dichiarazione precompilata. Può capitare che alcuni oneri sostenuti dai contribuenti, però, pur essendo riportati (e quindi rinvenuti dall’amministrazione fiscale) nel riassunto dei dati della dichiarazione, portino accanto una postilla che chiarisce che non sono stati utilizzati.

Il dato in questione, quindi, non è stato utilizzato dall’Agenzia delle Entrate nell’elaborazione della dichiarazione precompilata. Perché questi dati non vengono utilizzati? Quando un dato, pur essendo a disposizione dell’amministrazione fiscale, non viene utilizzato nella predisposizione della dichiarazione precompilata è perché non c’è la certezza che lo stesso possa essere inserito.

Magari per alcune detrazioni, è necessario avere i giusti requisiti per poter fruire dello sconto (un caso classico può essere rappresentato dalla spesa sostenuta per la casa in affitto la cui detrazione spetta solo a determinate condizioni).

L’Agenzia delle Entrate, in mancanza di elementi univoci, preferisce escluderlo dal calcolo dell’imposta. Si tratta, però, di un modello precompilato sul quale il contribuente può agire per apportare modifiche prima dell’invio.

Cosa fare con i dati non utilizzati?

I dati che appaiono con la postilla «non utilizzati», sono oneri e spese dei quali l’Agenzia delle Entrate non ha certezza che il beneficio fiscale spetti. A questo punto il contribuente deve verificare se è in possesso dei requisiti per aver diritto alla detrazione (ad esempio, per spese sostenute per familiare a carico è necessario verificare l’effettivo carico fiscale del familiare).

Se il diritto alla detrazione sussiste e se il contribuente è in possesso della documentazione che attesti la spesa sostenuta, i dati non utilizzati possono essere inseriti con una modifica nel 730 precompilato.

La documentazione è un passo fondamentale. Poiché in alcune circostanze le detrazioni non sono certe, il contribuente o il professionista abilitato a cui si rivolge ha un solo modo per verificare il diritto allo sconto fiscale: i documenti. Se non si è in possesso della documentazione che attesti la spesa, il consiglio è quello di non utilizzare il dato perché andando a modificare il 730 precompilato ci si espone a rischio di controlli preventivi (che ricordiamo, riguardano i dati modificati, corretti e integrati e non quelli inseriti in automatico dall’Agenzia delle Entrate).