Pr i lavoratori che hanno due CU rischiano di pagare il debito a conguaglio nel 730/2026. La stangata si può evitare agendo prima, ecco come fare.
Il 730 con due Cu molte volte rappresenta un salasso per il contribuente. La trasmissione della dichiarazione dei redditi dovrebbe essere l’atto che conclude un anno di imposta chiudendo i conti con il Fisco, ma quando il lavoratore ha nel cassetto fiscale più di una Certificazione Unica, attendere il conguaglio fiscale potrebbe provocare anche ansia e preoccupazione.
Il timore potrebbe essere quello di trovarsi con un debito Irpef salatissimo perché la progressività dell’imposta fa in modo che sommando i redditi dei due datori di lavoro porti a una tassazione superiore, soprattutto se la somma ottenuta fa saltare allo scaglione di reddito successivo.
La stangata della doppia Certificazione Unica può, però, anche essere evitata se si agisce per tempo. Capire il meccanismo che genera il debito e imparare a muoversi in anticipo è l’unico modo per vivere con serenità la stagione dichiarativa senza la paura che l’esito del 730 sia disastroso per il portafoglio.
Tra i profili più a rischio troviamo:
- il lavoratore che cambia posto di lavoro in corso d’anno;
- il dipendente licenziato che percepisce l’indennità Naspi;
- il disoccupato che, dopo un periodo in Naspi, trova una nuova occupazione;
- il lavoratore titolare di un doppio impiego contemporaneo (part-time).
Chi è a rischio? Tutti coloro che nel corso del 2025 hanno avuto più di un sostituto di imposta e a marzo 2026 hanno ricevuto due o più Cu.
Perché accade questo? Ogni sostituto d’imposta applica l’Irpef solo per i guadagni che conosce, ovvero per quelli che il lavoratore percepisce presso di lui. Ma il cumulo dei guadagni potrebbe portare il lavoratore in due situazioni che possono costargli care: superare il limite della no tax area o scivolare nello scaglione di reddito successivo con applicazione di un’aliquota Irpef più alta.
L’Irpef è un’imposta progressiva
L’Iperf è una imposta progressiva, l’aliquota applicata al reddito prodotto sale al salire del reddito. Per i lavoratori dipendenti è applicata direttamente in busta paga dal datore di lavoro (il sostituto d’imposta) e sostanzialmente non dovrebbero trovare brutte sorprese in sede di 730, poiché si ritroverebbero con l’intera Irpef già pagata e al limite potrebbero andare a rimborso grazie alle spese da portare in detrazione.
Va ricordato, però, che un datore di lavoro applica l’Irpef sui redditi che conosce, ovvero sullo stipendio che il lavoratore percepisce presso la sua azienda. Se quello stesso lavoratore ha un altro impiego, ha avuto un altro lavoro prima, ha percepito la Naspi, il datore di lavoro che applica la tassazione in busta paga non lo sa.
E quello che accade è che, magari, a conguaglio, lo scaglione di reddito cambia e l’Irpef pagata non è quella dell’aliquota in cui si ricade. Da qui i salassi che spesso investono coloro che si trovano ad avere una doppia o tripla Cu.
730 e doppia Cu, come evitare il salasso del debito a conguaglio
Si tratta, però, di una situazione che può essere facilmente evitata. Ovviamente sul 2025 (per il quale si presenta dichiarazione dei redditi nel 2026) non è possibile rimediare. Per chi ha avuto un doppio lavoro e una doppia Cu riferita al 2025, il danno è fatto e l’unica soluzione è quella di pagare il debito che, eventualmente, deriverà dal conguaglio del 730.
Per gli anni a venire, però, si può fare in modo di evitare il debito nel 730 pagando la giusta tassazione durante l’anno, mese per mese, per fare in modo che pesi anche meno. Per farlo bisogna comunicare a uno dei sostituti di imposta di applicare una tassazione maggiore perché si hanno altri redditi (si ha la possibilità di indicare anche il reddito annuo presunto che si potrebbe raggiungere).
La comunicazione al datore di lavoro può essere fatta con il foglio delle detrazioni che annualmente si presenta al sostituto di imposta. In esso si può scegliere anche la tassazione da applicare in busta paga e, come indicato sopra, scegliere la tassazione in base al reddito totale presunto che si andrà a percepire. In questo modo al momento del conguaglio del 730 non si avranno amare sorprese e non si dovrà pagare un debito Irpef.