Le small-cap europee sono pronte a tornare alla ribalta, almeno secondo gli analisti. Con i mercati finanziari globali che continuano ad aggiornare i massimi storici, trainati dalle blue chip, molti analisti prevedono che le small-cap sovraperformeranno le large-cap nei prossimi 12 mesi. A giugno erano solo il 7% secondo un sondaggio di Bank of America. Un’inversione di tendenza netta, in appena un mese.
Le small-cap europee sono state snobbate per anni, mentre i riflettori erano puntati sulle big tech americane. Oggi tuttavia costano poco, continuano a crescere e, soprattutto, possono essere terreno di caccia ideale per acquisizioni e fusioni.
Secondo PwC, nel primo semestre del 2025 il numero di operazioni M&A è sceso del 9% su base annua, ma il valore medio dei deal è salito del 15%. Segno che i compratori sono diminuiti, ma sono molto più decisi. E vanno dritti su aziende con nicchie forti, cash flow sano e multipli ancora abbordabili. Esattamente il profilo di molte small-cap europee quotate.
Ecco quindi 7 small-cap europee da mettere sotto la lente, già oggi, se si vuole anticipare il mercato e cavalcare questo ritorno di interesse.
1) Technogym (Italia)
Grafico azioni Technogym
Fonte Tradingview
Technogym è una delle poche small-mid cap italiane con una vera presenza globale. Ha una cassa netta solida e margini in miglioramento. Negli ultimi mesi ha beneficiato del ritorno d’interesse verso il settore salute e benessere, ma i suoi multipli restano contenuti (EV/EBITDA attorno a 10x). Rappresenta dunque un target ideale per fondi di private equity oppure per colossi internazionali del lifestyle sportivo. La struttura proprietaria è ancora familiare, ma potrebbe non esserlo per sempre.
Pur avendo una resistenza poco sotto i 13 euro, il titolo dimostra ancora un buon momentum e potrebbe superare l’ostacolo e riattivare il rally.
2) Reply (Italia)
Reply non è solo una delle realtà italiane più solide dell’IT, è anche una delle più avanti in Europa su cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale.
Cresce bene, in modo organico, e ha margini superiori alla media del settore. Il mercato la prezza con un EV/EBITDA intorno a 12x, che a confronto con i multipli delle big tech americane è quasi un affare. Sebbene sia difficile che la proprietà ne ceda il controllo, è più probabile che stringa partnership strategiche o joint venture con colossi come Salesforce, IBM o Accenture.
3) Alten (Francia)
Alten fornisce servizi di ricerca e sviluppo a colossi nei settori tech, automotive, aerospazio e difesa. È una di quelle aziende che stanno dietro le quinte ma fanno girare l’ingranaggio. Con un P/E forward di circa 15x, è ancora lontana dai multipli delle big tech, pur lavorando a stretto contatto con loro.
Nel contesto attuale di rilancio industriale europeo e corsa alla sovranità tecnologica, un’azienda così diventa interessante per chi vuole rafforzarsi in Europa o acquisire competenze in AI e automazione senza partire da zero.
4) Ipsos (Francia)
Mentre tutti parlano di AI generativa e modelli predittivi, Ipsos continua a fare quello che sa fare: raccogliere dati concreti, su scala globale, con metodo.
Le sue ricerche sono usate da aziende, media e istituzioni per capire consumi, comportamenti, opinioni. Il bello? Il titolo è ancora tra i più sottovalutati del settore, con un P/E di circa 12x.
In un mondo in cui l’informazione vale sempre di più, Ipsos è un asset strategico. Nielsen, Kantar o qualche fondo specializzato potrebbero muoversi per portarsela in casa e rafforzare il presidio europeo nel settore data & insights.
5) AB Science (Francia)
Come la maggior parte delle aziende biotech, AB Science rappresenta un’opportunità ad alto rischio, ma con un’alta posta in gioco. L’azienda francese ha una pipeline promettente nel trattamento di tumori e malattie neurologiche, ma il titolo è ancora depresso e poco seguito.
Come tutte le biotech in fase di sviluppo, AB Science non è ancora profittevole. Ma proprio per questo può diventare interessante per le Big Pharma, sempre a caccia di innovazione esterna da portare in casa. E con la corsa ai nuovi farmaci ancora in pieno svolgimento, potrebbe bastare poco perché un’operazione di M&A la metta improvvisamente sotto i riflettori.
6) Sartorius Stedim Biotech (Germania)
Sartorius Stedim opera nella fornitura di strumenti e servizi per il settore biotech e pharma. Meno nota di altre, ma indispensabile per l’intero settore.
I multipli (P/E di circa 25x) sono più elevati rispetto ad altre realtà, ma giustificati dalla crescita e dalla posizione di leadership. Oggi le big pharma sono a caccia di innovazione e solidità. E avere al proprio fianco un fornitore strategico come Sartorius Stedim è un vero asso nella manica.
7) Boozt (Svezia)
Grafico azioni Boozt
Fonte Tradingview
Boozt è una piattaforma ecommerce molto forte nei Paesi nordici, ma ancora poco conosciuta fuori. Eppure, ha numeri interessanti con una crescita costante del fatturato, margini in miglioramento e ritorno all’utile operativo. E il mercato la prezza ancora con un EV/Sales sotto 1x.
In un momento in cui il settore fashion online si sta consolidando, è difficile pensare che resti a lungo da sola. Che sia Zalando, Amazon o un fondo specializzato, qualcuno potrebbe bussare alla porta presto per un’acquisizione o per delle partnership.
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