5,2 miliardi di dollari di oro hanno lasciato il Venezuela per la Svizzera nei primi anni di Maduro

Ilena D’Errico

07/01/2026

Nei primi anni di Maduro molto oro del Paese è stato esportato verso la Svizzera e ora la questione è più grande che mai.

5,2 miliardi di dollari di oro hanno lasciato il Venezuela per la Svizzera nei primi anni di Maduro

La caduta di Maduro, meglio definirla così piuttosto che come arresto, anche alla luce dell’insediamento di Delcy Rodriguez, ha aperto il sipario su vari scenari. Tra questi, uno dei più rilevanti è sicuramente la fuga dell’oro. Nei primi anni di Maduro ben 5,3 miliardi di dollari di oro hanno lasciato il Venezuela per la Svizzera, esportati in un disperato tentativo di sostenere l’economia del Paese. Si parla del periodo compreso tra il 2013 e il 2016, nei primi anni della presidenza di Nicolas Maduro, quando la Banca centrale venezuelana ha esportato 113 tonnellate d’oro per un valore di circa 4,14 miliardi di franchi svizzeri.

Considerando la forte crisi economica del Paese, accresciuta da iperinflazione, deficit di bilancio e assenza di accesso a mercati del credito internazionali, è facile inquadrare il ricorso al metallo prezioso. L’oro è stato sfruttato per ottenere liquidità in valuta forte, nel tentativo di resistere alla caduta del prezzo del petrolio e alle sanzioni internazionali. Queste ultime, tuttavia, non si sono certo fermate e hanno di fatto invertito bruscamente la rotta di Caracas verso Berna e l’accesso ai franchi tanto necessitati.

Già dal 2017, con l’imposizione delle sanzioni dell’Unione europea a vari funzionari venezuelani per violazioni dei diritti umani e violazioni democratiche, le esportazioni di oro venezuelano verso la Svizzera si sono azzerate. Eppure, il Paese ha adottato le sanzioni soltanto a partire dal 2018, peraltro senza neanche prevedere un vero e proprio embargo. In ogni caso, le esportazioni si sono fermate almeno fino al 2025, secondo alcuni esperti anche a causa del progressivo impoverimento delle riserve d’oro venezuelane.

5,3 miliardi di dollari di oro venezuelano alla Svizzera

Che sia stata proprio la Svizzera a importare queste impressionanti quantità di metallo prezioso dal Venezuela non è davvero stupefacente. Il Paese è uno dei maggiori centri globali di raffinazione dell’oro, perciò è assai probabile che il metallo venezuelano fosse stato acquistato per lavorarlo, certificarlo e venderlo. La Svizzera è un passaggio quasi obbligatorio per rimettere l’oro nel mercato mondiale, tant’è che spesso ospita la fase intermedia piuttosto che essere il vero destinatario della transazione.

In ogni caso, la Svizzera ha continuato a intrattenere le proprie relazioni economiche senza assumere posizioni controverse, finanche recependo le sanzioni occidentali che hanno colpito l’amministrazione venezuelana. Non bisogna sottovalutare questo aspetto, ricordando anche quanto accaduto qualche anno fa, quando la corrispondenza diplomatica tra Venezuela e Regno Unito ha dato adito a Caracas per contestare il sequestro dell’oro venezuelano da parte della Banca d’Inghilterra.

Una disputa tutt’altro che sopita, ma anzi riaccesa proprio adesso a seguito dell’aggressione statunitense. Molto brevemente, Londra ha congelato l’oro venezuelano presente nei propri caveau (stimati nel 15% delle riserve monetarie totali del Venezuela) considerando il governo di Maduro illegittimo. Un’argomentazione che Caracas ha tentato invano di contestare (adducendo un presunto riconoscimento da parte della Regina per la firma di lettere ufficiali e il rilascio di alcuni visti), peraltro ricevendo un caloroso appoggio statunitense.

Gli Stati Uniti avevano addirittura intimato di non trattare i beni “rubati ai venezuelani”, gli stessi beni che oggi potrebbero tornare nelle mani di un governo venezuelano legittimo e che forse suscitano l’interesse del tycoon. Una dinamica che ci riporta direttamente alla questione svizzera, visto che pure le autorità svizzere hanno annunciato il congelamento dei beni collegati a Maduro e a 36 sue persone associate.

A tal proposito, tuttavia, non si conoscono né il valore dei beni congelati né tanto meno i possibili legami con i precedenti scambi con il Venezuela. Fatto sta che questi beni si aggiungono alle 31 tonnellate d’oro venezuelano custodite nei sotterranei di Threadneedle Street, mentre il nuovo governo ad interim di Caracas è costretto di fatto alla collaborazione con Washington.

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