5 titoli di Stato che rendono più del BTP. Ma devi sapere questo

Tommaso Scarpellini

26 Dicembre 2025 - 07:53

Rendimenti più alti dei titoli di Stato? Eccone 5 molto appetitosi. Ma nascondono variabili spesso ignorate.

5 titoli di Stato che rendono più del BTP. Ma devi sapere questo

Se bastasse guardare un numero per investire in obbligazioni, il mercato sarebbe un posto molto più semplice. Un rendimento nominale più alto del BTP dovrebbe significare maggiore convenienza, giusto? Se così fosse, ecco 5 titoli di stato con rendimenti superiori al BTP.
Eppure, quando si entra davvero nella meccanica dei titoli di Stato esteri, il quadro si complica rapidamente. Cosa si nasconde dietro questi rendimenti?

Perché questi rendimenti attirano l’attenzione

Osservando i rendimenti nominali dei titoli di Stato a 10 anni, emergono alcuni Paesi che oggi offrono cedole superiori rispetto al BTP italiano. Tra questi, cinque spiccano per livello di rendimento e rilevanza macro.

Il primo è la Romania con un rendimento del 6,86% in leu rumeno. Segue la Serbia al 5,04% in dinaro serbo. Poi troviamo l’Australia al 4,78% in dollaro australiano, la Repubblica Ceca al 4,55% in corona ceca e infine il Regno Unito al 4,52% in sterlina britannica.

Numeri che, sulla carta, superano il rendimento del BTP decennale e che potrebbero sembrare un’alternativa più redditizia. Ma il punto chiave è comprendere cosa rappresenta davvero quel rendimento.

Rendimento nominale e rendimento netto a scadenza

Il rendimento indicato per questi titoli è un rendimento nominale lordo. Non racconta l’intera storia. Il rendimento netto a scadenza dipende da diversi fattori aggiuntivi, come la tassazione applicata, il prezzo di acquisto sul mercato secondario e il timing dell’investimento.

Nel caso dei titoli di Stato italiani, la tassazione agevolata al 12,5% rappresenta un vantaggio strutturale. Molti titoli esteri invece subiscono una tassazione più elevata, spesso al 26%, riducendo sensibilmente il rendimento netto effettivo. Questo significa che un 4,8% nominale australiano può avvicinarsi molto, o persino scendere sotto, il rendimento netto di un BTP a parità di durata.

In altre parole, il confronto corretto non è mai tra rendimenti lordi, ma tra rendimenti netti a scadenza, depurati da tutte le frizioni fiscali e operative.

Il fattore decisivo è il rischio di cambio

C’è poi una differenza strutturale ancora più rilevante. Tutti questi titoli sono denominati in una valuta diversa dall’euro. Per un investitore italiano questo introduce un rischio di cambio che il BTP non ha.

Il rendimento finale dell’investimento non dipenderà solo dalla cedola incassata, ma anche dall’andamento del tasso di cambio tra euro e valuta di riferimento. Se la valuta estera si svaluta nel tempo, il rendimento in euro può ridursi drasticamente o diventare negativo, anche in presenza di un’ottima cedola.

Il leu rumeno e il dinaro serbo, ad esempio, presentano una volatilità valutaria più elevata rispetto alla sterlina britannica o al dollaro australiano. Questo significa che parte del rendimento extra remunera implicitamente il rischio di svalutazione monetaria. Non è un bonus gratuito, ma una compensazione per un rischio aggiuntivo.

Rendimento assoluto e svalutazione monetaria

Quando si investe in titoli di Stato esteri, il rendimento assoluto dell’operazione è la somma di due componenti. Il rendimento obbligazionario e la variazione del cambio. Se una valuta perde il 3% annuo contro l’euro e il titolo rende il 5%, il rendimento reale per l’investitore europeo si riduce a circa il 2%, prima delle tasse.

Questo è il motivo per cui molti rendimenti apparentemente generosi non si traducono automaticamente in performance superiori. Il mercato obbligazionario prezza già le aspettative di svalutazione futura, soprattutto nei Paesi con inflazione strutturalmente più elevata.

Rischio di default e fondamentali macro

Un altro elemento spesso sottovalutato è il rischio di credito sovrano. Anche se stiamo parlando di titoli di Stato, il rischio di default non è uguale per tutti i Paesi.

Due variabili sono centrali nella valutazione del rischio reale di un’obbligazione sovrana. Il rapporto debito su PIL e il livello di inflazione. Un debito elevato limita la flessibilità fiscale di un Paese. Un’inflazione persistente erode il valore reale delle cedole e mette pressione sulla banca centrale.

Romania e Serbia offrono rendimenti più alti proprio perché il mercato richiede un premio per questi rischi. Australia e Regno Unito, invece, presentano fondamentali più solidi ma anche rendimenti più contenuti. Il punto non è stabilire quale sia il titolo migliore in assoluto, ma comprendere perché il rendimento sia quello che è.

Perché il BTP resta un caso particolare

Il BTP, per un investitore italiano, ha una caratteristica unica. È denominato in valuta domestica e non espone a rischio di cambio. Questo rende il suo rendimento molto più prevedibile e stabile nel tempo.
Inoltre, il mercato italiano è estremamente liquido e integrato nel sistema dell’euro. Questo riduce alcuni rischi sistemici che invece possono emergere nei mercati obbligazionari più piccoli o periferici.
Il confronto corretto quindi non è tra chi rende di più oggi, ma tra quale profilo rischio rendimento è coerente con l’obiettivo dell’investimento.

In sintesi...

Guardare solo il rendimento è una scorciatoia pericolosa. I titoli di Stato esteri possono offrire cedole più elevate del BTP, ma lo fanno chiedendo in cambio qualcosa di preciso. Rischio di cambio, rischio macro, rischio fiscale. Nulla è gratuito nel reddito fisso.
Il vero vantaggio non sta nell’inseguire il numero più alto, ma nel capire quali rischi si è disposti a sostenere e quali no. Ed è spesso lì che le obbligazioni smettono di essere noiose e iniziano a essere complesse davvero.