5 febbraio, tutti aspettano Amazon. Ma il mercato guarda un altro numero

Claudia Cervi

3 Febbraio 2026 - 21:28

Il 5 febbraio Amazon pubblica la trimestrale. Ma il mercato guarda oltre utili e ricavi: c’è un numero sull’AI che può cambiare la lettura del titolo.

5 febbraio, tutti aspettano Amazon. Ma il mercato guarda un altro numero

Nei giorni che precedono una grande trimestrale tech, a Wall Street succede sempre la stessa cosa. L’attenzione si alza, i volumi aumentano, le aspettative si comprimono in poche domande chiave. Non è solo una questione di conti o di stime sugli utili. Ogni trimestrale, oggi, viene letta come un verdetto sull’intelligenza artificiale.

Il mercato lo ha capito da tempo. Chi guida l’AI cresce, chi resta indietro rischia di uscire dal radar degli investitori. È questa convinzione ad aver sostenuto i rally degli ultimi mesi, a tenere in piedi multipli elevati e a rendere “normali” valutazioni che fino a poco fa sarebbero sembrate difficili da difendere. Ma è anche una narrativa fragile, perché si regge su un equilibrio delicato fatto di aspettative altissime e investimenti sempre più pesanti.

Ed è qui che entra in gioco il 5 febbraio. La trimestrale di Amazon arriva in una fase in cui l’entusiasmo per l’AI non è scomparso, ma ha iniziato a incrinarsi. Il mercato non chiede più solo crescita, chiede sostenibilità. Quanto costa davvero questa corsa all’intelligenza artificiale. E soprattutto, per quanto tempo può andare avanti senza che i conti inizino a risentirne.

È in questo spazio, tra entusiasmo e dubbio, che si nasconde il vero tema della trimestrale. E il motivo per cui il numero più importante potrebbe non essere quello che tutti stanno aspettando.

5 febbraio, perché Wall Street guarda oltre i risultati

Dalla trimestrale di Amazon, il mercato si aspetta crescita a doppia cifra dei ricavi, margini in miglioramento, utili che tengono nonostante il contesto. Ma questa volta gli investitori guardano oltre. Perché negli ultimi trimestri il segnale più rumoroso non è arrivato dal fatturato, bensì dal flusso di cassa libero. Ed è lì che si concentra il vero stress test del 5 febbraio.

Il precedente è chiaro. Nel terzo trimestre 2025 i ricavi erano saliti del 13% su base annua a 180,2 miliardi di dollari e l’utile netto era cresciuto del 38%. Nello stesso periodo, però, il free cash flow era crollato del 69%, fermandosi a 14,8 miliardi di dollari. Un dato che aveva fatto rumore, perché non si trattava di un episodio isolato, ma della conseguenza diretta di una dinamica ben precisa. Le spese in conto capitale erano aumentate di oltre 50 miliardi di dollari su base annua, spinte quasi interamente dagli investimenti nelle infrastrutture di intelligenza artificiale.

È su questo precedente che il mercato sta costruendo le aspettative per il quarto trimestre. Amazon ha già alzato la guidance sui capex per il 2025 a 125 miliardi di dollari e il management ha lasciato intendere che nel 2026 la spesa potrebbe salire ulteriormente, con stime che superano i 150 miliardi. Numeri che raccontano ambizione, ma anche una pressione finanziaria crescente. Non a caso, nel novembre 2025 il gruppo è tornato sul mercato del debito con un’emissione obbligazionaria da 15 miliardi di dollari, la prima in tre anni.

Per gli investitori, quindi, il punto non è giudicare se la spesa sia giusta o sbagliata. Il punto è capire cosa dirà il management sul percorso futuro. Se dalla conference call emergerà che la compressione del flusso di cassa è temporanea e legata a una fase straordinaria di investimenti, il mercato potrebbe continuare a concedere tempo. Se invece il messaggio sarà che l’AI richiederà livelli di capex elevati ancora a lungo, allora le aspettative potrebbero iniziare a essere ricalibrate, anche in presenza di conti solidi. Perché nel 2025 l’intelligenza artificiale non si valuta più solo in termini di crescita, ma nel delicato equilibrio tra ritorni e capitale assorbito.

AWS cresce, ma a che prezzo: capex, capacità e concorrenza sotto la lente

Anche qui il punto di partenza è un dato storico, non un’ipotesi. Nel terzo trimestre 2025 Amazon Web Services è stata la divisione con la performance più brillante, con ricavi in accelerazione del 20% su base annua a 33 miliardi di dollari, il ritmo di crescita più elevato dal 2022. L’utile operativo di 11,4 miliardi di dollari e un portafoglio ordini vicino ai 200 miliardi hanno confermato che la domanda per i carichi di lavoro di intelligenza artificiale resta solida e diffusa.

È proprio questa forza che rende la lettura del prossimo trimestre più complessa. Per il quarto trimestre 2025, il consenso degli analisti si aspetta un’ulteriore crescita dei ricavi di AWS, con stime intorno ai 34,9 miliardi di dollari, in un contesto in cui i segmenti a più alto margine dovrebbero continuare a sostenere la redditività complessiva del gruppo. Ma il mercato non si ferma al dato di crescita. Vuole capire come verrà difesa.

Il confronto competitivo è uno dei punti più sensibili. AWS mantiene una quota di mercato intorno al 30%, ma i principali rivali stanno crescendo più velocemente. Azure viaggia su tassi prossimi al 40%, mentre Google Cloud supera il 30%. Questo significa che la leadership di AWS non è in discussione nel breve, ma è sempre più sotto pressione nel medio periodo. Ed è qui che entrano in gioco due variabili decisive, capacità e prezzi.

Durante la conference call, gli investitori ascolteranno con attenzione qualsiasi riferimento ai vincoli di capacità e ai tempi di consegna dei carichi di lavoro AI. Se emergerà che la domanda continua a superare l’offerta, il messaggio sarà di forza commerciale, ma anche di investimenti ancora necessari. Se invece il management lascerà intendere che la capacità sta aumentando rapidamente, il mercato cercherà indicazioni su come questo impatterà sulla disciplina dei prezzi in un settore sempre più affollato.

Un altro tema sotto osservazione riguarda l’adozione dei chip proprietari Trainium. Finora l’utilizzo è rimasto concentrato su pochi clienti di grandi dimensioni, con il progetto Rainier di Anthropic come caso di punta. Per il mercato, però, il punto non è il singolo progetto, ma la scalabilità del modello. Il 5 febbraio gli investitori cercheranno segnali di una diffusione più ampia, perché solo un’adozione trasversale può giustificare gli investimenti in ricerca, sviluppo e produzione fatti finora.

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