La politica di dazi sulle importazioni promessa in campagna elettorale da Donald Trump potrebbe costare ai titoli di Piazza Affari dai 4 ai 7 miliardi di euro secondo uno studio di Prometeia, ma potrebbe arrivare a 8 miliardi, con una perdita dello 0,4% del Pil, secondo Natixis Corporate & Investment Banking.
Tra i settori più esposti ai dazi, l’industria delle automobili, la meccanica (fiore all’occhiello del Made in Italy), la chimica-farmaceutica, l’agroalimentare, il lusso e il tessile. L’impatto sui titoli di Piazza Affari non è scontato e dipenderà da come le tariffe verranno implementate (se mai lo saranno).
A fronte di questa crescente incertezza, potrebbe essere arrivato il momento di vendere queste 5 azioni di Piazza Affari, seppur con un market timing diversi a seconda del caso.
1) Brunello Cucinelli
Grafico azioni Brunello Cucinelli
Fonte Tradingview
L’azienda 100% Made in Italy del cachemire Brunello Cucinelli potrebbe essere una delle aziende italiane a subire l’imposizione di dazi fino al 20%. Il settore della moda e del lusso italiano ha un’esposizione elevata verso gli Stati Uniti, dove l’Italia è il primo esportatore europeo con un valore che supera i 5 miliardi di euro. Per Brunello Cucinelli il mercato americano rappresenta il 36,4% del fatturato, com 225,6 milioni di euro di vendite nel primo semestre 2024.
La crescita del brand potrebbe subire un rallentamento con l’introduzione di barriere tariffarie, ma l’impatto potrebbe essere diluito ne tempo e portare conseguenze solo a partire dal 2026. Inoltre, la carenza di sostituti americani del lusso potrebbe limitare le ricadute sulle vendite negli States.
Nel breve termine, infatti, gli esperti delle principali banche d’affari hanno espresso giudizi positivi sul titolo di Borsa Italiana: con un rating buy assegnato dagli analisti, Goldman Sachs ha indicato un target price a 113 euro, Ubs a 106 euro e Intesa Sanpaoloa 108 euro, con un potenziale rialzo del 20-30%.
Per ora, quindi potrebbe essere sufficiente monitorare il trend del titolo, con un trailing stop. Se il titolo dovesse raggiungere questi livelli nel 2025, l’investitore potrebbe valutare di vendere prima che i dazi inizino a incidere sui risultati.
2) Moncler
Grafico azioni Moncler
Fonte Tradingview
Moncler realizza solo il 14% del suo fatturato negli Stati Uniti, ma tanto potrebbe bastare per comprimere ulteriormente il suo prezzo. Da inizio anno, la performance del titolo è negativa del 16%, con i prezzi che stanno mettendo sotto pressione i supporti grafici a 47,50 euro circa. Discese sotto area 42-43 potrebbero compromettere la tendenza rialzista in atto dal 2016 con conseguente affondo in area 35, base del doppio massimo in formazione dai top del 2021.
Nononstante l’andamento delle azioni, i fondamentali di Moncler sono ancora solidi, con una crescita annuale composta dell’utile per azione (EPS) del 12%. Il potenziale di redditività a lungo termine potrebbe tuttavia essere compromesso dai dazi. Per il momento gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno confermato il rating “buy” sul titolo con target price a 65,50 euro che implica un potenziale rialzo del 40%.
3) Campari
Grafico azioni Campari
Fonte Tradingview
Campari è tra i titoli peggiori del Ftse Mib nel 2024, con una perdita di valore delle azioni del 44% circa. Dai record di fine 2021, il titolo sta perdendo oltre il 57%.
L’applicazione di tariffe sulle importazioni negli States potrebbe dunque dare il colpo di grazia alle azioni, comportando una estensione della fase ribassista in atto.
Dopo la pubblicazione dei conti dei primi nove mesi del 2024, che già evidenzia un rallentamento della crescita negli Stati Uniti, con una contrazione dei margini (EBIT rettificato -4,2%), diversi analisti hanno tagliato il giudizio sulla società: Deutsche Bank ha tagliato il target price a 8,5 euro per per azione (dai 9,7 precedenti), Barclays a 7,8 euro da 8,4 euro e JPMorgan a 6 euro da 7,8 euro.
4) Interpump
Grafico azioni Interpump
Fonte Tradingview
L’ombra dei dazi di Trump potrebbe colpire anche Interpump e altre aziende del settore della meccanica italiana, particolarmente sensibile agli incrementi dei costi e alla diminuzione della domanda. A differenza del settore del lusso, dove il Made in Italy ha un vantaggio competitivo, nell’industria meccanica è probabile che i clienti americani sostituiscano i prodotti italiani con quelli locali o di altre nazioni con accordi tariffari più favorevoli.
Per quanto riguarda Interpump, negli anni ha dimostrato resilienza grazie alla diversificazione sia geografica che di prodotto, un elemento che mitiga i rischi di dipendenza da un singolo mercato. Tuttavia, dai risultati finanziari dei primi nove mesi del 2024 è emerso un calo dei ricavi del 7,7% e una riduzione del fatturato del 9,4%. Con la diminuzione del margine operativo lordo (-14,6%), la marginalità è scesa dal 24,7% al 22,9%, definendo un quadro in progressivo peggioramento.
Secondo Equita Sim, Interpump resta per il momento un “buy”, con fair value di 48 euro, che implica un potenziale rialzo del 13% entro i prossimi 12 mesi. Mediobanca Research ha rivisto al ribasso le stime di EPS adjusted per il periodo 2024-2026 dell’8%.
5) Leonardo
Grafico azioni Leonardo
Fonte Tradingview
Leonardo tratta sui massimi da settembre 2000, con una performance da inizio anno del 68%. Dall’elezione di Trump, il titolo è cresciuto del 17%, sostenuto dai risultati dei primi nove mesi dell’anno pubblicati il 7 novembre. L’azienda della difesa guidata dal ceo Roberto Cingolani ha riportato ricavi per 12,08 miliardi di euro, in crescita del 17,6%, con un aumento in quasi tutte le aree di business, in particolare nell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza e degli Elicotteri.
Sebbene il ritorno di Trump alla Casa Bianca sia visto positivamente per i titoli della difesa, dato che potrebbe costringere i membri Nato ad aumentare le spese militari nel Vecchio Continente, dazi più alti potrebbero comunque danneggiare il fatturato di Leonardo,
Per il momento, tuttavia, le banche d’affari sono positive sul titolo, a partire da Deutsche Bank che ha fissato il target price a 27 euro con un rating “buy” e Banca Akros a 29 euro.
Dopo l’ultima trimestrale, Bernstein e Mediobanca hanno ribadito il rating “outperform”, prevendo un prezzo obiettivo di 30 euro.
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