Sta accadendo l’opposto di quanto atteso. E l’opposto di quanto accaduto negli ultimi mesi.
L’Europa si trova ad affrontare complicazioni economiche impreviste, mentre gli Stati Uniti, che molti si aspettavano in difficoltà, continuano a sorprendere in positivo. Questo squilibrio potrebbe innescare una contro-fuga di capitali dai titoli di Stato europei verso quelli americani.
Ecco 3 motivi concreti per temere questa dinamica.
Francia: OAT e rischio politico
Il primo campanello d’allarme arriva dalla Francia. Il Primo Ministro François Bayrou ha legato il voto di fiducia dell’8 settembre al piano di bilancio 2026. Una scelta che mette sotto pressione i mercati, perché evidenzia l’incertezza politica e la fragilità delle prospettive fiscali del Paese.
Gli investitori non amano l’instabilità, soprattutto quando si parla di un Paese centrale come la Francia, il secondo più grande emittente di titoli di Stato in Europa dopo la Germania. Le OAT, già sotto pressione, hanno visto salire i rendimenti. E più i rendimenti aumentano, più i prezzi obbligazionari scendono.
Il rischio è duplice: da un lato il deterioramento della fiducia nei confronti della capacità francese di consolidare i conti pubblici, dall’altro l’effetto contagio sugli altri titoli governativi dell’area euro.
Germania: disoccupazione e stagflazione
Il secondo motivo di preoccupazione arriva dalla Germania. I dati più recenti fotografano un contesto in deterioramento: la disoccupazione ha superato la soglia dei 3 milioni, un record negativo degli ultimi dieci anni. Il tasso è al 6,3%, ma il livello assoluto mette in evidenza una fragilità crescente del mercato del lavoro.
Sul fronte macro, il PIL del secondo trimestre è stato rivisto a -0,3% trimestre su trimestre, peggiorando rispetto alla stima preliminare di -0,1%. A questo si aggiunge un’inflazione ancora sopra il target del 2% della BCE. Il termine che circola tra analisti e investitori è “stagflazione”: crescita negativa, prezzi in rialzo, disoccupazione in aumento.
In uno scenario del genere, i Bund, tradizionalmente rifugio sicuro, potrebbero subire una pressione contraria: rendimenti in salita, prezzi in calo e un colpo ulteriore alla fiducia verso il debito europeo.
USA: crescita e soft landing?
Il terzo elemento non arriva dall’Europa, ma dagli USA. Il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo dal 3,0% al 3,3%. Un dato che rafforza l’idea di un “soft landing”, cioè di un atterraggio morbido dell’economia americana dopo la fase di rialzi dei tassi.
La Federal Reserve, sembra oltretutto tornata a considerare di tagliare i tassi. Se così fosse, l’attenzione del mercato potrebbe tornare sui Treasury americani.
Tuttavia, c’è un punto di cautela: i consumi, cuore dell’economia USA, sono cresciuti solo dell’1,6%, uno dei dati più deboli del ciclo.
Il rischio di contro-fuga di capitali
Mettendo insieme i tre elementi, il quadro che emerge è chiaro: l’Europa soffre di instabilità politica e stagnazione economica, mentre gli Stati Uniti si presentano più attrattivi. La conseguenza potenziale? Una contro-fuga di capitali, con potenziali vendite sul debito europeo e acquisti sul debito USA.
Va però sottolineato che non si tratta di uno scenario certo, ma di un rischio. L’evoluzione dipenderà dalle decisioni politiche francesi, dalla capacità tedesca di invertire la rotta e dalle mosse della Fed nei prossimi mesi.
Infatti, ciò non significa che sia in corso un crollo inevitabile.