Quanti, pensando a un PAC o a un investimento negli Stati Uniti, guardano all’S&P 500 come indice e agli ETF index-based passivi collegati? La risposta: tanti. E non è necessariamente sbagliato. Ma nel 2025 esistono altri tre tipi di ETF che stanno attirando sempre più interesse e che vale la pena (almeno) conoscere.
1. ETF Momentum – Cogliere il trend, finché dura
La logica momentum si basa su un concetto semplice ma potente: comprare titoli che stanno già mostrando forza relativa e vendere quelli che stanno sottoperformando. Diversi backtest storici dimostrano che il momentum può generare extra-rendimento soprattutto in fasi di mercato direzionali.
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Grafico lineare dell'S&P 500 e dell'Invesco S&P 500 Momentum ETF. Fonte: baha.com
Nel contesto attuale, caratterizzato da divergenze settoriali e rotazioni improvvise, gli ETF momentum operano selezionando le azioni con le migliori performance su un periodo predefinito (spesso 6 o 12 mesi).
Il rovescio della medaglia? Il momentum soffre nei mercati laterali o in inversioni improvvise. È una strategia che funziona bene finché i trend restano coerenti, ma richiede consapevolezza del rischio di drawdown rapidi in caso di cambiamento del sentiment.
2. ETF Quality – Puntare sulle fondamenta solide
Gli ETF quality selezionano titoli con metriche finanziarie superiori alla media: elevato ROE, bassa leva finanziaria, crescita stabile degli utili, margini robusti. In altre parole, aziende con modelli di business resilienti, bilanci puliti e capacità di generare flussi di cassa consistenti anche in contesti macro difficili.
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Grafico lineare dell'S&P 500 e dell'Invesco S&P 500 Quality ETF. Fonte: baha.com
In un portafoglio core, gli ETF quality offrono un’esposizione più selettiva rispetto a un indice ampio come l’S&P 500, che contiene anche aziende indebitate o con fondamentali in deterioramento.
3. ETF Low Volatility – Stabilità prima di tutto
Meno noti al grande pubblico, gli ETF low volatility selezionano titoli con una varianza storica dei prezzi inferiore alla media. Il loro obiettivo è ridurre le oscillazioni del portafoglio, proteggendo il capitale nei momenti di stress di mercato.
Il compromesso? In mercati fortemente rialzisti, la strategia low volatility tende a sottoperformare, proprio perché privilegia titoli difensivi come utility, healthcare o consumer staples. Tuttavia, quando il mantra dell’investitore diventa “non voglio rischiare troppo”, questi ETF diventano una scelta naturale per ridurre il beta complessivo del portafoglio.
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Grafico lineare dell'S&P 500 e dell'SPDR S&P 500 Low Volatility UCITS ETF. Fonte: baha.com
Nel lungo periodo, gli ETF low volatility non puntano a battere il mercato, ma a fornire un’esperienza di investimento più lineare, con drawdown ridotti.
In sostanza?
Oltre i classici ETF sull’S&P 500 esistono altre soluzioni fattoriali, nel bene e nel male.
Non si tratta di formule magiche: ogni strategia ha punti di forza e limiti. Ma conoscere queste alternative significa avere più strumenti per affrontare mercati complessi e mutevoli. Perché, alla fine, la vera sofisticazione non è nella sigla dell’ETF, ma nella consapevolezza con cui lo si inserisce in portafoglio.