3 azioni della difesa da vendere prima che crollino (dopo un rally fino al 246%)

Claudia Cervi

7 Luglio 2025 - 09:29

I titoli della difesa europea hanno corso fino al +246% grazie alla spinta al riarmo. Ma per alcuni, ora, è tempo di vendere prima che inizino le prese di profitto

3 azioni della difesa da vendere prima che crollino (dopo un rally fino al 246%)

Reduci da rialzi eccezionali (fino al 246%), per alcune azioni della difesa europee potrebbe essere arrivato il momento di uscire di scena dai portafogli. Secondo Citi e Bank of America, il comparto, protagonista di un’ascesa travolgente nel 2025, inizia a scontare scenari troppo ottimistici, lasciando intravedere più rischi che opportunità.

Nel mirino finiscono tre titoli che da inizio anno hanno registrato performance monstre, con guadagni fino al +246%. Ma gli analisti ora suonano il campanello d’allarme. L’euforia vista immediatamente dopo il vertice NATO e il boom di ordini governativi potrebbero aver già dato il loro effetto.

Per questi 3 titoli potrebbe dunque essere il momento di prendere profitto, prima che il mercato si accorga che sono saliti troppo.

I 3 titoli da vendere (prima che sia troppo tardi)

Citi ha declassato Hensoldt, Renk e Saab a “sell”, evidenziando valutazioni ormai troppo spinte rispetto alle reali prospettive di crescita. Ecco perché:

Renk (Germania): +246% da inizio anno

Specializzata in trasmissioni per veicoli militari, Renk ha beneficiato della corsa al riarmo in Europa. Ma secondo Bank of America, il titolo è sopravvalutato, tant’è che dai massimi storici raggiunti a inizio giugno ha già perso oltre il 20%. Gli analisti dubitano che l’azienda riesca davvero a raggiungere i 3 miliardi di euro di fatturato previsti per il 2030. Dunque il rischio è che il mercato inizi a ridimensionare le aspettative già al prossimo Capital Markets Day.

Grafico azioni Renk Grafico azioni Renk Fonte Tradingview

Hensoldt (Germania): +170% nel 2025

Attiva nella sensoristica e nelle tecnologie di sorveglianza, Hensoldt è uno dei cavalli di battaglia del riarmo tedesco. Ma per Citi, i prezzi attuali scontano uno scenario troppo ottimistico. I flussi di cassa e la quota di mercato futura non sembrano giustificare i multipli attuali.

Saab (Svezia): +110% da inizio anno

Il titolo ha corso nonostante una limitata esposizione ai programmi di spesa militare europei, a eccezione della Svezia. Secondo Bank of America, la visibilità sui ricavi a medio-lungo termine è debole e il sentiment potrebbe presto cambiare.

Secondo Citi, il vertice NATO dell’Aia potrebbe essere stato il “picco” per il sentiment sull’industria della difesa in Europa. Il consenso politico c’è, ma la vera incognita è se i Paesi europei riusciranno davvero a mobilitare fino all’ultimo centesimo degli 800 miliardi di euro promessi.

Difesa: corsa finita? Ecco le alternative europee ancora sottovalutate

Il settore della difesa in Europa ha beneficiato di una storica svolta. Il nuovo impegno della NATO a destinare il 5% del PIL alla sicurezza entro il 2035 ha dato una forte spinta a investimenti, fusioni e ordinativi. Da gennaio, l’indice Stoxx Europe Aerospace and Defense è salito di quasi il 50%.

Ma ora che il mercato ha già prezzato (forse troppo in fretta) questo “nuovo paradigma”, gli investitori iniziano a guardarsi intorno in cerca di titoli più solidi, meno scontati e con maggiore visibilità sui ricavi.

Due nomi italiani emergono tra le alternative più interessanti, con l’Italia che ha già stanziato 32 miliardi di euro (pari all’1,5% del PIL) con l’impegno di arrivare al 3%:

Leonardo

Grafico azioni Leonardo Grafico azioni Leonardo Fonte Tradingview

Il colosso italiano dell’aerospazio e della difesa è ben posizionato per cogliere i benefici dei piani di spesa europei. A differenza di Saab o Hensoldt, Leonardo ha una presenza consolidata nei principali programmi della difesa UE e NATO, un portafoglio ordini solido e un’esposizione ben bilanciata tra difesa tradizionale e nuove tecnologie. Inoltre, il titolo tratta ancora a multipli inferiori rispetto ai competitor tedeschi.

Fincantieri
Storicamente associata alla cantieristica navale civile, oggi è sempre più coinvolta nei programmi di difesa marittima europei e NATO. Il settore della difesa rappresenta una fetta crescente del suo business, e con l’accelerazione delle spese militari, il potenziale di crescita nei prossimi anni è significativo.

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