I mercati salgono quindi tutto bene, no? Almeno apparentemente: finché prosegue l’everything rally non c’è alcun segnale d’allarme, almeno sul piano tecnico. Eppure, dietro le quinte, 3 anomalie sono ormai diventate troppo grandi per essere ignorate. Se guardiamo oltre l’entusiasmo superficiale, emergono alcune crepe che ogni investitore dovrebbe monitorare con attenzione.
1. Valutazioni record: non solo negli Stati Uniti
“Mercati sopravvalutati? Non mi dici nulla di nuovo”. Questo è probabilmente quello che ti starai dicendo. In effetti, gli Stati Uniti presentano multipli azionari vicini ai picchi della bolla dot-com. L’S&P 500 viaggia su un P/E forward che storicamente si colloca nella fascia più elevata della distribuzione degli ultimi vent’anni. Ma la vera sorpresa è altrove: anche l’Europa è sopravvalutata.
Negli ultimi dieci anni, i listini europei hanno sempre presentato uno sconto strutturale rispetto a Wall Street. Oggi, invece, il P/E medio delle principali piazze europee (Euro Stoxx 50 in primis) si colloca nella parte alta della distribuzione storica a 10 anni. Questo significa che non esistono più “aree rifugio” tra i mercati sviluppati: sia gli USA sia l’Europa hanno multipli compressi da tassi bassi e liquidità abbondante, ma ora senza più margini di sicurezza.
EU50 (bianco) - S&P 500 (arancio)
Grafico lineare dell'EU50 e S&P 500. Fonte: baha.com
2. Taglio dei tassi: sempre una buona notizia?
L’idea comune è che tassi più bassi siano sempre un toccasana per i mercati. Costi di finanziamento più bassi, credito più accessibile, valutazioni che trovano sostegno… tutto vero. Ma attenzione: quando la Fed inizia a tagliare i tassi in un contesto di economia ancora apparentemente solida, la storia insegna che può essere un campanello d’allarme.
Perché abbassare i tassi se l’economia va bene? Se non è inflazione (ancora alta), e non è crescita del PIL (ancora resiliente), resta un’altra variabile: il mercato del lavoro. Gli ultimi report NFP hanno mostrato segnali di cedimento: la crescita occupazionale si è raffreddata, mentre il tasso di disoccupazione ha superato lievemente le attese. Nulla di drammatico oggi, ma è da queste crepe che spesso partono le dinamiche più complesse.
3. Il paradosso oro–tassi
Se davvero va tutto così bene, perché l’oro continua a salire? Per definizione, l’oro è un bene rifugio, che tende a rafforzarsi nei momenti di tensione. Oggi, però, il suo rally ha una spiegazione più sottile: il differenziale dei tassi.
Le aspettative di tagli da parte della Fed hanno spinto al ribasso i rendimenti a breve, mentre quelli a lungo sono rimasti relativamente stabili. Questo “appiattimento asimmetrico” della curva rende l’oro più competitivo: il costo opportunità di detenerlo si abbassa. Storicamente, movimenti di questo tipo si manifestano spesso in prossimità di compressioni economiche, quando gli investitori cercano strumenti che non dipendono dai flussi di cassa o dai tassi reali.
Attenzione senza allarmismi
Magari non è il caso, e come spesso accaduto negli ultimi anni, tutto tornerà per il meglio. Ma ignorare queste tre anomalie significherebbe abbassare la guardia proprio mentre i mercati sembrano più forti.