Si prevede un anno difficile per il settore automobilistico cinese, alle prese con un calo della domanda dopo lo stop ai sussidi statali.
Il 2026 si preannuncia come un anno spartiacque per l’industria cinese delle auto elettriche. Dopo oltre un decennio di crescita accelerata, il settore rischia di entrare in una fase di profonda selezione naturale, spinta da una combinazione di domanda interna in rallentamento, sovraccapacità produttiva e progressivo ridimensionamento del sostegno pubblico. Decine di produttori potrebbero essere costretti a ridurre drasticamente le attività o addirittura ad abbandonare il più grande mercato automobilistico del mondo.
In Cina continentale sarebbero circa 50 i marchi di veicoli elettrici che operano senza raggiungere la redditività. Per molti di loro, il 2026 potrebbe segnare il punto di non ritorno: le vendite complessive di auto, infatti, sono attese in calo per la prima volta dal 2020. Alla base di questa inversione di tendenza c’è un mercato ormai saturo, dove l’offerta ha superato di gran lunga la domanda reale, innescando una guerra dei prezzi che negli ultimi tre anni ha eroso i margini di profitto.
A complicare il quadro contribuisce anche il cambio di rotta della politica industriale di Pechino. Nel nuovo piano quinquennale, l’enfasi sui veicoli elettrici appare meno marcata rispetto al passato, mentre alcune agevolazioni chiave stanno per essere ridimensionate. I sussidi diretti e le esenzioni fiscali, che per anni hanno sostenuto le vendite, sono in scadenza o in fase di revisione. Dal 2026, ad esempio, sull’acquisto di auto elettriche verrà introdotta una tassa del 5%, destinata a salire al 10% entro il 2028, riducendo l’attrattiva per i consumatori.
Le previsioni delle grandi banche internazionali confermano uno scenario complesso. Deutsche Bank stima una contrazione delle spedizioni totali di veicoli in Cina attorno al 5% nel 2026, mentre JPMorgan prevede un calo delle vendite complessive tra il 3% e il 5%. Numeri che, in un settore ipercompetitivo, rischiano di mettere fuori gioco gli operatori più fragili dal punto di vista finanziario.
Pochi gruppo avranno le risorse per resistere
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In questo contesto, solo pochi grandi gruppi sembrano avere le risorse per resistere. Tra questi spicca BYD, oggi il maggiore produttore mondiale di auto elettriche, e Seres, sostenuta da Huawei, entrambe già riuscite a raggiungere la redditività. Per tutti gli altri, la sopravvivenza passerà da scelte drastiche: fusioni, chiusure di impianti o una decisa spinta verso i mercati esteri.
Non a caso, l’export viene indicato come una delle poche vie d’uscita. Vendere all’estero consentirebbe ai costruttori cinesi di spuntare prezzi più elevati e migliorare margini oggi ridotti all’osso, in media circa 5.000 yuan per veicolo. Tuttavia, questa strategia comporta nuove sfide, tra barriere commerciali, dazi e una concorrenza sempre più agguerrita nei mercati occidentali e nei Paesi emergenti.
Il 2026, dunque, non sarà solo un anno difficile: sarà una vera e propria prova di resistenza. Dal confronto usciranno vincitori e vinti, con un settore destinato a ridursi numericamente ma, forse, a rafforzarsi dal punto di vista industriale. In Cina, la corsa all’auto elettrica entra nella sua fase più matura, e più spietata.
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