Scopri come funziona la tecnologia del raffrescamento evaporativo, i dettagli del progetto e le ultime novità urbanistiche.
Camminare in città in piena estate può trasformarsi in un’esperienza davvero faticosa, specialmente quando ci si ritrova in grandi piazze prive di alberi, circondati solo da asfalto e cemento che trattengono e sprigionano calore. Questo fenomeno viene chiamato dagli esperti «isola di calore urbana» ed è uno dei problemi più urgenti per i grandi centri urbani, dove le temperature percepite superano di gran lunga quelle delle aree rurali vicine.
Per rispondere a questa problematica, l’architettura moderna sta cercando di unire l’ingegneria più avanzata ai segreti della natura. È in questo scenario che si inserisce l’albero bioclimatico, non una vera e propria pianta, ma una struttura tecnologica innovativa progettata per rinfrescare l’aria in modo del tutto naturale, senza consumare energia elettrica e senza inquinare.
Che cos’è l’albero bioclimatico e perché se ne parla a Roma
L’idea dell’albero bioclimatico nasce da una collaborazione scientifica e accademica di rilievo, promossa dalla Fondazione Bioarchitettura e dal Master in Bioarchitettura della LUMSA. La struttura è stata concepita con l’obiettivo di mitigare le temperature estive in una delle aree tradizionalmente più calde e trafficate della Capitale, la zona pedonale adiacente alla stazione di Roma Termini.
Piazza dei Cinquecento, snodo cruciale per milioni di persone ogni giorno, è esposta per gran parte della giornata al sole diretto, configurandosi come un caso di studio perfetto per la sperimentazione di soluzioni di mitigazione microclimatica. L’albero bioclimatico è un prototipo progettato per testare sul campo l’efficacia di sistemi passivi di regolazione termica negli spazi pubblici. Invece di limitarsi a produrre una zona d’ombra, i progettisti hanno cercato una soluzione per rendere l’intera struttura un elemento attivo di refrigerio, mimando in chiave ingegneristica la traspirazione e le funzioni naturali degli alberi veri, capaci di rinfrescare l’aria circostante attraverso l’evaporazione dell’acqua.
Come funziona il raffrescamento evaporativo e l’abbassamento termico
Il principio scientifico alla base del funzionamento di questa struttura è il raffrescamento evaporativo, o adiabatico, una tecnica naturale nota sin dall’antichità e qui rivisitata con le tecnologie moderne grazie alle competenze di Transsolar Klima Engineering e dello studio Haas Cook Zemmrich.
Il motore termico dell’albero è collocato all’interno di un grande cilindro centrale, realizzato interamente in laterizio riciclato, un materiale ad alta porosità scelto appositamente per le sue proprietà fisiche. Il cilindro in laterizio viene costantemente impregnato d’acqua; quando l’aria calda dell’ambiente esterno attraversa la sua struttura porosa, l’acqua evapora. Per compiere questo passaggio di stato da liquido a gassoso, l’acqua necessita di energia termica, che sottrae direttamente all’aria circostante.
In questo modo, il flusso d’aria subisce un repentino calo termico e, diventando più denso e pesante, viene convogliato in modo naturale verso il basso, proprio al di sotto della grande copertura dell’albero. Stando ai dati tecnici del progetto, questo sistema passivo è teoricamente in grado di abbassare la temperatura percepita nello spazio circostante di circa 10 gradi rispetto alle zone limitrofe esposte al sole. Inoltre, la copertura superiore ha il compito fondamentale di proteggere questo flusso di aria fresca, impedendo che si disperda immediatamente e mantenendo il microclima confinato nell’area pedonale sottostante.
Sostenibilità ed emissioni zero
L’albero bioclimatico è studiato per operare a zero emissioni, garantendo un impatto carbonico nullo durante la sua fase di esercizio. A differenza dei sistemi di climatizzazione tradizionali, che consumano grandi quantità di energia elettrica e rilasciano calore residuo all’esterno aggravando il problema del riscaldamento urbano, questa struttura non richiede allacciamenti alla rete elettrica cittadina.
Tutta l’energia necessaria per alimentare i piccoli sistemi di pompaggio dell’acqua e la sensoristica di monitoraggio viene generata in loco. La parte superiore dell’albero bioclimatico integra infatti dei pannelli fotovoltaici che catturano l’energia solare, rendendo l’intera installazione autosufficiente dal punto di vista energetico.
Anche i materiali scelti per la costruzione seguono i principi rigorosi dell’economia circolare e della bioarchitettura. Oltre al laterizio riciclato per il nucleo evaporativo, la struttura prevede l’uso di bambù, corde, elementi in tessuto e nastri reversibili, garantendo così la sostenibilità dei componenti e il totale riciclo della struttura alla fine del suo ciclo vitale.
Quanto costa l’albero bioclimatico?
Il costo del prototipo si aggira intorno ai 500mila euro, una cifra notevole che ha spinto il Comune di Roma a valutare con attenzione la fattibilità dell’opera. Questa tecnologia così innovativa ha acceso un forte dibattito in città, dividendo le opinioni tra chi vorrebbe investire in queste soluzioni artificiali per risolvere le emergenze climatiche più urgenti e chi, invece, ritiene più solido puntare sulla natura vera e propria, preferendo la piantumazione di alberi reali per il futuro della Capitale.