Wind multata per 17 milioni di euro dal Garante per la Privacy

Wind Tre sanzionata per “trattamento illecito dei dati” dal Garante per la protezione dei dati personali

Wind multata per 17 milioni di euro dal Garante per la Privacy

Wind Tre è stata multata per 17 milioni di euro dal Garante per la Privacy. La sanzione va a punire il colosso telefonico per “trattamento illecito dei dati” degli utenti.

Nell’ambito dello stesso procedimento sanzionatorio e di illeciti simili, il Garante per la protezione dei dati personali ha multato anche Iliad per 800 mila euro. Nello specifico, la compagnia accedeva in maniera illecita ai dati sul traffico dei propri utenti.

Secondo le prime reazioni in arrivo dalla compagnia francese, estrapolate dal Fatto Quotidiano, un ricorso sarebbe nelle intenzioni dell’azienda, che ha commentato il provvedimento esprimendo stupore e rammarico:

“Abbiamo sempre operato nel massimo rispetto dei nostri utenti e dei loro dati personali. Abbiamo avuto modo di provare al Garante stesso che i nostri sistemi sono sicuri e sono stati predisposti per garantire la maggiore tutela possibile secondo il nuovo approccio e le prescrizioni del GDPR”.

Wind multata per 17 milioni di euro dal Garante per la Privacy

Più nel dettaglio, la multa per Wind Tre fa riferimento al “trattamento illecito di dati a fini promozionali”, mentre Iliad è stata sanzionata per un “accesso illecito dei propri dipendenti ai dati di traffico” degli utenti.

Sebbene manchino ancora i dettagli, è chiaro che il focus della sanzione ai danni di Wind Tre sono i contact center e la loro quotidiana attività di telemarketing.

Attività perfettamente coordinata con una circostanza considerata illecita dal Garante, quella portata avanti dalle app MyWind e My3, che ad ogni nuovo accesso vincolavano gli utenti a dare ulteriori consensi al trattamento dei propri dati.

Oltre alla multa, il Garante ha imposto l’immediata cessazione del trattamento di tutte quelle informazioni acquisite in maniera illecita e senza un esplicito consenso.

Sono stati gli stessi utenti a dare il via al procedimento, con le loro ripetute segnalazioni di telefonate indesiderate e ricezione di sms e mail mai davvero autorizzate.

In molti dei seguenti casi l’Autorità ha rilevato meccanismi talmente poco chiari da rendere spesso impossibile per gli utenti esercitare il loro diritto a esprimere la volontà di cessare simili comunicazioni, così come molte volte non risultava chiaro neanche il momento preciso dell’assenso.

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