Visco: tempesta dei mercati non ha giustificazioni, se non emotive

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, presenta la relazione annuale nel pieno delle fibrillazioni dei mercati: parla del ruolo dell’Italia in Europa, della sfida delle banche dopo la crisi e delle politiche economiche da mettere in campo per garantire stabilità al Paese.

Visco: tempesta dei mercati non ha giustificazioni, se non emotive

Un futuro fuori dall’Europa è un’ipotesi da non prendere neanche in considerazione e ciò che sta succedendo in questi giorni sui mercati è solo una reazione emotiva alla crisi politica – senza precedenti anche sul fronte istituzionale – che l’Italia sta attraversando.

Arrivano nel pieno della tempesta, le parole del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco che, a margine della presentazione delle Considerazioni finali, risuonano come un monito a chi con politiche economiche azzardate potrebbe mettere a rischio la stabilità del Paese, che ha bisogno di ridurre il debito ma allo stesso tempo di creare sviluppo.

Il ruolo dell’Italia in Europa

Non è neanche immaginabile pensare, secondo Visco, un’Italia fuori dall’Unione Europea e bisogna rendersi conto che “il destino dell’Italia è quello dell’Europa” ed è proprio per questo che il Paese ha bisogno di riconquistare l’autorevolezza necessaria per sedere ai tavoli dove si deciderà il futuro dell’Ue.

L’inquilino di Palazzo Koch sgombera il campo da dubbi e illazioni avanzati da chi vede in Bruxelles una zavorra di cui liberarsi:

“Non sono le regole europee il nostro vincolo, è la logica economica”.

Tenere in considerazione le compatibilità finanziaria è necessario e non certo per le minacce speculative o per diktat europei, semmai perché ciò che viene deciso e attuato nel nostro Paese incide su come le risorse vegnono allocate alivello nazionale e globale.

Ridurre il debito pubblico

La politica economica del Paese deve puntare alla riduzione del debito pubblico, e il percorso da seguire non può utilizzare “scorciatoie”: se il debito cresce, le conseguenze, è il pensiero del governatore di Bankitalia, le pagheranno le future generazioni.
La spesa pubblica va, dunque, tenuta sotto controllo rispettando i vincoli di bilancio, ma senza rinunciare agli obiettivi di sviluppo e di crescita, non a caso, osserva Visco:

“Se il settore pubblico si limitasse a fare nuovi debiti senza operare per orientare in favore dello sviluppo la composizione del suo bilancio e le norme e i modi di funzionamento dell’economia, le conseguenze sarebbero gravi”.

Dopo la crisi, sottolinea ancora da Via Nazionale, l’economia italiana sta migliorando ma non basta per questo bisogna restare vigili perché se è vero che l’Italia cresce, è vero anche che lo fa in misura minore rispetto alla media degli altri Paesi europei.

Proseguire sul solco tracciato fino ad ora, puntando a riforme strutturali, appare, dunque, fondamentale.

Mercati in fibrillazione

Anche oggi i mercati hanno mostrato sofferenza, con lo Spread balzato a 320 punti base e Piazza Affari che è stata la Borsa peggiore d’Europa.

Quello che sta succedendo, però, tiene a precisare Visco non ha “giustificazioni, se non emotive” perché secondo il governatore di Bankitalia, la fiducia nei confronti dell’Italia resta stabile.

Dello stesso parere anche l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che a termine dell’assemblea annuale di Bankitalia ha dichiarato:

“I fondamentali sono solidi e quindi in questo momento bisogna guardare all’economia reale e non a quella finanziaria se no si rischia di commettere degli errori strategici. Non c’è nessuna correlazione fra lo spread e la forza del nostro Paese”.

Da Palazzo Koch, però, un avvertimento arriva e riguarda eventuali scelte alternative alla prassi internazionale: in quel caso, è il monito di Visco, la crisi finanziaria che ne scaturirebbe andrebbe a pesare sulla reputazione dell’Italia nel mondo e spingerebbe il Paese indietro.

Il sistema bancario

Infine, l’atteso passaggio sul sistema bancario italiano. Per Visco è innegabile che le banche stiano superando la crisi ma è anche doveroso che riconquistino la fiducia di imprese e cittadini dopo gli scandali che hanno coinvolto diversi istituti di credito italiani.

“In più casi un’insufficiente attenzione ai profili di trasparenza e una difformità tra i prodotti collocati e le esigenze finanziarie dei sottoscrittori, gravi di per sé, hanno amplificato gli effetti della crisi. Preservare la fiducia dei clienti è un dovere degli intermediari”

ha detto.

Sulle popolari, in particolare, operazioni di aggregazione non sono solo auspicabili ma urgenti e necessarie.

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