Virus Shamonda, cos’è? Sintomi, trasmissione e rischi concreti

Emanuele Di Baldo

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Il virus Shamonda, trasmesso dai moscerini e già presente negli allevamenti italiani, ha causato il primo caso umano documentato e fatale per un paziente in Francia.

Virus Shamonda, cos'è? Sintomi, trasmissione e rischi concreti

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Isolato nel 1965 dal sangue di un bovino in Nigeria, il virus Shamonda per quasi sessant’anni ha riguardato solo i veterinari: qualche segnalazione sporadica tra Africa e Giappone e nessun caso documentato nell’uomo. Fino al 22 ottobre 2026, quando i ministeri della Salute e dell’Agricoltura francesi hanno comunicato il primo caso umano documentato di infezione da Shamonda, in un paziente morto all’inizio di ottobre.

Secondo le autorità di Parigi si trattava di una persona gravemente immunodepressa, ricoverata a Lione per una patologia seria. Il quotidiano locale Le Progrès, ripreso da Reuters, parla di un uomo sulla sessantina residente nell’area lionese. In base ai primi accertamenti, le complicazioni neurologiche comparse prima del decesso sarebbero con ogni probabilità legate al virus, ma le indagini sono ancora in corso.

Detto questo, il caso resta eccezionale e non configura un’emergenza sanitaria. Né il governo francese né l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno finora individuato un rischio per la popolazione generale, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sta esaminando con Parigi e con i partner europei le possibili implicazioni per la salute pubblica.

Che cos’è il virus Shamonda

Il virus Shamonda, sigla SHAV, è un virus a RNA del genere Orthobunyavirus, famiglia Peribunyaviridae, sierogruppo Simbu. È lo stesso gruppo del virus di Schmallenberg, che dal 2011 aveva colpito gli allevamenti di ruminanti di mezza Europa. La sua storia parte dall’Università di Ibadan, in Nigeria, dove fu isolato in un campione bovino del 1965. In seguito è stato rilevato in moscerini del genere Culicoides in Giappone, dove nel 2017 è stato associato a malformazioni congenite nei vitelli, e in Sudafrica, anche in un feto di capra abortito.

In Europa, però, circola una variante nuova, segnalata per la prima volta a giugno 2026 nelle stalle da latte dei dipartimenti francesi del Doubs e dell’Ain, poi a luglio in Savoia e Alta Savoia; il sequenziamento genetico ha identificato un ceppo mai descritto prima, imparentato con quello nigeriano del 1965 con un’identità nucleotidica di circa il 93%. Il Friedrich-Loeffler-Institut tedesco ha spiegato di aver mantenuto il nome Shamonda perché il nuovo virus è troppo simile all’originale per giustificarne uno diverso. Oggi si distinguono due varianti europee, SHAV-EU1 e SHAV-EU2.

Dalle prime conferme di fine luglio in Germania meridionale, Svizzera e Francia orientale il virus si è spostato in fretta: il bollettino francese di sorveglianza veterinaria lo segnala anche in Austria, Belgio, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e sull’isola di Jersey. Solo in Francia è stato rilevato in 51 dipartimenti in meno di tre mesi. Lo Shamonda, inoltre, non è una malattia elencata dalla normativa europea sulla sanità animale, quindi non prevede obblighi armonizzati di notifica né misure ufficiali di controllo: quanti animali siano stati davvero infettati, in realtà, nessuno lo sa.

Come si trasmette il virus Shamonda

Il contagio avviene attraverso la puntura dei Culicoides, moscerini ematofagi molto più piccoli delle zanzare che trasmettono il virus West Nile e già noti in Italia come vettori della febbre catarrale degli ovini (lingua blu). Per il paziente francese l’ipotesi ritenuta più probabile è proprio una puntura infetta nella Francia orientale, area in cui il virus aveva circolato tra gli animali in primavera e in estate. La specie di moscerino responsabile non è stata identificata.

Il comunicato di Parigi ricorda che fino a questo episodio lo Shamonda era considerato non trasmissibile all’uomo. Ad oggi non ci sono evidenze di contagio da persona a persona, né di trasmissione diretta dal contatto con gli animali o dal consumo di carne e latte. L’Oms aggiunge un elemento stagionale: la capacità di trasmissione dei virus veicolati dai moscerini tende in genere a ridursi nei mesi più freddi.

Quali sono i sintomi del virus Shamonda

Per l’uomo un quadro clinico ancora non c’è. Con un solo caso documentato, per giunta in una persona fortemente immunodepressa, non si possono stabilire frequenza, gravità o tipologia dei sintomi, né quanto il virus abbia pesato sul decesso. Parlare di encefaliti come conseguenza tipica dell’infezione, per ora, non ha basi scientifiche.

Sugli animali i dati sono invece più solidi: nei bovini compaiono diarrea, debolezza, perdita di appetito e, meno spesso, febbre, con un decorso di circa 14-21 giorni secondo l’Istituto di virologia e immunologia svizzero (Ivi). L’incubazione stimata dal ministero dell’Agricoltura spagnolo è di 2-5 giorni. Il danno economico più visibile riguarda il latte: in uno studio su nove allevamenti francesi la produzione è calata fino al 75%. In Svizzera il virus è stato trovato anche in cavalli con disturbi neurologici.

C’è poi la questione, più delicata, della gestazione. Come altri virus del sierogruppo Simbu, lo Shamonda può attraversare la placenta: nei focolai francesi l’RNA virale è stato rilevato in placente e organi fetali, compreso il cervello di sei feti. Gli aborti non vanno però attribuiti automaticamente al virus, perché la diagnosi richiede accertamenti di laboratorio mirati.

Shamonda in Italia: dalle stalle alpine alle bufale campane

In Italia il virus è stato individuato ad agosto 2026 negli allevamenti di vacche da latte delle province di Trento e Bolzano. Uno studio preliminare dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie riporta 24 campioni positivi in 12 delle 28 aziende esaminate, tutti riconducibili alla variante SHAV-EU1. Il Ministero della Salute ne ha dato conto in una nota informativa sulla circolazione del virus in Europa e in Italia, segnalando positività anche in bovini introdotti dalla Francia.

A fine settembre il virus è arrivato in Campania. Il 30 settembre la Regione ha confermato la presenza dello Shamonda in bovini e bufale della provincia di Salerno, escludendo un’emergenza sanitaria. Un lavoro preliminare firmato tra gli altri dagli istituti zooprofilattici del Mezzogiorno e di Teramo ha analizzato 23 bufale di quattro aziende di Capaccio ed Eboli, dove il segnale principale era un forte calo della produzione di latte: l’RNA del virus è emerso in 10 campioni di sangue su 15 e in tutti gli 8 campioni di latte. Gli stessi autori precisano che questo non dimostra la presenza di virus infettivo nel latte né una trasmissione per via alimentare.

Il dato pesa anche sul piano economico, perché il latte di bufala campano alimenta la filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop, in un comparto, quello della mozzarella, già alle prese con la carenza di casari e la pressione dei dazi Usa. Per gli allevatori, almeno per ora, il nodo è soprattutto il calo delle rese.

Quali sono i rischi concreti per le persone

Allo stato attuale delle conoscenze, il rischio per la popolazione generale non è stato individuato. L’Oms, che non ha ancora completato una propria valutazione formale, ritiene sulla base dei dati disponibili e dei virus strettamente correlati che si tratti di un caso isolato, con una diffusione più ampia considerata improbabile nell’immediato.

Quanto al decesso, la persona colpita era gravemente immunodepressa e il contributo del virus al decorso clinico deve ancora essere chiarito: impossibile, quindi, trarne conclusioni sulla letalità dello Shamonda nell’uomo. Sul fronte alimentare, l’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno e le autorità francesi non segnalano rischi noti legati al consumo di latte o carne; valgono le normali regole di igiene e sicurezza degli alimenti.

Esiste un vaccino? Come proteggersi?

Non esiste al momento alcun vaccino contro lo Shamonda, né per gli animali né per l’uomo, e non sono disponibili terapie antivirali specifiche. La prevenzione si concentra negli allevamenti: monitoraggio dei capi, gestione dei ristagni d’acqua e degli ambienti umidi che favoriscono i moscerini, segnalazione al veterinario di febbre, diarrea, cali di latte, aborti o malformazioni.

Per la popolazione generale non sono previste misure straordinarie. Le precauzioni ordinarie contro le punture di insetti, come abiti coprenti e repellenti, riducono l’esposizione ai vettori senza garantire una protezione totale. Sul fronte europeo, l’Ecdc ha spiegato di lavorare con la Commissione europea, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il laboratorio di riferimento dell’Ue per aiutare gli Stati membri a rafforzare i test e individuare eventuali altri casi. Se il caso di Lione resterà isolato lo diranno i prossimi sequenziamenti, la sorveglianza sui moscerini e la ricerca di eventuali altre infezioni umane.

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