Lo stavamo dicendo da mesi. L’opportunità offerta dai Btp a 20 anni e 30 anni andava colta. E chi ha comprato nei mesi scorsi ora può essere soddisfatto.
Tanto per dare un’idea dei titoli da me consigliati al tempo, il Btp 4,50 2053 che al 31 maggio stazionava in area 101, oggi 1° ottobre vale 108,70, mentre il Btp 4,45 2043 che sempre il 31 maggio valeva 101,10, oggi vale 108,40.
Che cosa è successo oggi per innescare l’ennesimo rally dei governativi dell’eurozona? Alle ore 11:00 sono usciti i dati del CPI dell’eurozona.
A settembre 2024 l’inflazione della zona euro è scesa sotto il 2% per la prima volta da metà 2021, rafforzando l’ipotesi già solida per un taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea questo mese, mentre la battaglia più che triennale della BCE per domare la crescita incontrollata dei prezzi si avvicina alla fine.
L’inflazione nei 20 Paesi che condividono la moneta unica è scesa, per essere precisi, all’1,8% a settembre dal 2,2% di agosto, secondo i dati Eurostat, al di sotto delle aspettative per l’1,9% in un sondaggio Reuters, e principalmente a causa del calo dei costi energetici e dei prezzi dei beni di largo consumo.
Nel frattempo, un dato più attentamente monitorato dalla BCE per delineare il trend futuro dei prezzi, denominato inflazione di base, o core inflation, è scesa al 2,7% dal 2,8% a causa della crescita più lenta dei prezzi dei servizi, attestandosi al di sotto delle aspettative del 2,8%. La crescita dei prezzi è stata superiore all’obiettivo della banca centrale per anni, grazie all’aumento dei costi energetici, al prolungamento dei “colli di bottiglia” dal lato della produzione nella riapertura post-pandemia, all’opportunismo aziendale sulle politiche di vendita dei beni di largo consumo e all’abbondante sostegno fiscale dei governi a sostegno delle economie nella fase post-Covid.
E tutti questi sono stati fattori che hanno portato l’inflazione a oltre il 10% entro la fine del 2022.
Ma una serie record di aumenti dei tassi di interesse da parte della BCE (e anche delle altre banche centrali) ha domato la crescita dei prezzi relativamente in fretta e i membri del consiglio direttivo stanno ora discutendo su quanto velocemente dovrebbero ridurre i costi del denaro nelle prossime riunioni.
La BCE ha già ridotto i tassi a giugno e settembre e la presidente della BCE Christine Lagarde ha inviato il segnale più chiaro di sempre proprio ieri: un altro taglio potrebbe arrivare più avanti questo mese, dati gli ottimistici trend dei prezzi.
Un taglio dei tassi così rapido non era previsto fino a poco tempo fa, ma una serie di dati sulla crescita deprimenti, pressioni salariali moderate e letture dell’inflazione inferiori alle proiezioni della BCE hanno contribuito ad aumentare l’urgenza. Prima che si inneschi una recessione in area euro. Oggi il tasso sui depositi è al 3,50% mentre il tasso di approvvigionamento di liquidità per le banche con i repo settimanali è al 3,65%.
A sostegno della causa per un taglio, l’inflazione dei servizi, forse la componente più attentamente monitorata della crescita dei prezzi, ha rallentato un po’ al 4,0% dal 4,1%, attenuando ma non cancellando i timori che le pressioni sui prezzi interni siano bloccate a un livello elevato.
La rapida crescita dei salari aveva guidato i costi dei servizi per anni, ma gli economisti hanno a lungo previsto un rallentamento dato l’indebolimento del mercati del lavoro e la crescita debole.
Il calo dei costi energetici è rimasto il principale fattore che ha contribuito alla disinflazione, mentre i prezzi dei beni industriali non energetici sono aumentati solo dello 0,4% rispetto all’anno precedente, abbassando quindi il dato generale dell’inflazione al consumo all’1,8%.
Lagarde ha già affermato che l’inflazione è ora al di sotto della linea di base prevista dalla BCE, un segnale che sfida la narrazione della banca stessa di un ritorno all’obiettivo del 2% solo alla fine del 2025. Probabilmente già nella primavera del 2025 avremo stabilmente l’inflazione in area euro al 1,9%-2%.
Gli investitori hanno aumentato le loro scommesse su tagli più rapidi in seguito ai commenti di Lagarde e i mercati ora stimano una probabilità dell’85% di un taglio dei tassi il 17 ottobre, in aumento rispetto al 25% di probabilità all’inizio della scorsa settimana.
Prezzano anche poco più di 50 punti base di mosse fino alla fine dell’anno, il che significa che i due tagli consecutivi da 25bps sono ora pienamente valutati.
Ciò ha spinto un’intera gamma di economisti bancari a cambiare le loro previsioni, con la maggior parte delle grandi banche che ora scommettono - appunto - su tagli sia a ottobre che a dicembre, e forse anche altri 25 bps a gennaio 2025. Con buona pace di chi vorrà accendere un mutuo a tasso fisso o di chi ha già un mutuo ma a tasso variabile: se le previsioni dei mercati sono giuste, infatti, il tasso sui depositi scenderebbe al 3% e quello sui finanziamenti settimanali al 3,15% a fine dicembre.
Che fare dunque con il vostro portafoglio di Btp a lungo termine, oggi che il decennale italiano è crollato al 3,35% e il bund tedesco a 10 anni al 2,05%?
Si potrebbe iniziare a portare profitti a casa, vendendo in parte - magari il 30% - la quota dei vostri titoli a lunga scadenza.
Il rally è stato forte negli ultimi giorni e bisogna mettere in conto anche l’ipotesi di dati “erratici” sul CPI nelle prossime settimane. Tutto può accadere.
Ma la mia convinzione di fondo è questa: rimanete investiti ancora su scadenze 2040 o 2050 perché per troppo tempo i tassi di mercato monetario sono stati tenuti artificialmente alti dalla BCE, e non sappiamo quanto questo possa nuocere da qui alla fine dell’anno alla crescita della zona euro, con ulteriori ricadute negative sulle aspettative inflazionistiche, e quindi su tassi di interesse ancora più al ribasso.
I succitati Btp 4,50 2053 e il Btp 4,45 2043 possono quindi arrivare anche a 110,50-111 da qui a dicembre.
Abbiate solo un poco di pazienza.
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