Ogni giorno la partita per il destino di TIM si arricchisce di nuovi particolari.
Solo la scorsa settimana era emerso – grazie alle informazioni della Consob – che dietro il tonfo del titolo in borsa di ben 23 punti percentuali potesse esserci Qube research & technologies. Un fondo francese che pare avesse scommesso allo scoperto sul titolo per un ammontare pari allo 0,58& del capitale dell’azienda.
Le stesse fonti della Consob ora ci dicono che l’hedge fund ha aumentato la posizione short allo 0,64%.
Un dato che aveva fatto suonare un primo campanello d’allarme, sia per il governo che per KKR, dato che l’altro grande attore francese, Vivendì che detiene il maggior numero di azioni, sembra ancora intenzionato ad ogni costo a non far cedere la rete primaria e secondaria alla Newco.
In parallelo però, un altro fondo – questa volta gestito dall’ex Jp Morgan Alessandro Barnaba - Merlyn Advisors comunica di aver superato lo 0,5% del capitale di Telecom Italia, una cifra utile per presentare una propria lista per concorrere alle votazioni previste il prossimo mese. Che tutto ciò sia stato possibile proprio grazie al crollo delle azioni di inizio marzo? Non lo possiamo sapere, ciò che è certo però è che alla notizia era suonato il secondo campanello d’allarme per il governo.
Già, perché il fondo gestito da Barnaba si era già fatto sentire alla fine del 2023 quando lo stesso aveva dato in pasto alla stampa un piano alternativo, proponendo come amministratore delegato di TIM Stefano Siragusa, ex responsabile proprio della rete. Ma soprattutto un piano che prevedeva la cessione degli asset “non strategici” (a loro detta) come Tim Brasile per abbassare il debito, ma pure la sponda con Vivendì per non cedere la rete primaria e secondaria alla newco di KKR e Ministero dell’Economia.
I colpi di scena non sono però finiti: le ultime indiscrezioni o, meglio, le ultime dichiarazioni di Merlyn Advisors considerano ora come ‘priorità immediata’ la cessione della rete alla Newco. Il nuovo piano di Merlyn, dunque, presupporrebbe sia la vendita della rete sia la cessione di Tim Brasile e del segmento consumer. Cosa rimarrebbe? Una rinominata (con ironia?) Telecom Italia come ‘società tecnologica e infrastrutturale di fascia alta posizionata per fornire soluzioni digitali integrate a valore aggiunto’. Una supercazzola per dire che dell’odierna TIM resterebbero poco più che le ceneri. Opzione spezzatino.
Pare che in Vivendì – adirati per la vendita della rete a KKR supportata dal governo italiano - stiano valutando di sostenere la lista di Merlyn Advisors e quindi l’opzione quasi liquidatoria di TIM, come nella classica storia del bambino che se ne va col pallone (e con un gruzzoletto in più, ma senza alcun tipo di prospettiva industriale). Un esito che per il governo presenterebbe un problema enorme per tutti gli occupati dell’azienda di telecomunicazioni, con i sindacati che già scalpitano.
Molto più probabile però che Vivendì lasci filtrare queste ipotesi sulla stampa per tirare su il prezzo dell’accordo col governo. Che infatti ha già riaperto le trattative tramite il capo di gabinetto di Meloni Gaetano Caputi. Ed in questo senso si muove anche l’attuale AD di TIM Labriola in missione in questi giorni proprio a Parigi. Insomma, aspettiamoci una buonuscita più alta magari tramite un extradividendo non previsto (che andrebbe in larga parte a Vivendì essendo il primo azionista) per l’ok alla cessione della rete.
E in questo vero e proprio risiko societario e geopolitico – dati gli interessi di Italia, Francia ed USA – nel controllo della rete nazionale per cui passano le comunicazioni di famiglie, imprese, politici ed enti pubblici scalpitano anche attori (relativamente) più piccoli. Come la BlueBell del finanziere Giuseppe Bivona, già noto per le sue battaglie contro gli ex vertici di MPS e della gestione scellerata di allora che, pur detenendo una quota residuale del capitale di TIM, sembrerebbe molto attivo sulla partita.
Insomma, la partita pare indirizzata ma le sorprese poterebbero non essere ancora finite, c’è tempo fino al 29 marzo per depositare le liste del CDA. Pochi giorni, ma sicuramente saranno molto intesi.