Vaccino Omicron, richiamo annuale per 10 anni: la conferma del Ceo di Pfizer

Chiara Esposito

17/07/2022

Nuovo vaccino pronto «in 100 giorni»: ecco come funzionerà per il siero contro Omicron e le altri varianti del virus Sars-Cov2.

Vaccino Omicron, richiamo annuale per 10 anni: la conferma del Ceo di Pfizer

Secondo quanto dichiarato da Albert Bourla, Ceo di Pfizer, l’azienda farmaceutica sta procedendo speditamente per rendere disponibile un nuovo vaccino contro il Covid-19, stavolta specifico per combattere la variante Omicron. Bourla arriva a stimare addirittura le tempistiche dei richiami vaccinali parlando di una necessità di inoculazione annuale per circa 5-10 anni.

La formula contro Omicron è allo studio da tempo e, visti i progressi recentemente attenuti dal team di sperimentatori, il siero dovrebbe essere pronto addirittura in 100 giorni. A garantire questi numeri sarebbe la tecnologica mRna sviluppata proprio in collaborazione con l’ormai nota azienda tedesca di biotecnologia e biofarmaceutica BioNTec. Le stesse stime però potrebbero subire l’impatto negativo, e quindi una correzione al rialzo, a causa delle ritrosie delle agenzie internazionali del farmaco. Secondo l’amministratore delegato i centri preposti non verrebbero concedere un’approvazione a stretto giro del siero in questione.

Per portare avanti la sua causa, in un’intervista recentemente rilasciata a Repubblica, l’amministratore delegato illustra e commenta quindi nel dettaglio gli sviluppi scientifici a cui la multinazionale è giunta e rassicura i cittadini sulla bontà del progetto farmacologico.

Vaccino anti-Omicron: le agenzie frenano i tempi

Albert Bourla, presidente e amministratore delegato di Pfizer, ha parlato con spiccata sicurezza della buona riuscita delle sperimentazioni e degli sviluppi del nuovo vaccino contro le varianti del Covid. Commentando i risultati ottenuti a oggi parla infatti di sieri «ottimi» e sottolinea con fermezza la rapidità della capacità produttiva aziendale. Il suo annuncio stupisce proprio per i brevi tempi di rilascio prospettati; «grazie alla tecnologia mRna» Bourla dice che i suoi stabilimenti sarebbero capaci di giungere alla fine del percorso produttivo «in meno di 100 giorni».

A rallentare questo processo ci sarebbero però le risposte delle agenzie del farmaco. In una intervista a Repubblica, il Ceo ha infatti sottolineato «che il ritardo è dovuto al fatto che le agenzie del farmaco europee e americane» stiano «chiedendo più dati e informazioni, rispetto all’inizio della pandemia». A questo si aggiunge la diversità dei focus di analisi dell’Ema e della Fda: «I parametri richiesti sono diversi e quindi bisogna preparare un prodotto che soddisfi tutti».

Richiamo annuali per 10 anni: lo scenario possibile

Al netto dell’approvazione da parte delle agenzie del farmaco, Bourla fornisce anche un prospetto delle tempistiche per i prossimi eventuali richiami. Nella sua ottima dovremmo vaccinarci contro il Covid per 5 o forse 10 anni poiché solo «se insistiamo con le vaccinazioni e lo sviluppo degli attuali farmaci anti-Covid il coronavirus diventerà davvero come un’influenza».

La prospettiva di un vaccino all’anno servirebbe quindi a depotenziare l’impatto del virus stesso e a contenere il suo impatto sulla sanità pubblica globale. Alla plausibile domanda che il corrispondente Antonello Guerrera pone sul rischio di “stanchezza” della popolazione per le vaccinazioni anti Covid, il Ceo risponde in maniera netta e diretta non senza un ampio margine di speranza: «Può essere, per questo dobbiamo puntare a un vaccino all’anno: darebbe molta più fiducia anche ai cittadini più scettici. Inoltre, la tecnologia mRna sarà utilizzata contro il cancro e le malattie genetiche. Siamo solo all’inizio».

Data la veloce evoluzione delle varianti invece sorge spontaneo il dubbio sulla concreta necessità di questo aggiornamento del siero. Anche in questo caso il leader di Pfizer si mostra rassicurante e afferma che il vaccino sarà comunque efficace contro le future mutazioni del virus. Motivando il suo fermo sostegno alla progettazione della nuova formula, sottolinea come Omicron sia stata una mutazione molto significativa del Coronavirus ma che, al contempo, sia arrivata dopo più di un anno e mezzo di pandemia; questo concederebbe al nuovo vaccino una solida base di copertura per tutte le mutazioni dei mesi successivi al suo ingresso sul mercato.

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