Dagli Stati Uniti arriva un nuovo sistema di riconoscimento facciale studiato per limitare l’età di accesso dei minori ai videogame.
L’iniziativa sta sollevando diverse preoccupazioni riguardo alla sua efficacia, alla sicurezza e alla violazione della privacy dei minori.
Come spiega Raffaele D’Ettorre per “il Messaggero”, la proposta, promossa dall’ESRB e in fase di valutazione da parte della Federal Trade Commission, mira a implementare la tecnologia Privacy-Protective Facial Age Estimation per determinare con precisione l’età dell’utente.
In teoria, questa iniziativa dovrebbe garantire il rispetto delle classificazioni di età che limitano l’accesso a contenuti digitali inappropriati per i minori. Tuttavia, la realtà è ben diversa e sta sollevando polemiche e preoccupazioni.
Le criticità della proposta
Una delle principali criticità è rappresentata dalla possibilità di aggirare il sistema. Il meccanismo di riconoscimento facciale, come dimostrato da esperienze passate, risulta facilmente ingannabile. Gli individui potrebbero presentare fotografie di altre persone o perfino oggetti per ottenere l’accesso non autorizzato ai videogiochi.
Questo mette in discussione l’efficacia del sistema stesso, rendendolo poco affidabile e, di conseguenza, inutile per il suo scopo dichiarato.
Inoltre, l’accuratezza dell’intelligenza artificiale utilizzata per stimare l’età presenta significativi limiti. Con un margine di errore dell’1,5% per le donne e dello 0,7% per gli uomini nella fascia d’età 25-35, è preoccupante immaginare come l’IA possa fare una stima corretta dell’età di un adolescente di 17 anni rispetto a uno di 19 anni, dove il margine d’errore potrebbe essere ancora più ampio. Questa imprecisione potrebbe portare a restrizioni ingiuste per alcuni utenti o, peggio ancora, a consentire l’accesso a contenuti inappropriati a minori troppo giovani.
La privacy dei minori
Una delle questioni più gravi riguarda la privacy dei minori. Con l’obbligo di scattare un selfie per verificare l’età, le immagini dei minori verrebbero caricate sui server delle aziende coinvolte nello sviluppo dell’algoritmo. Ciò apre la porta a possibili abusi e utilizzi impropri dei dati personali dei minori, con gravi conseguenze per la loro sicurezza e riservatezza.
Le aziende coinvolte potrebbero creare e accedere a un vasto database fotografico di minori, suscitando preoccupazioni riguardo all’uso di tali informazioni sensibili.
Anche l’implementazione di questo sistema come parental control «per delega» presenta gravi rischi. Consentire ai genitori di scattare un selfie e ottenere l’accesso completo all’app «proibita» per i loro figli apre la strada a potenziali abusi.
I minori, che spesso hanno maggiore familiarità con la tecnologia rispetto ai genitori, potrebbero facilmente ottenere il controllo completo di tali applicazioni, rendendo inefficace il tentativo di proteggerli da contenuti inappropriati.
In sintesi, l’introduzione di un sistema di riconoscimento facciale per limitare l’età di accesso ai videogiochi negli Stati Uniti è un’iniziativa profondamente problematica.
La tecnologia presenta troppi limiti e rischi per essere considerata un metodo affidabile per proteggere i minori dai contenuti inappropriati. Inoltre, la violazione della privacy dei minori solleva gravi preoccupazioni riguardo all’uso improprio delle loro informazioni personali.
Al fine di proteggere i giovani utenti e garantire una maggiore sicurezza digitale, è necessario adottare approcci più responsabili e complessi per affrontare queste problematiche.