Un finto casello diventa la truffa del secolo: quasi €700.000 incassati

Money.it Guide

13 Aprile 2026 - 12:01

Per un anno e mezzo ignari viaggiatori versavano un pedaggio a dei privati cittadini anziché allo Stato: la truffa del casello finto è già nella storia

Un finto casello diventa la truffa del secolo: quasi €700.000 incassati

Una truffa talmente incredibile da essere vera. Di mezzo c’è un’autostrada, automobilisti in viaggio e... un casello finto. È successo in India e la notizia del raggiro del secolo è diventata virale in tutto il mondo. Anche se con i suoi tempi.

Uno “scherzetto” che ha prodotto un guadagno di circa 75 milioni di rupie in 18 mesi (quasi 700 mila euro al cambio) e che, di fatto, ha reso famosi dei truffatori tanto scaltri quanto ingegnosi. E gli automobilisti? Pensando di pagare un pedaggio allo Stato, si sono ritrovati a contribuire le casse di falsi casellanti. Ma com’è potuta accadere una cosa del genere, in pieno giorno, su una strada aperta al traffico di qualsiasi tipo?

La truffa del secolo: la genesi del finto casello (sulla finta autostrada)

Ci troviamo nello stato del Gujarat, nel distretto di Morbi, lungo la strada nazionale indiana Bamanbore-Kutch. Qui un gruppo organizzato ha costruito un vero e proprio casello parallelo, sfruttando un’area privata: il terreno di una fabbrica dismessa, la White House Ceramic Company. Non un’improvvisazione, ma una replica perfetta, come un set cinematografico: barriere, corsie, cartelli, personale e perfino una deviazione del traffico studiata nei minimi dettagli.

Il meccanismo era semplice quanto efficace: gli automobilisti venivano indirizzati lontano dal casello ufficiale, situato a pochi chilometri, e convinti a transitare su questo percorso alternativo. Il tutto con un incentivo irresistibile: pedaggio dimezzato. Una scelta apparentemente logica per camionisti e viaggiatori abituali, che si trovavano a risparmiare senza alcun segnale evidente di irregolarità.

A rendere il sistema ancora più credibile, una narrazione costruita ad arte: agli automobilisti veniva detto che quei soldi sarebbero serviti per finanziare templi locali. Risparmio e “beneficenza” insieme, un mix perfetto per abbattere ogni sospetto e per fotografare bene, di fatto, la realtà in cui è avvenuta la truffa.

Il risultato? Migliaia di rupie incassate ogni giorno - per un totale di 75 milioni - per oltre un anno e mezzo, mentre il traffico sul casello ufficiale diminuiva in modo anomalo. Solo quando il gestore autorizzato ha segnalato il calo, le autorità hanno avviato dei controlli, portando all’arresto di diversi responsabili: proprietari dei terreni, organizzatori e gestori della deviazione. Un sistema criminale articolato e sorprendente. Ma il dato più eloquente resta il tempo: 18 mesi prima che qualcuno si accorgesse di tutto.

Da truffa a fenomeno social: la nuova vita a tre anni di distanza

Se la truffa ha funzionato così a lungo, il motivo è un mix di fattori difficili da replicare ma perfettamente allineati in quel contesto: una zona poco urbanizzata, controlli nulli e soprattutto un sistema costruito per sembrare assolutamente normale. Nessun dettaglio fuori posto, nessuna richiesta sospetta.

È proprio questa “normalità” ad aver reso invisibile il raggiro. Il traffico costante, la presenza di operatori e la logica economica del prezzo ridotto hanno fatto il resto. Nessuno si è fermato a chiedersi se fosse davvero un casello ufficiale. E quando nessuno dubita, anche l’assurdo diventa routine.

Ma la seconda vita della vicenda è forse ancora più interessante. Gli arresti risalgono al 2023, eppure è solo oggi che il caso è esploso sui social, trasformandosi in un fenomeno globale. Il motivo? La combinazione perfetta tra incredulità e fascinazione: una storia che sembra uscita da un film.

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