Un’altra crisi delle banche italiane potrebbe essere alle porte

Tommaso Scarpellini

27/06/2025

Ricordate il 2011, quando il settore bancario crollò di quasi il 40%? Ecco, oggi i rischi sono diversi, ma su alcuni titoli bancari nasce la paura di un ritorno ai minimi del 2020.

Nel 2011 il comparto bancario italiano visse un vero incubo: l’indice FTSE Italia Banche crollò di oltre il 40% in un solo anno, trascinato dallo shock del debito sovrano e dalla crisi di fiducia sul sistema-Paese.

Oggi nessuno parla apertamente di un déjà vu, ma i segnali di tensione iniziano ad accumularsi. I tassi d’interesse della BCE sono in fase discendente - un sollievo per le imprese e le famiglie, ma un colpo diretto al cuore dei margini bancari.

E se le stesse banche, che negli ultimi due anni hanno generosamente distribuito dividendi da record, si trovassero costrette a tagliarli? Se il mercato iniziasse a guardare con occhio critico alla qualità degli utili e ai fondamentali sottostanti, è davvero così improbabile un ritorno alle valutazioni del 2020?

La compressione dei margini

In un bilancio bancario, il Net Interest Income (margine di interesse) rappresenta la differenza tra gli interessi attivi (prestiti a famiglie e imprese) e quelli passivi (interessi sui depositi e altre passività). Quando i tassi salgono, le banche guadagnano di più sui nuovi prestiti e impiegano liquidità a tassi superiori.

Ma quando i tassi scendono, come sta avvenendo ora, il margine si comprime. I prestiti a tasso fisso mantengono intatti i rendimenti, ma i nuovi impieghi generano meno margine, mentre i costi della raccolta impiegano più tempo a ridursi. Il risultato? Net Interest Margin (NIM) in discesa, specialmente per gli istituti più esposti al credito commerciale.

Le banche più esposte

Banche come Banco BPM, BPER Banca e MPS sembrano fare forte affidamento sulla gestione del margine di interesse, avendo una struttura operativa fortemente orientata al retail e alle PMI. Queste realtà hanno beneficiato in modo significativo del ciclo di rialzi, ma rischiano ora una discesa simmetrica. Diversa potrebbe essere invece la situazione di gruppi più diversificati come Intesa Sanpaolo, che possono contare su commissioni, wealth management e assicurazioni.

ISP, 1W ISP, 1W Grafico a candele settimanali del titolo ISP. Fonte:baha.com

Il rally dei BTP è una falsa speranza

Il recente aumento dei prezzi dei BTP è stato letto come un vento in poppa per le banche italiane, cariche di debito pubblico. Ma attenzione: gran parte di questi titoli è classificata come HTM, quindi le plusvalenze non entrano nel conto economico. Questo significa che l’aumento di valore dei bond non migliora né i profitti né i ratios patrimoniali, e quindi non dà alcun respiro concreto ai bilanci bancari. Come non li ha affossati durante il ciclo di rialzo dei tassi iniziato nel 2022.

Dividendi a rischio, EPS in calo

Nel biennio 2022–2024, il payout ratio di molte banche italiane è stato particolarmente generoso. Ma con l’erosione dei margini, e un potenziale rallentamento dell’economia, mantenere questi livelli di distribuzione diventa difficile da sostenere. Un eventuale taglio ai dividendi sarebbe letto come un segnale di debolezza, con potenziali impatti sul prezzo dei titoli, specie se accompagnato da un calo degli EPS. A quel punto, il mercato potrebbe decidere di rivalutare il P/E ratio, spingendo i titoli a multipli più bassi.

Ritorno ai livelli del 2020?

Nel 2020, molte banche italiane trattavano a P/E tra 5 e 7, contro gli attuali 8–10. Se gli EPS dovessero subire una contrazione del 20–30%, e se il sentiment tornasse negativo, non sarebbe folle rivedere quei prezzi. Certo, molto dipenderà dalla reazione del mercato e dal contesto macro, ma l’ipotesi potrebbe non essere così remota come si crede.

Non è panico, è un punto di vista

Non tutte le banche soffriranno allo stesso modo. Chi ha diversificato il business, contenuto il rischio di credito e costruito margini solidi può reggere il potenziale urto. Ma è anche vero che il quadro potrebbe deteriorarsi. Ignorarlo perché “le banche stanno andando bene oggi” potrebbe rivelarsi pericoloso domani.