I prezzi del petrolio WTI hanno raggiunto la coriacea area supportiva dei 60 dollari. Se questa zona dovesse venire violata, i prezzi avrebbero la possibilità di proseguire il rialzo delle scorse ottave
Petrolio WTI
I prezzi del petrolio WTI sono arrivati alla coriacea resistenza posta a 60,39 dollari al barile, la quale delimita la parte superiore della lateralità in atto dalla seconda metà di marzo.
Petrolio WTI, grafico giornaliero. Fonte: Bloomberg
La struttura grafica dell’oro nero è migliorata nel corso di ottobre 2019, quando i compratori hanno reagito a ridosso dell’area supportiva posta a 50,64 dollari al barile, livello statico lasciato in eredità dai lows del 15 gennaio 2019.
Il rialzo in essere ha permesso alle quotazioni di rompere dapprima la linea di tendenza che unisce i top del 3 ottobre 2018 a quelli del 23 aprile 2019, per poi passare a quella della media mobile semplice a 200 giorni.
Se le quotazioni riuscissero a violare gli attuali livelli, la cui valenza resistenziale è corroborata dalla trendline che unisce i massimi del 28 ottobre e 7 novembre 2019, si aprirebbero scenari positivi fino ad area 64 dollari in primis, per poi passare a quota 66 dollari. Viceversa, la debolezza potrebbe tornare solo con una violazione della zona di concentrazione di domanda a 58,67 dollari prima, e 55,82 dollari poi.
Strategie operative sul petrolio WTI
Da un punto di vista operativo, si potrebbero valutare strategie di natura long da 61 dollari. Lo stop loss andrebbe posto a 57,60 dollari, mentre l’obiettivo principale a 64,5 dollari. Il target finale è invece individuabile a 64,9 dollari.
Il certificato Turbo Long di BNP Paribas con ISIN NL0013883358 e leva 3,15 si adatta particolarmente bene a questa strategia.