È la birra cinese più famosa ed esportata a livello internazionale. È presente in oltre 120 Paesi, ha un valore del marchio di circa 280 miliardi di yuan (oltre 37 miliardi di euro) e, nel 2024, ha fatto registrare un fatturato di quasi 32,1 miliardi di yuan (oltre 3,8 miliardi di euro), con 7,538 milioni di kilolitri venduti.
Tsingtao Beer sta pianificando una nuova ascesa sui mercati mondiali mettendo in scena interessanti strategie di marketing legate allo sport, o meglio, al calcio.
In Europa, per esempio, è diventata partner ufficiale dell’AJ Auxerre, squadra che milita in Ligue 1, il massimo campionato francese.
Non solo: nel silenzio generale, l’azienda cinese ha stipulato un importante accordo di licenza con il gruppo thailandese Carabao. Potrebbe sembrare un semplice accordo di massima, ma questo deal potrebbe in realtà segnalare qualcosa di molto più ampio: un cambiamento nel modo in cui i marchi cinesi affrontano la geopolitica odierna, l’ombra dei dazi e l’accesso al mercato globale. Andiamo con ordine.
Tsingtao punta sul calcio
Sotto la guida del suo proprietario James Zhou, l’AJ Auxerre prosegue la sua strategia di espansione sul mercato internazionale.
“Siamo lieti di dare il benvenuto a un marchio internazionale del calibro di Tsingtao tra i nostri partner. Tsingtao, bevanda di fama mondiale, sosterrà AJA per le prossime stagioni e per la prima volta stringe una partnership con un club sportivo in Francia”, ha spiegato Baptiste Malherbe, presidente esecutivo e CEO del club francese.
“La lunga tradizione calcistica dell’AJ Auxerre e il suo spirito appassionato e ambizioso si allineano perfettamente con la filosofia del marchio Tsingtao: che si tratti degli spettacolari scontri in campo o dei momenti conviviali sugli spalti, vogliamo offrire ai tifosi un’esperienza di gusto ed emozioni più ricche e creare momenti di piacere più memorabili per i tifosi di tutto il mondo”, ha aggiunto Harry Liu, Vice Direttore Generale Internazionale di Tsingtao.
Appare dunque evidente la mossa della birra cinese: fare leva sul calcio europeo per scalare i mercati del continente, sulla scia di quanto stanno facendo altri brand d’oltre Muraglia, come Haier in Italia e BYD su scala più continentale.
Una mossa internazionale
Dicevamo, poi, dell’accordo tra Tsingtao e Carabao. Sebbene molti all’estero conoscano Carabao per la sua sponsorizzazione della English Football League o per il suo portfolio di bevande energetiche, l’azienda ha radici profonde nella birra.
Carabao è stata fondata nel 2001 come joint venture con Tawandang Brewery, gestore delle grandi birrerie in stile tedesco di Bangkok risalenti al 1999. Nel 2023, Carabao ha lanciato un portfolio completo di birre con i marchi Carabao e Tawandang, prodotte in un moderno stabilimento con una capacità di circa 400 milioni di litri all’anno, ovvero circa 3,3 milioni di barili statunitensi per i miei amici americani.
Ebbene, arriviamo al punto: Tsingtao ha annunciato che avrebbe iniziato a produrre birra Tsingtao in Thailandia attraverso una partnership di licenza con Carabao. Siamo di fronte, fanno notare alcuni, a un fatto inedito: un marchio cinese di beni di largo consumo, in questo caso di birra, ha trasferito la produzione all’estero con un modello OEM su licenza.
La Thailandia detiene uno dei più ampi portafogli di accordi di libero scambio (FTA) in Asia. Cosa significa? Semplice: la birra cinese prodotta in Thailandia rientrerebbe nell’aliquota tariffaria reciproca tra Stati Uniti e Thailandia pari a circa il 19% (concordata ma non ancora definitiva) creando una base di crescita molto più gestibile. E impermeabile alle tariffe imposte da Donald Trump sul Made in China.