Perché Trump vuole un superstato Usa-Canada

Roberto Vivaldelli

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The National Interest vede in un “superstato” USA-Canada una potenza in energia, minerali, AI e difesa, idea che piace al 13% dei canadesi.

Perché Trump vuole un superstato Usa-Canada

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Il nuovo primo ministro canadese, Mark Carney, leader del partito liberale ed ex governatore della Banca d’Inghilterra, è atterrato stamani a Parigi per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron, dando il via al suo primo viaggio ufficiale all’estero dalla cerimonia di giuramento del 14 marzo.

La visita, che proseguirà a Londra con incontri con il premier britannico Keir Starmer e re Carlo III, capo di stato del Canada, avviene in un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti, da quando alla Casa Bianca è tornato Donald Trump.

Carney sceglie Parigi e Londra per il primo viaggio all’estero

Non a caso, Carney ha scelto simbolicamente Parigi e Londra, due capitali che hanno plasmato le origini del Canada, per rafforzare i legami con alleati storici in Europa, mentre un sondaggio circolato negli ultimi giorni mostra che circa la metà dei canadesi si dice favorevole a un eventuale ingresso del Canada nell’Ue. Durante il suo discorso di insediamento, il premier ha sottolineato l’identità unica del paese, fondata su tre pilastri – francese, inglese e indigeno – e ha ribadito con forza: “Il Canada è fondamentalmente diverso dall’America e mai, in nessun modo, ne sarà parte”.

Un chiaro messaggio indirizzato a Trump, che dall’inizio del suo mandato ha imposto pesanti tariffe su acciaio e alluminio canadesi e ha provocatoriamente suggerito che il Canada possa diventare il 51esimo Stato degli Usa, chiamando a più riprese il suo predecessore, Justin Trudeau, «il governatore del 51esimo Stato». Ma un super-stato formato da Stati Uniti e Canada come diventerebbe? A rispondere a questa domanda è la prestigiosa rivista The National Interest.

Il super-stato evocato da Trump

Il “superstato” USA-Canada, termine coniato da Herman Kahn per descrivere un’entità con risorse da gigante economico e tecnologico, non cercherebbe un dominio globale ma potrebbe potenziare, secondo la rivista Usa, la sicurezza e la prosperità dei propri cittadini: un ruolo che il Canada potrebbe assumere, espandendo i benefici del già consolidato status di superpotenza americana. Questo “superstato” potrebbe dominare l’emisfero occidentale e i mercati globali, nell’ottica della guerra commerciale con la Cina, grazie a una sinergia strategica in quattro aree chiave.

La prima è quella dell’energia, con il 30% del gas naturale e il 25% del petrolio mondiale prodotti congiuntamente, il che rafforzerebbe l’export di LNG e oleodotti come l’XL Pipeline. La seconda area strategica riguarda le risorse minerarie e le materie prime in generale: il Canada, infatti, vanta importanti quantità di oro, nichel e terre rare come litio e cobalto: con una domanda globale in esplosione (il litio quadruplicherà entro il 2030), potrebbe offrire un’alternativa alla supremazia cinese, rivitalizzando l’industria mineraria Usa. Il terzo ambito concerne la tecnologia AI e quantistica, con il Canada terzo nel G7 per fondi pro capite in AI generativa e leader nella ricerca quantistica (es. Università di Waterloo), complementare alla primazia americana per un’età dell’oro digitale. Infine, la difesa: se Stati Uniti e Canada cooperassero maggiormente su sicurezza artica, spazio e tecnologie, potrebbero facilmente contrastare le mire di Russia e Cina.

Nonostante le tensioni, dunque, aggravate dalle tariffe di Trump e dalle divergenze politiche, The National Interest sottolinea che un “superstato” USA-Canada potrebbe essere la soluzione migliore: due nazioni di immigrati, unite da lingua e geografia, che potrebbero unire forze e risorse per arricchire i propri cittadini e diventare una superpotenza mondiale quasi imbattibile. Dopotutto, se è vero che la metà dei cittadini canadesi vede con favore l’Ue, un sondaggio recente rivela che il 13% dei canadesi, con punte del 21% tra i conservatori e del 19% in Alberta, appoggia l’idea di unirsi agli Usa, attratti da un’economia americana in crescita (rispetto a un PIL pro capite canadese al 73% di quello USA) e da una cultura di libertà e ambizione che contrasta con un Canada “post-nazionale” – come lo ha definito Trudeau – dove il governo, il maggiore datore di lavoro con il 40% dell’economia, è visto come «soffocante» da molti cittadini.

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