Trump e la Colombia: tutto quello che c’è da sapere

Roberto Vivaldelli

27/01/2025

Crisi per Petro: tensioni con gli Stati Uniti sui rimpatri e scontri sanguinosi nel Catatumbo aggravano la difficile situazione del suo governo

Trump e la Colombia: tutto quello che c’è da sapere

È scontro aperto tra l’amministrazione Trump e la Colombia.

Le tensioni delle ultime ore sono scoppiate dopo che il governo colombiano ha rifiutato l’atterraggio di due aerei militari statunitensi con a bordo migranti deportati. In risposta, il presidente il presidente Usa ha annunciato un aumento del 25% delle tariffe su tutti i beni colombiani importati negli Stati Uniti, con la minaccia di un ulteriore incremento al 50% entro una settimana.

Inoltre, Trump ha imposto restrizioni sui visti ai funzionari governativi colombiani e ai loro alleati, accompagnate da controlli più severi sulle spedizioni provenienti dalla Colombia e altre sanzioni non specificate.

La Colombia cede alla pressione del tycoon

Domenica 26 gennaio, la Casa Bianca ha dichiarato che la Colombia ha accettato di accogliere senza restrizioni i migranti deportati dagli Stati Uniti, incluso il trasferimento tramite aerei militari americani. Tuttavia, ha avvertito che le sanzioni rimarranno in vigore fino a quando il primo gruppo di deportati non sarà rimpatriato con successo. “Queste misure sono solo l’inizio. Non permetteremo al governo colombiano di violare i suoi obblighi legali in materia di accettazione e rimpatrio dei criminali che hanno forzato negli Stati Uniti!” ha scritto Trump su Truth Social.

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha reagito duramente, affermando su X (ex Twitter) che i migranti deportati erano stati trattati come criminali e che il rifiuto degli aerei statunitensi era un atto di dignità nazionale. Petro ha offerto di inviare l’aereo presidenziale per riportare in patria i cittadini colombiani in modo più “dignitoso”. Come contromisura, ha annunciato un aumento del 25% delle tariffe su tutti i beni statunitensi importati in Colombia. «In aerei civili, senza essere trattati come criminali, accoglieremo i nostri connazionali,» ha dichiarato Petro, ribadendo il suo impegno a difendere la dignità dei cittadini colombiani.

La crisi della Colombia

Le tensioni con l’amministrazione Usa rischiano di aggravare la crisi della Colombia. Il presidente colombiano Gustavo Petro, eletto nel 2022 con la promessa di raggiungere una «pace totale», deve fare i conti con il fallimento del suo progetto di demilitarizzare pacificamente i gruppi ribelli del Paese mentre le fazioni guerrigliere si sono scontrate violentemente nella regione del Catatumbo, nel nord della Colombia, un’area cruciale per la produzione di cocaina.

Petro, ex guerrigliero del movimento M-19, aveva proposto un modello di pace basato sul dialogo, invitando i leader dei gruppi armati a un tavolo negoziale. Il piano prevedeva l’espansione del welfare per ridurre la povertà rurale e affrontare le cause della ribellione, come disuguaglianze e mancanza di rappresentanza politica.

Scontri e morti nella regione del Catatumbo

Tuttavia, il contesto attuale si è rivelato molto più complesso e spietato. I profitti esorbitanti del narcotraffico hanno reso la vita guerrigliera altamente attrattiva per i leader ribelli. Gruppi come l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e lo Stato Maggiore Centrale (ECM) stanno ora lottando per il controllo del territorio e del mercato lasciato vuoto dopo la smobilitazione delle FARC, respingendo le offerte di Petro.

La scorsa settimana, la regione del Catatumbo è diventata teatro di un sanguinoso conflitto tra ELN, ECM e organizzazioni criminali locali, costringendo migliaia di civili a fuggire. Più di 10.000 persone hanno attraversato il confine con il Venezuela in cerca di rifugio, invertendo il tradizionale flusso migratorio della regione, mentre decine di migliaia sono bloccate nelle loro case. Il bilancio delle vittime è già vicino alle 100 persone, con il numero destinato ad aumentare.

Deluso e amareggiato, Petro ha duramente criticato i ribelli, accusandoli di tradire i loro ideali fondatori per inseguire i profitti del narcotraffico. In un post sui social media, ha dichiarato che l’ELN ha abbandonato l’eredità del suo fondatore, il sacerdote Camilo Torres Restrepo, per seguire «le orme di Pablo Escobar». Con la sua strategia pacifica fallita, Petro ha annunciato un cambio di approccio: «L’ELN ha scelto la via della guerra, e avrà guerra».

Nel frattempo, la strategia di «mass deportation» (rimpatri) da parte dell’amministrazione Trump ha provocato ulteriori tensioni con Washington che aggravano la già delicata situazione politica di Petro e del suo Paese, mentre cresce il malcontento verso il suo operato.