Truffa assicurazione, falso incidente: cosa si rischia?

Avv. Marco Montanari

22 Dicembre 2021 - 09:57

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Simulare un falso incidente con lo scopo di lucrare ai danni della propria assicurazione è reputata condotta grave e penalmente rilevante: ecco cosa si rischia in caso di truffa o frode assicurativa.

Truffa assicurazione, falso incidente: cosa si rischia?

Le compagnie di assicurazione sono tenute a formulare un’offerta risarcitoria a favore dell’assicurato entro determinati termini di legge: è ciò che prevede il Codice delle assicurazioni private introdotto con Decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.

Questo è vero in generale, ma non sempre è ciò che si verifica nella realtà: può anche accadere che, a seguito della denuncia di sinistro presentata dall’assicurato, nella compagnia sorga il dubbio di trovarsi in presenza di una truffa o, per meglio dire, di una frode assicurativa.

La circostanza non è poi così rara: si sente spesso parlare di falso incidente, ovvero di un sinistro inscenato appositamente dagli assicurati per ottenere un risarcimento non dovuto, così da lucrare illecitamente ai danni della compagnia assicurativa.

Ma cosa si rischia in questi casi? Le conseguenze possono essere talmente gravi da assumere rilevanza anche da un punto di vista penale.

Ecco cosa prevede la legge in materia di frode (o truffa) assicurativa.

Il normale iter in caso di incidente stradale

Normalmente, in caso di sinistro, la compagnia di assicurazione è tenuta a formulare un’offerta risarcitoria al danneggiato nel termine di 60 giorni.

Tale termine è abbreviato a 30 giorni qualora i soggetti coinvolti nell’incidente abbiano firmato il modulo CAI, cioè il modulo di constatazione amichevole di incidente, mentre è aumentato a 90 se il conducente ha subito lesioni personali e ne richiede il risarcimento.

Per prima cosa, a seguito di un sinistro stradale, il danneggiato è tenuto a trasmettere alla propria compagnia assicurativa la cosiddetta denuncia di sinistro: una dichiarazione con cui si avvisa la propria assicurazione dell’avvenuto sinistro, normalmente predisposta su un modulo fornito dalla stessa compagnia (art. 143, Cod. ass.).

Lo stesso danneggiato può pretendere di essere risarcito dalla compagnia interpellata (la propria, in caso di indennizzo diretto, o quella del veicolo antagonista) per il danno subito a seguito del sinistro (danno al veicolo e, se del caso, danno alla persona).

A tal fine, egli deve inoltrare una richiesta di risarcimento corredata dalla descrizione dei fatti, degli eventuali testimoni presenti sul posto e dei danni subiti dal veicolo; il tutto, possibilmente allegando la documentazione necessaria allo scopo di dimostrare le circostanze denunciate (fotografie dei luoghi e dei danni subiti, eventuale modulo CAI sottoscritto dai conducenti e così via).

Il veicolo danneggiato deve poi essere messo a disposizione della compagnia per almeno 5 giorni non lavorativi, al fine di consentirle di effettuare una perizia finalizzata all’accertamento dei danni e della dinamica del sinistro.

Eseguita la perizia e accertata sia l’esistenza che l’entità dei danni lamentati, la compagnia è tenuta a esprimersi entro i termini già visti (60, 30 o 90 giorni) formulando un’offerta risarcitoria congrua oppure, laddove non ritenga sussistere i presupposti per il risarcimento, inviando una comunicazione di diniego (rifiuto) adeguatamente motivata.

Ciò è quanto, a grandi linee, dovrebbe avvenire “normalmente” in caso di sinistro stradale tra veicoli a motore.

Tuttavia, esiste un’ipotesi in cui all’assicurazione è consentito avvalersi di un termine superiore prima di rispondere alla richiesta di risarcimento inviata dal danneggiato: è quanto avviene in caso di dubbio sulla possibilità che il denunciante stia tentando di truffare la compagnia integrando il reato previsto dall’articolo 642 del Codice penale.

Vediamo meglio in cosa consiste questo reato e cosa rischia chi lo commette.

Il reato di frode assicurativa

Il reato di “truffa” o “frode” assicurativa è disciplinato dall’art. 642, c.p., rubricato: “Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona”.

Il comma 1 punisce con la reclusione da uno a cinque anniChiunque, al fine di conseguire per sé o per altri l’indennizzo di una assicurazione o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione, distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione”.

La stessa pena si applica inoltre a chi, per ottenere un vantaggio economico ingiusto, denuncia un sinistro non accaduto oppure falsifica le prove di un sinistro o, ancora, le precostituisce, ovvero “prepara” prove o documenti al solo scopo di dare credibilità alla propria richiesta.

Si pensi al caso dell’assicurato che si procuri un falso testimone, il quale affermi di aver assistito a un sinistro mai avvenuto o avvenuto, in realtà, con modalità diverse da quelle dichiarate, oppure alla falsificazione del modulo CAI o, ancora, all’alterazione del luogo dell’incidente.

Quindi, il delitto in questione si realizza non soltanto quando l’assicurato simula un falso incidente denunciando un sinistro in realtà mai avvenuto, ma anche in caso di:

  • dispersione, deterioramento od occultamento delle cose assicurate;
  • falsificazione o alterazione del contratto di assicurazione (polizza assicurativa);
  • falsificazione o alterazione della documentazione necessaria alla stipula della polizza (ad es., documenti di identità, tessera sanitaria, libretto di circolazione auto, ecc.);
  • falsificazione, alterazione o precostituzione di prove e documenti comprovanti il sinistro.

Non solo: rientra nella fattispecie anche la condotta di chi “cagiona a sé stesso una lesione personale o aggrava le conseguenze della lesione personale prodotta da un infortunio” (art. 642, comma 2, c.p.).

Trattasi, in particolare, di un delitto a tutela del patrimonio della compagnia di assicurazione.

Esso è, inoltre, un reato di pericolo: per integrarlo non è necessario l’avere, di fatto, incassato il risarcimento ottenendo un vantaggio patrimoniale illecito, ma basta realizzare le condotte descritte dalla norma con l’intento di frodare l’assicurazione e di metterne in pericolo il patrimonio.

Il fatto di ottenere concretamente il vantaggio economico è considerato, infatti, soltanto una circostanza aggravante.

Il reato è procedibile a querela della parte offesa; il che significa che la compagnia assicurativa è tenuta a sporgere querela ai danni del responsabile se vuole che si proceda penalmente nei suoi confronti.

Ebbene, chiarito in cosa consiste e quali sono le conseguenze di questo reato, cosa succede se l’assicurazione sospetta di trovarsi in presenza di una richiesta fraudolenta?

Cosa succede in caso di sospetta frode?

Abbiamo visto che la compagnia di assicurazione, una volta ricevuta la richiesta di indennizzo, ha 60 giorni di tempo (oppure 30 o 90, a seconda dei casi) per decidere se accordare, o meno, il risarcimento.

In caso di sospetta frode da parte dell’assicurato, tuttavia, tale termine subisce una variazione.

Ciò accade, in particolare, quando l’impresa di assicurazione ritiene che alcuni elementi relativi alla pratica di sinistro siano indice di possibile attività fraudolenta.

A tal fine, essa può avvalersi:

  • degli indici di anomalia stabiliti dall’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), riscontrati inserendo gli estremi del denunciante o del veicolo su un apposito archivio informatico;
  • dei dati comunicati dai dispositivi elettronici installati sull’autovettura al fine di registrare l’attività della stessa (“scatola nera”);
  • della perizia effettuata sul veicolo coinvolto dalla quale emerga l’incongruenza del danno dichiarato dal richiedente.

In questi casi, secondo il comma 2-bis dell’art. 148, Cod. ass., l’impresa assicurativa può decidere di non formulare l’offerta risarcitoria entro i normali termini, motivando tale decisione con la necessità di condurre ulteriori approfondimenti in relazione al sinistro.

Tale decisione deve essere comunicata al richiedente; da questo momento, la compagnia avrà un termine di ulteriori 30 giorni per condurre accertamenti più approfonditi e adottare una decisione definitiva in merito alla richiesta di risarcimento.

Una volta compiuti gli approfondimenti del caso, l’assicurazione potrà decidere di sporgere querela per il reato di frode assicurativa qualora ne dovesse ravvisare i presupposti.

Secondo la stessa norma, infatti, entro il termine di 30 giorni, l’impresa può:

  • formulare un’offerta di risarcimento;
  • non formulare alcuna offerta e decidere di sporgere querela nei confronti del richiedente dandone avviso a quest’ultimo nella comunicazione con cui respinge definitivamente la richiesta di risarcimento.

Entro quando l’assicurazione può sporgere querela?

Normalmente, chi vuole sporgere querela deve farlo entro 3 mesi dal giorno in cui ha avuto notizia del fatto di reato (art. 124, c.p.).

Nel caso specifico della frode assicurativa, tuttavia, proprio perché alla compagnia di assicurazione è concesso un termine di ulteriori 30 giorni per condurre approfondimenti quando sussistono dubbi su possibili frodi, il periodo di 3 mesi inizia a decorrere dalla fine di questo termine ulteriore.

Secondo il citato comma 2-bis, infatti, “il termine per la presentazione della querela, di cui all’articolo 124, primo comma, del codice penale, decorre dallo spirare del termine di trenta giorni entro il quale l’impresa comunica al danneggiato le sue determinazioni conclusive” (art. 148, comma 2-bis, Cod. ass.).

Allo stesso modo, il termine previsto per proporre un’offerta congrua si sospende dal momento in cui l’assicurazione comunica all’assicurato la volontà di sporgere querela.

Inoltre, laddove l’interessato voglia in ogni caso agire in giudizio per ottenere il risarcimento che gli è stato negato, egli potrà farlo soltanto:

  • dopo aver ricevuto la comunicazione relativa alla decisione finale adottata dalla compagnia; in mancanza,
  • dopo la decorrenza del termine di 60 giorni di sospensione della procedura.

Infine, si segnala che, in caso di avvio del procedimento penale a seguito della querela sporta dalla compagnia assicurativa, questa potrà costituirsi parte civile nel relativo processo allo scopo di domandare la condanna dell’autore dell’illecito al risarcimento del danno.

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