Trovano la pepita più grande al mondo ma non lasciano nulla in eredità

Ilena D’Errico

7 Luglio 2024 - 18:10

I minatori che hanno trovato la pepita più grande del mondo, cambiando per sempre le loro vite, non hanno lasciato nulla in eredità. Ecco cosa è successo.

Trovano la pepita più grande al mondo ma non lasciano nulla in eredità

L’oro è da sempre simbolo di ricchezza e nel corso degli anni tanti vi hanno guardato con speranza per rivoluzionare le proprie vite. La corsa all’oro non ha visto soltanto tanta fatica e dedizione, ma anche avvenimenti eccezionali e irripetibili, come il ritrovamento della pepita più grande del mondo. La scoperta si deve a John Deason e Richard Oates, i minatori inglesi che l’hanno dissotterrata nei giacimenti di Victoria, sotto lo stupore generale.

Il ritrovamento è avvenuto nel febbraio 1869 ed è ancora motivo di orgoglio i discendenti, anche se non hanno ricevuto alcuna eredità. Pur portando avanti da generazioni la memoria di questo evento storico, infatti, i familiari non possono vantare nemmeno un piccolo gioiello frutto di questa scoperta.

Trovano la pepita più grande del mondo ma non lasciano eredità

La pepita, che è stata battezzata Welcome Stranger, detiene un record mondiale difficile da battere. Con il peso di 71 kg e la lunghezza di 61 cm è infatti la pepita più grande mai scoperta, mentre ad oggi il titolo di pepita più grande al mondo appartiene alla Pepita Canaã di 60,82 kg, scoperta nel 1983 da Júlio de Deus Filho in Serra Pelada.

La Welcome Stranger, infatti, è stata frammentata poco dopo la scoperta per poter procedere alla pesatura, altrimenti insostenibile per la bilancia della London Chartered Bank di Dunolly. Una storia quasi romanzesca, nel pieno spirito di avventura e ritrovamento del tesoro che ha caratterizzato la febbre dell’oro, pur premiando soltanto pochi fortunati. I minatori hanno guadagnato grazie alla fortuita scoperta circa 10.000 sterline britanniche, che per gli standard del XIX secolo significa essere diventati milionari all’improvviso.

La scoperta ha davvero del sensazionale. Il giorno del ritrovamento John Deason e Richard Oates, infatti, non hanno fatto nulla di particolare o di diverso rispetto alle dure giornate di lavoro precedenti. Inaspettatamente, hanno trovato una pepita, peraltro non troppo in profondità, facendo fatica a tirarla su. I diari dei minatori raccontano proprio questo passaggio e la necessità di usare un palanchino per estrarla dal terreno.

Si sono quindi recati immediatamente presso la banca più vicina, macinando i 20 km che li separavano da Dullnoy con nuove speranze. Oggi la stessa pepita avrebbe un valore di almeno 2 milioni di dollari, perciò si può solo immaginare l’effetto per i due minatori, con alle spalle una vita di stenti e fatiche. Non è chiaro il motivo per cui ai discendenti non sia restato nemmeno un piccolo ricordo, ma bisogna sempre considerare che sono passati più di 150 anni dalla scoperta.

Proprio in occasione del 150° anniversario, nel 2019, i discendenti hanno ricreato l’evento, con una commemorazione storica emozionante e piuttosto fedele alla realtà, anche grazie ai registri storici e ai diari dei minatori. Una vera e propria festa, dove è stata rappresentata la scoperta della pepita che ha segnato la cittadina di Moliagul. Nei decenni successivi al ritrovamento, infatti, è diventata il punto di maggiore interesse della corsa all’oro in Australia, con continue spedizioni per le ricerche.

Tra il 1850 e il 1860 la città si è arricchita esponenzialmente, finché è cessati il rinvenimento di pietre preziose significative. Non che si tratti di un terreno povero, anche se è stato setacciato abbondantemente, ma nulla di paragonabile alla maestosa Welcome Stranger. Così, è iniziato un nuovo declino per la città, che lentamente è stata abbandonata dagli avventurieri.

Questo spiega almeno in parte il motivo per cui non c’è stata alcuna eredità, o almeno non è arrivata sino ai nostri giorni, e non è rimasta alcuna traccia della pepita più grande mai scoperta al mondo. Nonostante ciò, la sua scoperta e la storia dei minatori viene ricordata da un monumento, posto proprio sul punto dove un tempo si nascondeva l’oro.

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