Trattamento integrativo da restituire, quando si rischia nel 730/2024?

Patrizia Del Pidio

22 Gennaio 2024 - 17:26

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Con la presentazione del 730/2024 alcuni lavoratori si troveranno nella spiacevole situazione di dover restituire l’ex bonus Renzi, ora trattamento integrativo.

Trattamento integrativo da restituire, quando si rischia nel 730/2024?

Trattamento integrativo da restituire nel 730/2024: chi corre questo rischio?
Chi durante il 2023 ha ricevuto, in busta paga, mese dopo mese, il trattamento integrativo dal proprio datore di lavoro, potrebbe doverlo restituire con la presentazione della dichiarazione dei redditi. Per capire chi corre concretamente questo rischio bisogna comprendere come l’ex bonus Renzi funziona oggi, perché nel corso degli anni ha subito profonde modifiche normative.

Il trattamento integrativo, introdotto inizialmente per ridurre la pressione fiscale che grava sui dipendenti, è chiamato anche bonus Renzi o bonus 100 euro in busta paga. Non spetta a tutti coloro che si trovano nella condizione di essere lavoratori subordinati, ma per averne diritto è necessario rispettare determinati requisiti reddituali.

Proprio per questo motivo può capitare che, dopo aver percepito nel corso dell’anno in tutte le buste paga il trattamento integrativo, si verifichi l’antipatica circostanza di doverlo restituire nel conguaglio del 730 perché non spettante.

Il trattamento integrativo nel 2022, ha subito una profonda modifica visto che il bonus è riconosciuto pienamente solo a chi ha un reddito fino a 15.000 euro. Per chi ricade nella fascia di reddito compresa tra i 15.000 e i 28.000 euro, invece, il trattamento integrativo spetta solo a patto che le detrazioni riconosciute siano maggiori dell’imposta dovuta.

Il bonus 100 euro in busta paga che si riceve mensilmente, infatti, è solo anticipato dal sostituto di imposta, la vera spettanza, poi, si determina solo a fine anno quando è possibile conteggiare il reale reddito percepito dal lavoratore. Molti lavoratori con un reddito basso, dopo aver percepito i 1.200 euro in busta paga nel corso dell’anno, si possono trovare, al momento del conguaglio nel 730, a vedersi togliere la somma in questione senza capirne il motivo. Spieghiamo in questo articolo come funziona in parole semplici l’ex bonus Renzi e quando si rischia di doverlo restituire nel modello 730.

Trattamento integrativo, come funziona?

Nel 2023, ma anche nel 2024 sarà così, il trattamento integrativo spetta solo a:

  • chi ha un reddito fino a 15.000 euro e ha detrazioni inferiori all’imposta dovuta;
  • chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 e ha detrazioni riferite a determinate spese superiori all’imposta dovuta.

In questo articolo andremo a spiegare quali sono i casi di restituzione da parte di chi ha redditi fino a 15.000 euro e per chi li ha compresi tra 15.000 e 28.000 euro.(

Il problema principale va ricercato proprio tra gli aventi diritto del trattamento integrativo, perché in molti casi ci si ferma alla definizione “chi ha un reddito fino a 15.000 euro”, mentre la normativa prevede un’altra circostanza specifica: il soggetto deve avere detrazioni da lavoro dipendente inferiori all’imposta dovuta, ovvero deve avere capienza fiscale.

Trattamento integrativo da restituire in 730 per reddito troppo basso

Il trattamento integrativo nasce come un taglio del cuneo fiscale, ovvero per abbassare le tasse che i lavoratori dipendenti pagano in busta paga. Proprio per questo motivo è riconosciuto solo a chi ha capienza fiscale (nel 2023 l’incapienza fiscale si aveva con redditi fino a 8.174 euro l’anno, nel 2024 scatta a 8.500 euro, ma con il cambiamento del calcolo del bonus Renzi lo stesso è riconosciuto anche agli incapienti che hanno redditi superiori a 8.174 euro).

Solo per chi ha redditi superiori a 8.174 euro c’è diritto al trattamento integrativo, chi non arriva a questo limite e lo percepisce ugualmente in busta paga si trova a doverlo restituire in sede di 730 l’anno successivo.

Portiamo un esempio pratico. Un lavoratore part time nel corso del 2023 ha percepito redditi totali da lavoro dipendente pari a 7.500 euro. Il datore di lavoro, come sostituto di imposta, ha erogato nelle buste paga mensili il trattamento integrativo. A fine anno, però, conteggiando i redditi complessivi il lavoratore si trova nella situazione di non dover pagare l’Irpef perché le sue detrazioni non superano l’imposta dovuta. Questo fa venire meno il diritto al trattamento integrativo che, quindi, deve essere restituito a conguaglio nel modello 730.

Chi deve restituire il trattamento integrativo per detrazioni troppo basse

La norma prevede che per redditi che superano i 15.000 euro il trattamento integrativo è riconosciuto “per un ammontare non superiore a 1200 euro, determinato in misura pari alla differenza fra la somma delle detrazioni e l’imposta lorda”.

Se le detrazioni spettanti, quindi, non superano l’imposta lorda dovrà essere restituito tutto il bonus. Ma anche per chi ha detrazioni superiori all’imposta il rischio di restituzione parziale sussiste: se la differenza tra le detrazioni spettanti e l’importa lorda restituisce un risultato minore a 1.200 euro, il bonus spettante sarà pari solo alla differenza in questione. E la somma in più percepita andrà restituita. In questo caso, il consiglio è quello di chiedere il trattamento integrativo non in busta paga ogni mese, ma solo a conguaglio se ce n’è diritto.

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