Trattamento integrativo da restituire, quando si rischia nel 730/2026?

Patrizia Del Pidio

6 Febbraio 2026 - 08:13

In quali casi con il 730/2026 si dovrà restituire il trattamento integrativo ricevuto nel corso del 2025? Vediamo chi dovrà restituire l’ex bonus Renzi.

Trattamento integrativo da restituire, quando si rischia nel 730/2026?

Trattamento integrativo da restituire nel 730/2026: chi potrebbe correre questo rischio? Il bonus da 100 euro viene erogato in busta paga mese dopo mese e solo alla fine dell’anno si potrebbe scoprire che non spettava veramente perché l’ex bonus Renzi è riconosciuto in base a specifici limiti di reddito e a requisiti che riguardano l’imposta sui redditi e le detrazioni.

Il rischio di dover restituire il trattamento integrativo percepito durante il 2025 lo corre chi chi subisce variazioni reddituali non previste e supera i limiti di reddito minimi e massimi previsti dalla normativa, perché in diversi casi (come ad esempio per chi fa straordinari) il reddito percepito nell’anno di imposta si sa con certezza solo quando l’anno si chiude.

Chi durante il 2025 ha ricevuto, in busta paga, mese dopo mese, il trattamento integrativo dal proprio datore di lavoro, potrebbe trovarsi nella spiacevole situazione di doverlo restituire con la presentazione della dichiarazione dei redditi 2026.

Per capire chi corre concretamente questo rischio bisogna comprendere come funziona oggi l’ex bonus Renzi, perché nel corso degli anni ha subito profonde modifiche normative.

Il trattamento integrativo, introdotto inizialmente per ridurre la pressione fiscale che grava sui dipendenti, è chiamato anche bonus Renzi o bonus 100 euro in busta paga. Si tratta di un beneficio che non spetta automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti e in alcuni casi il diritto potrebbe venire meno anche per chi guadagna poco.

Le modifiche al trattamento integrativo

Il trattamento integrativo nel 2022 ha subito una profonda modifica visto che oggi il bonus è riconosciuto pienamente solo a chi ha un reddito fino a 15.000 euro. Per chi ricade nella fascia di reddito compresa tra i 15.000 e i 28.000 euro, invece, il trattamento integrativo spetta solo a patto che le detrazioni riconosciute siano maggiori dell’imposta dovuta. Le regole per il diritto sono rimaste inalterate, rispetto al 2025, anche nel 2026.

Il bonus 100 euro in busta paga che si riceve mensilmente, infatti, è solo anticipato dal sostituto di imposta, la vera spettanza, poi, si determina a fine anno quando è possibile conteggiare il reale reddito percepito dal lavoratore.

Molti lavoratori con un reddito basso, dopo aver percepito i 1.200 euro in busta paga nel corso dell’anno, si possono trovare, al momento del conguaglio nel 730, a vedersi trovarsi a debito per la somma senza capirne il motivo. Spieghiamo in questo articolo come funziona in parole semplici l’ex bonus Renzi e quando si rischia di doverlo restituire nel modello 730.

Trattamento integrativo, come funziona?

Nel 2026 il trattamento integrativo spetta solo a:

  • chi ha un reddito tra 8.174 e 15.000 euro;
  • chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro e ha detrazioni riferite a determinate spese superiori all’imposta dovuta.

In questo articolo andremo a spiegare quali sono i casi di restituzione da parte di chi ha redditi fino a 15.000 euro e per chi li ha compresi tra 15.000 e 28.000 euro.

Il problema principale va ricercato proprio tra gli aventi diritto del trattamento integrativo, perché in molti casi ci si ferma alla definizione “chi ha un reddito fino a 15.000 euro”, mentre la normativa prevede un’altra circostanza specifica: il soggetto deve avere detrazioni da lavoro dipendente inferiori all’imposta dovuta diminuita di 75 euro, ovvero deve avere capienza fiscale.

A questo punto è necessaria una precisazione. Nel 2024 è stata aumentata la detrazione spettante per reddito da lavoro dipendente che, come conseguenza, ha fatto aumentare la soglia della no tax area: chi ricade nella no tax area non ha capienza fiscale perché l’imposta è azzerata dalle detrazioni da lavoro spettanti.

Con l’aumentare della no tax area da 8.174 (no tax area 2023) a 8.500 (no tax area dal 2024) applicando il calcolo previsto dalla normativa ci si sarebbe trovati nella condizione di togliere il trattamento integrativo a tutti coloro che avevano redditi tra 8.174 e 8.500 euro (che l’anno precedente lo percepivano). Proprio per questo dal 2024 è cambiato il calcolo per il diritto al bonus 100 euro in busta paga.

Trattamento integrativo da restituire in 730 per reddito troppo basso

Il trattamento integrativo nasce come un taglio del cuneo fiscale, ovvero per abbassare le tasse che i lavoratori dipendenti pagano in busta paga. Proprio per questo motivo è riconosciuto solo a chi ha capienza fiscale (ma è riconosciuto anche agli incapienti che hanno redditi superiori a 8.174 euro).

Solo per chi ha redditi superiori a 8.174 euro c’è diritto al trattamento integrativo, chi non arriva tale soglia e lo percepisce ugualmente in busta paga sarà tenuto alla restituzione in sede di 730 l’anno successivo.

Portiamo un esempio pratico. Un lavoratore part time nel corso del 2025 ha percepito redditi totali da lavoro dipendente pari a 7.500 euro. Il datore di lavoro, come sostituto di imposta, ha erogato nelle buste paga mensili il trattamento integrativo. A fine anno, però, conteggiando i redditi complessivi il lavoratore si trova nella situazione di non dover pagare l’Irpef perché le sue detrazioni non superano l’imposta dovuta. Questo fa venire meno il diritto al trattamento integrativo che, quindi, deve essere restituito a conguaglio nel modello 730.

Chi deve restituire il trattamento integrativo per detrazioni troppo basse

La norma prevede che per redditi che superano i 15.000 euro il trattamento integrativo è riconosciuto “per un ammontare non superiore a 1200 euro, determinato in misura pari alla differenza fra la somma delle detrazioni e l’imposta lorda”.

Se le detrazioni spettanti, quindi, non superano l’imposta lorda dovrà essere restituito tutto il bonus. Ma anche per chi ha detrazioni superiori all’imposta il rischio di restituzione parziale sussiste: se la differenza tra le detrazioni spettanti e l’imposta lorda restituisce un risultato minore a 1.200 euro, il bonus spettante sarà pari solo alla differenza in questione. E la somma in più percepita andrà restituita. In questo caso, il consiglio è quello di chiedere il trattamento integrativo non in busta paga ogni mese, ma solo a conguaglio se ne sussiste il diritto.

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