Trading: la maggior parte dei cicli sono pura coincidenza

Fare trading sul mercato azionario: perché l’analisi dei cicli è così importante?

Trading: la maggior parte dei cicli sono pura coincidenza

Fare trading sul mercato azionario senza dimenticarsi l’analisi dei cicli.

È questo il contenuto dell’intervista concessa a Marko Gränitz dal Dr. Habil. Michael Lorenz.

Ex oratore presso la Chemnitz University of Technology, specializzato in matematica finanziaria, ha dedicato la sua ricerca a vari argomenti relativi al mercato azionario come analisi tecnica, analisi intra-mercato e gestione del capitale.

L’approfondimento è a cura di TRADERS’ Magazine Italia

Quando ha iniziato a fare trading e come si è avvicinato all’analisi tecnica?

Nel 1990 iniziai a studiare il mercato azionario. Imparai presto che i fondi non facevano per me. Un fattore importante è stato il fatto che le notizie sul movimento del mercato azionario sono in ritardo. Ad esempio, il mercato si alza quando arrivano le buone notizie. Questo pensiero è logico. Se il mercato cade, le notizie sono già state inserite nei prezzi.

Quindi non si può sapere come si muoverà il mercato partendo da un messaggio positivo. L’analisi tecnica sembra essere più oggettiva. Ad esempio, si può acquistare se il mercato è oversold, come si può vedere con l’indice di forza relativa (RSI) o altri indicatori. In base a questo, si possono costruire sistemi di trading appropriati e possiamo controllare quali sono le performance.

Per me, era interessante che i sistemi più comuni puramente tecnici presentassero una curva di capitale in ascesa e più tardi in discesa con l’andare del tempo. A volte è relativo al fatto che ci si trovi in un mercato bull o in un mercato bear.

Come si è accorto dei cicli la prima volta?

Durante un soggiorno a New York nel 2000, stavo rovistando in una libreria e comprai tutti i libri sui cicli che riuscì a trovare. Più tardi mi resi conto che il mercato azionario in realtà si comporta ciclicamente e alcuni cicli hanno un tasso di successo sorprendentemente alto.

Cosa possono immaginarsi i trader in un ciclo singolo?

Un ciclo è uno schema ricorrente che definisce sé stesso sull’asse temporale. Questi cicli si trovano in quasi tutti i mercati e non posso commentare su stock singoli perché non li ho esaminati. Ad esempio, c’è il ben noto ciclo a 6 anni per l’oro (figura 1), dove ci si aspetta un mercato alto o basso ad intervalli fissi.

Tuttavia, ci sono anche cicli irregolari come il ciclo di Fibonacci nel rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni (figura 2), dove i segnali della sequenza numerica di Fibonacci diventano sempre più rari. L’idea di base del ciclo è che, nel frattempo, ci si può aspettare una continuazione del trend, mentre nei momenti dei segnali del ciclo, si formano dei massimi o dei minimi.

Oltre a tali obiettivi temporali ciclici ci possono anche essere dei punti di inizio di un trend dopo un movimento laterale. Tuttavia, non si dovrebbero considerare i cicli come affidabili in maniera assoluta, poiché nulla funziona in questo modo ed uno schema può scomparire nuovamente. A volte, quando se ne ha più bisogno, i cicli potrebbero non comparire. I mercati sono fatti così.

Come funzionano esattamente i cicli?

Facciamo un esempio lontano dal mercato azionario che tutti quanti conoscono, solo a titolo esemplificativo: immaginate al mare di guardare il movimento dell’alta e della bassa marea. A causa del movimento dei corpi celesti, non intercorrono sempre gli stessi intervalli di tempo fra l’alta marea e la bassa marea. Bisogna calcolare una certa tolleranza.

Qual è una stima ragionevole questa tolleranza?

L’obiettivo è quello di trovare un ciclo che minimizza la tolleranza. Il ciclo dell’oro da 6 anni mostra che ci sono dei massimi e dei minimi sui bordi sia a sinistra che a destra delle barre grigie, che sono esse stesse larghe 13 mesi. Questo ciclo non si può descrivere con maggior dettaglio.

Dall’altra parte, ci sono molti cicli nei grafici mensili che hanno una tolleranza di uno o due mesi. Prendete, ad esempio, i cicli di 9 anni e di 1 mese di ricavo dei Bond governativi statunitensi. Qui dovete garantire una tolleranza di due mesi e ricevete una hit rate del 100%. Gli obiettivi temporali di Fibonacci dei bond a 10 anni ricevono una tolleranza di cinque mesi (si veda l’anno 2006) per una hit rate del 100%, se si guardano massimi o minimi su termine più lungo. In generale, bisogna farsi la domanda di quanti mesi deve durare un massimo o un minimo per poterlo considerare come hit.

Se guardiamo solo i prezzi di chiusura degli schemi, ad esempio, uno schema triplo contrassegna un massimo se le prime e le ultime due barre hanno dei prezzi di chiusura più bassi rispetto alla terza. Più barre ha lo schema, maggiore è la qualità del ciclo e più lunghi saranno massimi e minimi.

Prima, accennavamo alle hit a lungo termine sugli obiettivi temporali di Fibonacci dei Bond 10 anni. Se si usano solo schemi a tre, una tolleranza di uno è sufficiente per ottenere una hit rate del 100%.

È necessario raggiungere una hit rate del 100% perché il ciclo sia significativo?

La hit rate può essere più bassa, laddove non si scenda al di sotto di un certo valore. Questo valore è determinato dalla frequenza di schemi del grafico. Ad esempio, si può determinare quanti schemi a tre (senza tolleranza, con tolleranza uno o con tolleranza due) compaiono in un grafico. Questa percentuale dovrebbe essere significativamente più bassa rispetto alla hit rate del ciclo. Se non è questo il caso, non si può più parlare di un ciclo, ma solo di caso fortuito!

Può spiegarlo con un esempio?

Prendiamo l’S&P 500. Un semplice schema a cinque punti ha una hit rate del 28%. Se ora io aumento la tolleranza ad uno, la hit rate aumenta a 66%. Con una tolleranza di due siamo già all’81%. Se ora conto un ciclo con tolleranza due, che ha una hit rate dell’80%, si tratta di una pura coincidenza e come segnale di trading è completamente inutile.

Questo sfortunatamente è il caso con molti cicli noti. Di solito mentiamo a noi stessi. Infatti, non è nulla più che rumore casuale che su un grafico, quando rappresentato appropriatamente, può dare la falsa impressione ai nostri occhi di essere un ciclo.

Come si possono usare i cicli per il trading? Dopotutto, anche con una tolleranza di uno, non si sa se c’è un segnale poco prima o se si dovrebbe aspettare un altro mese due.

Prendiamo nuovamente l’esempio del ciclo dell’oro. Per prima cosa, durante la fase di tolleranza del segnale, deve esserci un nuovo massimo o minimo nel corso del periodo di 12 mesi, come definito nel ciclo precedentemente descritto.

Se tale massimo o minimo si forma alla fine del mese, viene aperta la posizione corrispondente short (per un massimo) o long (per un minimo). Se il massimo o il minimo viene violato nuovamente, ciò significa uscita con perdita e nuovo tentativo. In casi sfavorevoli potrebbero essere necessari diversi tentativi per catturare un ciclo, e non sempre può generare dei profitti.

Lei usa gli stop nei suoi trade?

Lavoro soprattutto con dimensioni posizionali che siano adatte al mercato di riferimento e al mio conto di trading. Questa è la cosa più importante. Per quanto riguarda gli stop, ho delle linee guida per ogni mercato, su quanto devono essere distanti dall’ingresso. In passato, ad esempio, nell’S&P 500 era a soli tre punti di distanza, ma oggi hanno più senso cinque punti.


Massimi e minimi possono essere classificati in base a quanti giorni di prezzi più bassi o più alti li circondano prima e dopo il loro verificarsi. Quest’esempio dimostra uno schema a nove punti che ha quattro barre più alto a sinistra e a destra dei minimi e consiste perciò di nove candele. Più alto è il valore numerico dello schema, più significativo sarà il massimo o il minimo. La definizione può essere basata sui prezzi di chiusura, ma anche sui massimi o minimi.

È una distanza piccola. Con quali livelli temporali fa trading?

Il grafico mensile, per così dire, fornisce un’immagine generale su quando posso contare sui segnali. Tuttavia, per fare davvero trading, uso linee temporali più basse, come i grafici giornalieri e quelli a 5 minuti, per vedere se un trade si sviluppa in maniera sincrona con il ciclo.

Quante hit sono concretamente necessarie prima che si possa supporre che si è stabilito un ciclo?

Direi che a partire dal terzo punto sia una conferma e si può supporre la presenza di un ciclo. Il primo punto dopo un massimo o un minimo distinto determina l’inizio del ciclo, il secondo determina la sua regolarità (stessi intervalli temporali o sequenze regolari) ed il terzo fornisce una prima conferma. Naturalmente, più hit sono presenti, migliore potrebbe essere il quarto segnale.

Se si fa trading su un ciclo a 6 anni come l’oro, la posizione viene trattenuta per tutto quel tempo?

Il periodo di trattenuta non ha nulla a che vedere con la lunghezza del ciclo. Può sempre formare massimi e minimi nel frattempo. Per poter gestire una posizione aperta, bisogna perciò considerare delle regole tecniche valide su come procedere in ciascun singolo scenario.

In caso negativo, ci sarà una perdita dopo uno o pochi mesi; in caso positivo, il trade potrebbe rimanere in esecuzione per qualche anno. Naturalmente si possono usare cicli solo come informazioni aggiuntive, se, ad esempio, viene fornita per qualche altro motivo un’entrata o uscita in un mercato. Con un ciclo, si possono poi temporeggiare questi trade un po’ meglio.

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