Dazi e geopolitica potrebbero rallentare il rally delle azioni europee durante l’estate, secondo gli strateghi di Wall Street e dell’area euro. Per poi riprendere a fine estate e continuare sino a Natale.
Sto continuamente leggendo report sullo scenario dei mercati per la seconda metà del 2025. E debbo dire che il clima di incertezza grava soprattutto per il breve termine sulle azioni europee. Ma non per il medio termine, che ha una prospettiva più benigna per le azioni dello EuroStoxx600.
L’indice Stoxx Europe 600 dovrebbe chiudere l’anno intorno ai 557 punti, secondo la media di 19 strateghi intervistati da Bloomberg. Ciò implica un ulteriore avanzamento del 3% rispetto alla chiusura di mercoledì, garantendo agli investitori rendimenti annuali di circa il 10%. Molto meglio di quelli dell’SP500.
La politica monetaria più accomodante dell’Europa e l’aumento della spesa pubblica dovrebbero dare alle azioni della regione lo slancio necessario per superare i rischi derivanti dai dazi e dall’aumento delle tensioni internazionali.
Non c’è dubbio che I mercati azionari europei sono stati notevolmente resilienti, nonostante molti rischi. Mentre il Dow Jones da inizio anno realizza un -0.9% il DAX rende un 17%, mentre l’SP500 performa un +1,7% la borsa italiana realizza un +15% e l’IBEX un +20 (dati al 20 giugno). Vedi grafico Bloomberg sottostante.
INDICE DAX (LINEA BIANCA) E DOW JONES (LINEA GIALLA) A CONFRONTO DAL 1.1.2025 AL 20.6.2025
FONTE: BLOOMBERG
Tuttavia Le azioni europee hanno registrato movimenti moderati da metà maggio, dopo una ripresa a V che ha cancellato tutte le perdite innescate dagli annunci sui dazi statunitensi di inizio aprile. Le ultime settimane si sono rivelate più volatili, poiché le tensioni in Medio Oriente si sono intensificate e hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Lo Stoxx Europe 600 è in calo dell’1% questo mese, con i titoli energetici e le utility gli unici settori in verde.
Credo che Molti investitori stanno aspettando la fine della tregua sui dazi statunitensi il 9 luglio per avere maggiore visibilità dell’orizzonte futuro dei mercati azionari.
La maggior parte degli strateghi e gestori americani ha dovuto inseguire il rally in Europa man mano che le prospettive di crescita e di politica monetaria BCE si illuminavano in maniera più chiara, aggiornando i cauti obiettivi di prezzo che avevano fissato a gennaio. Le sfide al cosiddetto eccezionalismo statunitense nelle azioni, il carattere bizzarro del presidente Trump, il miglioramento delle prospettive economiche europee, nonché un ampio differenziale dei tassi di interesse hanno alimentato le scommesse sulla regione europea.
Il sentimento positivo è evidente anche tra gli investitori europei ed asiatici. L’indagine sui gestori di fondi di Bank of America condotta questo mese prima dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente ha mostrato che un netto 34% degli investitori europei si aspetta un aumento dei prezzi delle azioni nell’area euro nei prossimi mesi. Sebbene ciò sia sostanzialmente invariato rispetto a maggio, la percentuale netta che si aspetta guadagni nei prossimi 12 mesi è rimbalzata al massimo livello già raggiunto a febbraio del 75%.
Su base relativa, gli asset manager sono sempre più ottimisti sull’Europa. Un 38% dei gestori di portafoglio nell’indagine di BofA ha dichiarato di essere sovrappesato sulle azioni europee rispetto ai livelli di riferimento dei loro fondi, un livello vicino a un massimo di quattro anni. Parallelamente, il 36% ha dichiarato di essere sottopeso sulle azioni statunitensi, quasi il massimo in due anni. Sebbene gli investitori non abbiano perso di vista i rischi posti dai dazi commerciali, stanno diventando più ottimisti sull’economia europea, il che si rifletterà sui profitti aziendali dell’area euro, ha mostrato l’indagine.
La mia opinione è che il tema della diversificazione a favore dell’area euro e a sfavore dell’area dollaro abbia ancora molta strada da fare.
Le azioni europee hanno sovraperformato quelle statunitensi quest’anno, anche se il divario si sta riducendo nelle ultime 3 settimane. Il rinnovato appetito per le megacap tecnologiche americane, i potenziali tagli fiscali e l’ottimismo sui negoziati commerciali hanno aiutato l’S&P 500 a cancellare le sue perdite per il 2025. Al 20 giugno siamo a +1,70% YTD.
Tuttavia, per gli strateghi di Deutsche Bank guidati da Maximilian Uleer, che sono stati costantemente rialzisti sulle prospettive per lo Stoxx 600, i dazi saranno un onere maggiore per le aziende statunitensi rispetto alle loro controparti europee. Lo slancio degli utili e le valutazioni sono più favorevoli in Europa, mentre l’incertezza politica rimane un problema maggiore. Le prospettive per la politica fiscale e i tassi di interesse favoriscono anche l’Europa, mentre un potenziale cessate il fuoco tra Ucraina e Russia sarebbe un ulteriore stimolo.
Una volta che avremo maggiore chiarezza sui dazi statunitensi, sul ’One Big Beautiful Bill’ in discussione al congresso USA sul bilancio e sul pacchetto fiscale, nonché sulle decissioni di spesa militare della Germania e sulla spesa militare NATO, i mercati europei potrebbero iniziare a salire di nuovo a fine estate. Se nel breve termine dobbiamo aspettarci una correzione estiva, nel medio termine, cioè dopo l’estate, le azioni europee potrebbero iniziare a sovraperformare di nuovo le azioni statunitensi.
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